Allergie e intolleranze: che differenza c’è e come curarle

Allergie e intolleranze sono due cose diverse: ecco come riconoscerle e curarle

Allergie

Fonte: istock

Che differenza c’è fra allergie e intolleranze? Bisogna distinguere tra deficit enzimatici, intolleranze e allergie. Nel primo caso, all’individuo manca un determinato enzima per digerire certi alimenti. È il caso di chi, per esempio, non possiede l’enzima lattasi e non è in grado quindi di digerire il lattosio. Queste persone vengono definite comunemente “intolleranti al lattosio”, ma la definizione non è corretta: un conto è non avere l’enzima per digerire, altra cosa è essere sensibili a una sostanza. Nel primo caso, la mancanza dell’enzima non rende superabile la situazione, se non eliminando gli alimenti che necessitano di quell’enzima per essere digeriti.

Nelle intolleranze, invece, il problema è l’accumulo di una sostanza nell’organismo, conseguente a un suo consumo eccessivo, e si può superare con una dieta mirata, a seguito della quale si può tornare a consumare l’alimento “incriminato”. Altro caso ancora è l’allergia, dove anche una piccolissima porzione di cibo provoca una reazione istantanea dell’organismo. Nel caso delle intolleranze, non è la singola dose, ma la quantità accumulata nel tempo a scatenare i disturbi, per questo si definiscono anche “allergie ritardate”, al contrario delle “vere” allergie, anche dette “allergie immediate”.

Cosa dovrebbe farci sospettare di soffrire di un’intolleranza alimentare? Alla base di qualunque intolleranza c’è uno stato infiammatorio che può colpire diverse aree: l’apparato respiratorio (rinite allergica, asma da sforzo, asma da polline), quello gastrointestinale (gonfiori, meteorismo, diarrea o stipsi, gastriti, ulcere), quello muscolare (stanchezza diffusa e cronica), le articolazioni (artrite reumatoide, problemi alle ossa) e la pelle (pruriti, dermatiti, arrossamenti). Altri sintomi tipici sono l’emicrania, e, come detto, il sovrappeso.

Intolleranze e allergie: come prevenirle e curarle?

In Italia sicuramente le intolleranze al glutine (da non confondere con la celiachia, caso di deficit enzimatico acquisito), ai latticini e ai lieviti. Non a caso, sono anche gli alimenti che consumiamo di più! In Giappone, per esempio, le intolleranze più diffuse sono quelle al riso e alla soia. Questo non fa altro che confermare che il problema di fondo è che mettiamo in tavola sempre le stesse cose. L’unica prevenzione possibile è la varietà della dieta, quindi non solo frumento e riso (che comunque si dovrebbero scegliere integrali) ma anche quinoa, grano saraceno, segale, orzo, mais, miglio. Dovremmo poi consumare più legumi e variare anche le qualità di semi oleosi: noci, nocciole, mandorle, noci pecan, semi di girasole, noci del Brasile e arachidi. Cambiare molto ci tiene lontani dall’accumulo, e ne potremo trarre anche un immediato beneficio in termini di energia.

Con una dieta di rotazione: si inizia con 5 giorni a settimana “puliti” e 2 giorni “liberi”, di solito la domenica e il mercoledì. Se l’intolleranza è a uno stadio grave, anche nel giorno libero l’alimento sarà introdotto solo in minime quantità per poi aumentare gradualmente nel tempo. I giorni puliti devono essere realmente tali. Quindi, per fare un esempio, nel caso di un’intolleranza al lattosio bisogna eliminare non solo latte e derivati, ma anche tutti quei prodotti che ne contengono, come il prosciutto cotto o certi panini da supermercato. In questa maniera, il corpo respira un po’ e lentamente la situazione andrà a riequilibrarsi. L’obiettivo è una reintroduzione graduale, poiché non stiamo parlando di cibi malsani di per sé, e non dovrebbero essere quindi eliminati del tutto.

Allergie e intolleranze: che differenza c’è e come curarle