Alzheimer, il mix di frutta e verdura che protegge dal rischio

La regolare assunzione di alimenti che contengono flavonoli è associata a una riduzione del rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Flavonoli: ricordate questo nome, e magari consumate regolarmente alimenti che li contengono. Questa semplice misura, che si traduce in un’assunzione regolare di frutta e verdura insieme a qualche tazza di tè senza concentrare l’attenzione su un unico alimento, è risultata associata (quindi non esiste un sicuro rapporto causale) alla riduzione del rischio futuro di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Non si tratta, sia chiaro, di una certezza. Ma l’ipotesi viene dalla scienza, sia pure se su numeri che non consentono di trarre conclusioni definitive ma solo di offrire interessanti suggestioni. E va tenuta in considerazione.

Lo studio americano

A puntare l’assunzione sui flavonoli, composti antiossidanti che fanno parte della categoria più ampia dei flavonoidi, è una ricerca pubblicata su Neurology e condotta dall’equipe di Thomas M. Holland, dell’Università Rush di Chicago.

L’indagine ha preso in esame più di 920 persone di 81 anni, che non avevano alcun segno della malattia neurodegenerativa. I partecipanti allo studio hanno compilato un questionario sulle loro abitudini alimentari, oltre che su altre abitudini che possono in qualche modo aiutare a prevenire il decadimento cerebrale, come una regolare attività fisica, la compagnia di altre persone e il mantenimento di una valida capacità intellettuale.

Tutti i soggetti sono stati seguiti mediamente per sei anni e durante questo periodo sono state identificate 220 persone che hanno sviluppato la malattia di Alzheimer. Tutti i partecipanti alla ricerca, nel frattempo, sono stati suddivisi in gruppi, in base all’introito di milligrammi di flavonoli. Nel gruppo più basso il consumo di flavonoli è stato di circa 5,3 milligrammi al giorno, mentre nel più elevato la media era di circa il triplo.

Ebbene, nel gruppo che assumeva una quantità maggiore di flavonoli il rischio di sviluppare la demenza è stato del 48 per cento più basso rispetto a quanto si è osservato nel gruppo a minimo introito di flavonoli, ovviamente considerando anche come fattore discriminante nella valutazione la presenza di predisposizione genetica, le abitudini di vita più o meno buone e altri elementi legati allo stile di vita.

In pratica, solo il 15 per cento di quanti consumavano regolarmente cibi ricchi di flavonoli ha sviluppato la malattia nel periodo di osservazione contro il 30 per cento osservato nella popolazione a basso introito di flavonoli.

Frutta e verdura che contengono i flavonoli

I flavonoli sono sostanze presenti nei pigmenti delle piante e già da tempo sono sotto l’occhio degli scienziati per le loro qualità in termini di benessere.

In particolare, nella ricerca i vegetali contenenti questi composti sono stati suddivisi in quattro gruppi, in base alla loro caratteristica principale. Sono stati considerati quelli come l’Isoramnetina, contenuta in particolare nell’olio d’oliva, nella salsa di pomodoro, nelle pere e nel vino, come il Kaempferolo, presente soprattutto nel cavolo riccio, nei fagioli, nei broccoli, negli spinaci e nel , come la Miricetina, di cui sono ricchi cavolo, arance e pomodori, come la Quercetina, contenuta ancora nel cavolo, nelle mele, nel tè e nei pomodori.

Ovviamente, in termini di frutta e verdura, il consiglio è di consumare regolarmente dalle 3 alle 5 porzioni di vegetali al giorno. Ma non bisogna dimenticare che nella popolazione studiata chi assumeva più spesso (da sue dichiarazioni) flavonoli del tipo del Kaempferolo ha mostrato un rischio più basso di sviluppare la malattia neurodegenerativa in tarda età, sempre in confronto agli altri flavonoli considerati.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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