Abbuffate di Pasqua, attenzione a mal di testa da alimenti e alcol

Per prevenire mal di testa e digestione difficile, è bene evitare pranzi abbondanti e non esagerare col vino. Ecco come comportarsi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

È una Pasqua diversa. Il Sars-Cov2-19 non permette di riunire tutta la famiglia, non andiamo in vacanza, siamo a casa. Ma questo non significa che il pranzo pasquale, nel rispetto della tradizione, non sia ricco e con diverse portate, da scegliere in base alla tradizione di ogni regione d’Italia.

Per chi è particolarmente sensibile alle “abbuffate” e soffre di digestione lenta e acidità di stomaco, ovviamente la raccomandazione è di non esagerare con i cibi. Ma non bisogna dimenticare che a volte il pranzo pasquale ci può lasciare anche in preda a un mal di testa legato all’assunzione di alimenti oltre che di quantità elevate di alcolici.

Come si manifesta la cefalea da cibo

Questo tipo di mal di testa quasi sempre non è molto forte, ma si comporta come un vero e proprio “casco” che sembra schiacciare il cranio, oltre ad essere pulsante. È più portato a svilupparlo chi presenta problemi di dispepsia, ovvero di tutti quei disturbi che, a partire dalla digestione lenta per giungere fino al meteorismo, attanagliano lo stomaco.

I fastidi sono particolarmente frequenti in questo periodo, anche per i mutamenti di abitudini e soprattutto per le ansie e lo stress indotte dal distanziamento sociale e dal timore legato all’infezione da Sars-Cov2-19.

Il dolore, come detto, è quasi sempre diffuso, ma si esacerba nella parte posteriore del cranio e in genere si presenta quando si affatica lo stomaco. In alcuni casi il mal di testa arriva entro tre ore dall’assunzione di alcuni cibi. Ma ecco, in sintesi, i nemici cui prestare attenzione.

Partiamo dall’alcol, che provoca vasodilatazione, cioè l’allargamento dei vasi sanguigni: in chi è soggetto a questo meccanismo l’azione dell’alcol, che ovviamente si amplifica anche in base alle quantità assunte ed alla complessità del processo digestivo, può davvero rappresentare un problema e mal di testa.

Non bisogna poi dimenticare che nel vino rosso può essere presente anche feniletilamina, sostanza che peraltro si concentra anche nei formaggi molto stagionati e fermentati: nei soggetti particolarmente sensibili all’azione di questo composto, la comparsa della cefalea può diventare un problema.

Inoltre non bisogna dimenticare che esiste un altro composto in grado di scatenare cefalea nei soggetti predisposti. Si chiama tiramina ed è presente soprattutto in banane, fegatini di pollo, yogurt, fagioli formaggi stagionati e frutta secca in persone predisposte possono scatenare i fastidi.

Ultimo aspetto da non dimenticare: le amine che aprono la strada al dolore possono anche essere presenti in cibi “insospettabili”, che magari vengono assunti proprio durante i pasti più “ricercati”. Volete un esempio? Lamponi ed avocado. Non dimenticate poi che gli “effetti” degli alimenti sul mal di testa possono non essere immediati. In alcuni casi, infatti le persone sensibili vedono comparire la cefalea anche da distanza di 10-12 ore dall’assunzione del cibo responsabile del dolore.

Come comportarsi

Chi si trova in queste condizioni e sa che i pranzi ampiamente “bagnati” di alcolici e di cibi potenzialmente in grado di scatenare cefalea deve puntare su un unico arma: la prevenzione. Magari si rinuncia a qualche piacere della tavola, ma si evitano ripercussioni che possono mettere in difficoltà il nostro benessere per ore. Quando il disturbo è solo occasionale, poi per affrontare la cefalea va benissimo il classico antidolorifico. Ma se compare spesso, meglio parlarne con il medico anche per avere precise istruzioni su ciò che conviene eliminare, o almeno ridurre, nel piatto.

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