La violenza di genere passa anche per il controllo economico

L'educazione finanziaria è fondamentale per prevenire l'ennesima violenza di genere ai danni delle donne

La violenza di genere è fatta di tante forme trasversali, più o meno visibili e subdole, che ogni giorno logorano e consumano l’anima e il cuore di tutte le donne che ne sono vittime. Grazie alle attività, alla divulgazione e alla sensibilizzazione, tutte queste manifestazioni invisibili sono passate sotto i riflettori della cronaca e delle associazioni.

Tra queste anche quella che riguarda il controllo del patrimonio economico da parte degli uomini. Che la libertà e l’indipendenza, passino anche per i soldi, questo è un dato di fatto: il 17% delle donne che lavorano, nel nostro Paese, non hanno un conto in banca. Situazione ancora più drastica nel sud Italia dove, sempre meno, le protagoniste dell’universo femminile non sono autonome economicamente e dipendono, quindi, totalmente dal loro partner.

E anche qualora ci fosse questa indipendenza salariale ecco che, la retorica del potere in mano al maschio alfa, prende il sopravvento. Un retaggio culturale perverso e stantio che si ripercuote inevitabilmente sui nostri giorni: è l’uomo a dover gestire le economie della casa, il patrimonio e i soldi in banca.

Ed è così che la diseguaglianza di genere continua e prospera, attraverso forme di violenza subdole e striscianti che si insinuano attraverso la disoccupazione e l’insicurezza economica che ancora una volta colpisce soprattutto le donne. Così, attraverso atti di gestione e monitoraggio totalitario, tutte le risorse sono gestite dagli uomini attraverso un ricatto morale pericolosissimo.

Un abuso in tutti i sensi che, però, passa per i soldi. La violenza economica è riconosciuta come tale nell’articolo 3 della Convenzione di Istanbul, citata all’interno di quella che è la violenza domestica, assieme a quelle fisiche, sessuali e psicologiche.

Ma anche in questo caso i problemi sorgono, non solo nel riconoscimento e nella dimostrabilità dell’abuso economico, ma anche per la vergogna, delle stesse donne, che non riescono a denunciare. La violenza economica è infatti sempre accompagnata da forme di abuso psicologico ai danni delle vittime che sprofondano, giorno dopo giorno, in una spirale di sfiducia e insicurezza che le lega sempre di più al partner. La Rete nazionale per porre fine alla violenza domestica (NNEDV) statunitense, inoltre, ha affermato che quasi l’80% delle donne non riconoscono di essere vittime di un abuso finanziario.

La situazione è tutt’altro che incoraggiante, tuttavia il Consiglio d’Europa ha riconosciuto nella Convenzione di Istanbul un primo passo verso la consapevolezza, invitando i governi a fare di più contro la violenza di genere. In Italia, grazie all’approvazione della legge 69 del 19 luglio 2019, le vittime di violenza domestica e di genere hanno trovato una sorta di tutela. Resta all’ombra di tutto, però, l’abuso economico.

Ecco che allora l’educazione finanziaria diventa strumento per prevenire e combattere la violenza di genere. Solo con la consapevolezza, infatti, si può uscire da tutti quegli abusi, o di evitare di entrarci, in attesa di maggiori tutele legali.

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La violenza di genere passa anche per il controllo economico