Vaginismo e solitudine: liberare la vagina da ogni tabù

Mettiamo a disposizione le nostre esperienze personali e condividiamole con gli altri affinché se ne parli. Con le amiche, con il partner, con gli esperti

La consapevolezza che le donne hanno di loro stesse, della loro forza, delle pari opportunità e del proprio corpo, è oggi molto più forte di quanto lo era in passato. Le cose stanno cambiamento, certo, anche se spesso sembrano subire una battuta d’arresto. Va da sé che comunque, questo cambiamento femminile, tocca inevitabilmente anche la sfera genitale e quella sessuale.

Un grande traguardo, questo, che però non è raggiunto da tutte con la stessa facilità. Oggi stiamo cercando di scardinare ogni tabù soprattutto quando si parla di donne. Oggi possiamo dire di sentirci più consapevoli, più libere di parlare delle mestruazioni, della menopausa, del nostro piacere sessuale e della vagina. Lo facciamo, ma ancora non è abbastanza.

Come non è abbastanza quello che si sa e che si dice del vaginismo che porta a conseguenze psicologiche importanti ai danni delle donne che hanno questo disturbo. Perché si sentono sole, sbagliate. Perché alzano dei muri enormi nei confronti degli altri e dei loro partner sessuali. Perché è ancora diffusa la credenza che tutto ciò che riguarda la vagina debba essere tenuto sotto chiave alla stregua di un segreto.

Il vaginismo, dicevamo, è un “Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione” inserito nel DSM 5 dal 2014. Un passo avanti, certo, ma che resta all’ombra dei silenzi degli altri.

Questa condizione impedisce alle donne di avere una vita sessuale serena a causa di quello spasmo della muscolatura vaginale che avviene involontariamente e che ostacola la penetrazione, la rende dolorosa o la impedisce totalmente.

È chiaro quanto può essere limitante un disturbo del genere, quanto può condizionare la psiche e il benessere delle donne che ne soffrono, nonché le relazioni stesse. E a rendere ancora più difficile la situazione è proprio il fatto che non se ne parla.

Le conseguenze sono inevitabili, l’idea di non sentirsi complete, di sentirsi sbagliate, è qualcosa che riesce a insinuarsi nella mente molto facilmente, e nel caso di tutti quegli argomenti che sono ancora un tabù, sembra chiaro che quel pensiero è destinato a persistere.

Eppure questo disturbo è più diffuso di quanto possiamo immaginare. Secondo la ricerca Incidence and prevalence of the sexual dysfunctions la percentuale di donne che soffre di vaginismo si aggira sul 15%. Non che questa sia una consolazione, intendiamoci, ma ci capire che nessuno è solo.

Anche gli esperti ne parlano, attuando tecniche e percorsi specifici per allenare il muscolo, affinché si ricominci a prendere possesso e controllo della propria vagina. Ma non siamo delle macchine addestrate a comando, ognuna di noi ha i propri tempi, i propri demoni da combattere, le proprie emozioni da accogliere.

La lista dei consigli, delle papabili cose da fare e del percorso da intraprendere, la lasciamo al parere degli esperti, ovviamente. Quello che possiamo fare noi, adesso è parlarne.

Mettere a disposizione le nostre esperienze personali e condividerle con gli altri affinché se ne parli. Con le amiche, con il partner, con gli esperti. Solo così, attraverso l’informazione, possiamo scardinare ogni tabù sul vaginismo. Solo così possiamo sentirci meno sole.