Ageusia e anosmia, il diabete può cambiare gusto e olfatto

La perdita o il calo di gusto e olfatto potrebbe essere legata al diabete di tipo 2: uno studio italiano mostra le possibili connessioni

Federico Mereta Giornalista Scientifico

In questi giorni si parla spesso di ageusia e anosmia, visto che si tratta di segni che possono accompagnarsi all’infezione da virus Sars-CoV-2, responsabile di Covid-19. Ma il virus non è l’unico fattore potenzialmente in grado di collegarsi a perdita o calo di gusto e/o olfatto, visto che esistono diverse malattie che, con meccanismi vari, possono influire sulla genesi del quadro.

Ora, in questa dinamica, arriva anche uno studio italiano che pare indicare come anche in chi soffre di diabete di tipo 2, quello che compare in età adulta, potrebbero manifestarsi quadri di questo tipo. Visto il ruolo dell’alimentazione e delle abitudini che conducono al sovrappeso nella genesi della patologia, si tratta di un’informazione estremamente significativa, che va ulteriormente esplorata.

Sotto osservazione il gusto salato e gli odori

La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell’Irccs “Burlo Garofolo” di Trieste che comprende pediatri e genetisti e che è stato recentemente pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases.

“Per testare le capacità gustative dei soggetti partecipanti allo studio, – spiega Antonietta Robino – sono state utilizzate delle strisce di carta imbevute con diversi composti dal gusto salato, dolce, acido e amaro. La funzione olfattiva è stata invece valutata utilizzando un test standard (Sniffin Sticks test) che consiste di dodici diversi pennarelli ciascuno con un diverso odore. I partecipanti, annusandoli, hanno indicato l’odore percepito tra quattro possibili scelte”.

Cosa emerge dall’indagine?  Un’alta percentuale di persone con diabete di tipo 2, rispetto al gruppo di controllo sano, ha mostrato un’alterazione nell’identificazione del gusto salato e degli odori. Ma non basta: nel 65% dei pazienti diabetici che soffrono di ipertensione, è emersa una significativa alterazione dell’olfatto. Inoltre, sono stati riscontrati disturbi nel riconoscimento sia del gusto, sia dell’olfatto nei pazienti con elevato livello di glicemia a digiuno.

“Non sappiamo ancora se la perdita della capacità di gusto e olfatto – spiega Eulalia Catamo – sia causa della malattia, o se ne sia una conseguenza. Le alterazioni sensoriali osservate, infatti, influenzando presumibilmente il comportamento alimentare dei pazienti diabetici, potrebbero spiegare la presenza di patologie quali obesità e ipertensione, in essi frequentemente osservati”.

Necessarie ulteriori indagini

“Per accertare la reale connessione tra diabete e alterazione sensoriale – conclude Gianluca Tornese – stiamo studiando un altro modello, quello del diabete di tipo 1 nei bambini. In questo caso il livello di glicemia è alto come nel diabete di tipo 2, ma la causa non è legata a sovrappeso o cattiva alimentazione. Inoltre, nei bambini che utilizzano solamente insulina per controllare il diabete, sono assenti le complicanze e non vengono utilizzati altri farmaci, come negli adulti, che possono interferire nelle percezioni sensoriali: il modello è quindi più puro e privo di fattori confondenti. Anche in questo studio abbiamo evidenziato differenze nella percezione del gusto tra pazienti diabetici e sani, indice del fatto che la connessione tra diabete e alterazione sensoriale è qualcosa di reale”.

La presenza di alterazioni sensoriali nei soggetti diabetici allarga lo spettro di segni e sintomi tipici di questa patologia e apre nuove prospettive su un loro utilizzo come possibili biomarcatori anche se ulteriori studi sono necessari per comprendere il momento di insorgenza delle alterazioni sensoriali, le relative cause e la loro eventuale influenza sulle scelte alimentari dei diabetici

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