Allergia al nichel: cos’è, come si cura e cosa mangiare

Cos’è l’allergia al nichel, come si può curare e cosa mangiare per tenerla sotto controllo. Con il parere dell’esperto

Serena Allevi Editor specializzata in Salute & Benessere Da sempre innamorata della scrittura e dei libri, lavora come editor e copywriter da circa vent’anni nel mondo del benessere a tutto tondo.

Sono in molti a dichiarare di soffrire di intolleranza al nichel. In realtà si tratta di una vera e propria allergia, certamente diffusa proprio perché questo metallo è presente in moltissimi oggetti di uso quotidiano, nei prodotti per l’igiene della persona e della casa, e anche in numerosi cibi. Spesso la sua presenza è insospettabile.

Abbiamo quindi chiesto al Dott. Franco Borghesan, allergologo, come si manifesta l’allergia al nichel, dove si trova questo metallo e come intervenire.

Allergia o intolleranza?

«Innanzitutto non si può parlare di intolleranza al nichel ma di vera e propria allergia a questo metallo» precisa il dottor Borghesan.

La differenza risiede proprio nel tipo di risposta dell’organismo, nel momento in cui entra in contatto con un oggetto, un prodotto o un cibo contenente nichel. «Si parla di allergia proprio perché la reazione sottende un meccanismo immunologico dimostrabile» spiega l’esperto.

Dove si trova il nichel

«Il nichel è un metallo ubiquitario in natura. Si trova, infatti, in molti oggetti metallici di uso quotidiano: ganci, fibbie, bottoni, orologi, montature, bigiotteria, forbici, monete ma anche cosmetici e detergenti» spiega l’esperto.

È dunque necessario fare molta attenzione alla composizione di oggetti che utilizziamo quotidianamente così come ai prodotti per la detersione della casa e per l’igiene della persona. Questi ultimi vanno scelti e acquistati tenendo presenti le certificazioni apposite (nichel-free e nichel tested).

Inoltre, va considerato che nel 2020 l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha stabilito una dose giornaliera di nichel definita accettabile o tollerabile pari a 13 microgrammi per kg di peso corporeo al giorno.

Sintomi

Passiamo ora ad analizzare i segnali ovvero la sintomatologia che può far pensare alla presenza di un’allergia al nichel.

«Il sintomo più comune è la dermatite da contatto che si manifesta con eritema, microvescicolazione e prurito nelle zone della cute a contatto del metallo» spiega il dottor Borghesan.

Diagnosi

«La diagnosi è clinica e viene poi confermata dall’applicazione di PATCH test, ovvero test epicutanei a lettura ritardata a 48 e a 96 ore» continua l’esperto. Nello specifico, vengono applicati dei cerotti (in inglese patch) su cui sono presenti le sostanze sospettate di essere responsabili della dermatite da contatto. Trascorso un determinato lasso di tempo, i patch vengono quindi rimossi per verificare l’eventuale presenza di arrossamento, prurito o vescicole sulla pelle che era a contatto con i cerotti.

È dunque molto importante recarsi dal medico curante alla comparsa dei sintomi. In questo modo si potrà essere indirizzati allo specialista ed eseguire così gli esami diagnostici indicati.

Cura e trattamento

«L’allergia al nichel si cura evitando il contatto con prodotti contenenti nichel e usando prodotti nichel free» spiega il Dott. Borghesan.

L’allergia al nichel si può dunque “curare” prendendo le giuste precauzioni. In questo senso, i brand e le varie aziende produttrici stanno facendo passi da gigante. Infatti, proprio per tutelare chi è allergico a questo metallo, esistono certificazioni volontarie specifiche. È quindi possibile scegliere solo prodotti nichel free in tutta sicurezza.

Per quanto riguarda il settore alimentare, per esempio, esistono certificazioni che garantiscono l’assenza di nichel al di sopra della soglia di 0,01 mg/kg. C’è da considerare che oggi sono sempre più numerosi sul mercato anche i prodotti “nichel tested”. C’è differenza tra nichel-free e nichel-tested: nel primo caso, il prodotto risulta privo di nichel agli esami di laboratorio; nel secondo, invece, sul prodotto viene eseguito un test che misura i livelli di nichel attestando che il contenuto è inferiore ad una certa quantità.

Cosa mangiare e quali cibi evitare

Nell’allergia al nichel è coinvolta anche l’alimentazione. In numerose varietà di alimenti, infatti, è presente il metallo incriminato. Anche in quelli più insospettabili, proprio perché si tratta di un metallo diffusissimo.

«Esiste (il caso è molto più raro) una sindrome sistemica da nichel che si può manifestare sia con riaccensione della dermatite nelle sedi precedentemente interessate pur in assenza di contatto con metalli, sia con sintomi intestinali tipo pirosi (ndr. sensazione di bruciore) e talvolta diarrea» spiega il Dott. Borghesan.

Abbiamo chiesto all’esperto quali cibi potrebbero rappresentare, in tal senso, un rischio.

«I cibi che contengono nichel sono soprattutto i pomodori e le nocciole, ma questo metallo può essere presente in molti altri alimenti vegetali come funghi, asparagi, piselli, fagioli, cipolle, pere e cavoli. Ma non solo, possiamo trovare nichel anche sulla farina integrale, sul cacao e su ostriche, aringhe o altri cibi conservati in scatole di metallo» conclude l’esperto.

Vi sono, poi, alcuni accorgimenti che è bene seguire per evitare di entrare in contatto con il nichel. Per esempio, fare attenzione agli integratori alimentari. Molti di questi, infatti, contengono diverse percentuali di nichel. Un’altra accortezza riguarda le modalità di cottura dei cibi: no a padelle, pentole, utensili e posate che contengano nichel e sempre meglio evitare la cottura al cartoccio. Infine, attenzione alle sigarette!

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