AIDS, bufale e miti da sfatare

Dal contagio tramite una stretta di mano alle persone a rischio: ecco le bufale e i miti da sfatare sull'AIDS

Nel mondo ci sono ancora milioni di persone malate di AIDS e, nonostante la malattia sia conosciuta da tempo, è spesso circondata dall’ignoranza.

Intorno all’AIDS esistono moltissime bufale e miti difficili da sfatare, soprattutto perché frutto di una scarsa conoscenza di questa patologia. Proviamo a fare un po’ di chiarezza e a capire di cosa stiamo parlando.

AIDS e HIV non sono la stessa cosa – L’HIV è un virus che aggredisce il nostro sistema immunitario azzerando la sua capacità di contrastare le infezioni. Non tutte le persone sieropositive, ossia che hanno l’HIV, sviluppano l’AIDS (la sindrome di immunodeficienza acquisita). Grazie ad una diagnosi tempestiva e seguendo la giusta terapia si può rimanere anche per tutta la vita portatori del virus.

L’AIDS non è un problema che riguarda solo gli omosessuali – Questo è un altro mito nato soprattutto nei primi anni in cui venne scoperta la malattia. Sono infatti a rischio tutti coloro che scelgono deliberatamente di non utilizzare il preservativo, quindi anche le persone che sono eterosessuali. L’AIDS colpisce tutti, senza discriminazioni riguardo l’orientamento sessuale, l’etnia e l’età.

L’AIDS non si contrae semplicemente con una stretta di mano – Molte persone sono ancora convinte che frequentare una persona malata di AIDS porti ad un rischio altissimo di contagio, anche solo con una stretta di mano. Il virus non si trasmette con abbracci, baci o abbracci e nemmeno mangiando nello stesso piatto oppure usando lo stesso bagno di una persona affetta dalla patologia. L’unico metodo di contagio è il sangue e un rapporto sessuale. Nemmeno il sudore o la saliva possono trasportare il virus da un corpo all’altro.

Se contrai l’HIV non sei destinato a morire prematuramente – Erano gli anni Ottanta quando la malattia venne scoperta per la prima volta. Da allora la scienza ha fatto moltissimi passi avanti e oggi chi contrae il virus ha buone aspettative di vita, seguendo le terapie antiretrovirali. Uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, ad esempio, ha dimostrato che un paziente di 20 anni che scopre di aver contratto l’HIV e sceglie di iniziare a curarsi subito, può vivere sino a 78 anni, quindi almeno quanto i suoi coetanei.

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