Alimentazione in estate, i cinque consigli per la salute e l’ambiente

Cosa mangiare in estate? Cinque consigli per una dieta sana e che fa bene all'ambiente

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Nutrirsi bene è importante. E bisogna fare attenzione alle abitudini sbagliate, che spesso non si associano ad un valido stato di benessere e addirittura possono risultare nocive per il mondo che ci circonda. Per questo, oltre a ricordare quanto è importante il controllo del peso corporeo ed un valido supporto al metabolismo, si dovrebbe avere presente che certi atteggiamenti, magari anche alla moda, non hanno un significato particolare.

A ricordarlo sono gli esperti dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), che ha aggiornato in collaborazione con Slow Medicine le cinque raccomandazioni sull’alimentazione rivolte alla popolazione e ai professionisti, in cui vengono identificate le pratiche scorrette, e allo stesso tempo più diffuse, associate alla nutrizione, prive di benefici per la salute. L’iniziativa culturale fa parte della campagna “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” promossa in Italia dall’associazione di professionisti e cittadini Slow Medicine per una cura sobria, rispettosa e giusta.

Digiuni, astinenza e diagnosi dei comportamenti solo su indicazione del medico

La prima segnalazione è molto semplice. Non bisogna puntare sul “fai da tee” quando si decide di eliminare un determinato cibo o un gruppo di alimenti. Si tratta di approcci nutrizionali specifici per determinate patologie e solo il medico li può consigliare. Gli esperti ricordano come gli esempi siano molti e diffusi: le diete che escludono determinati alimenti (carboidrati, glutine, grassi, lattosio, proteine animali, ecc), approcci dietetici basati su presunte intolleranze alimentari (non diagnosticate da metodiche scientificamente validate), o gruppi sanguigni, o diete paleolitiche o digiuni intermittenti o continuativi.

Questi approcci dietetici possono provocare danni alla salute e carenze nutrizionali e non risolvono il problema dell’obesità, ma anzi favoriscono disturbi alimentari. Il consiglio è di rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista del settore. Per questo occorre evitare di rivolgersi a professionisti non esperti nella diagnosi e cura dei disturbi alimentari, solo team specializzati o sanitari competenti afferenti a diverse discipline possono prendere in carico con modalità multidisciplinare queste gravi patologie.

I nutrizionisti dell’ADI ricordano che queste patologie possono intaccare la salute psichica e fisica della persona, alterandone la sfera sociale e relazionale. I comportamenti alimentari anomali più frequenti in queste malattie sono: la restrizione alimentare (ridurre drasticamente l’alimentazione, come nell’anoressia nervosa); l’abbuffata (come nel disturbo da alimentazione incontrollata) e l’utilizzo di pratiche per compensare le calorie assunte, come il vomito autoindotto, l’abuso di farmaci e l’eccessivo esercizio fisico (come nella bulimia nervosa).

La giusta attenzione agli altri e al mondo  

Oltre a sconsigliare un uso estensivo e indiscriminato di integratori vitaminici e minerali come fattori preventivi delle neoplasie e della patologia cardiovascolare, gli esperti ricordano che la vera prevenzione efficace è quella rappresentata dalle corrette abitudini di vita: sana alimentazione, attività fisica, astensione dal fumo e limitazione dell’uso di alcolici. Altro punto importante: non bisogna colpevolizzare chi è obeso, a qualsiasi età. L’ultima “regola” ricorda di non seguire regimi dietetici ad impronta occidentale con elevato impatto ambientale. Solo modelli alimentari salutari come, ad esempio, la dieta mediterranea possono garantire la salute fisica degli individui e del pianeta.

La raccomandazione riguarda l’impatto dei modelli alimentari non solo sulla nostra salute, ma anche su quella dell’ambiente. Il cibo ha infatti un peso sulle risorse ambientali, in termini di consumo di acqua, suolo, energia, oltre che di produzione di gas, acidificazione ed eutrofizzazione. Le “diete occidentali” (ricche di alimenti raffinati, grassi animali, zuccheri e povere di fibra) sono quelle che comportano il maggior peso ambientale, oltre ad essere quelle che favoriscono la comparsa di malattie metaboliche, cardiovascolari, oncologiche.

Viceversa, “diete salutari” (a prevalente base vegetale – cereali integrali, legumi, verdure, frutta – con buon contenuto di pescato, apporti moderati di carni – preferendo quelle bianche alle rosse – e con grassi vegetali) hanno il vantaggio di essere protettive per la salute degli individui e maggiormente rispettose delle risorse impiegate per la produzione degli alimenti da consumare. Riducendo il consumo di carne e aumentando quello di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e pesce apportiamo dunque importanti benefici sia alla nostra salute sia a quella del pianeta.

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