Truffe affettive: ci sono caduta anche io

Oggi ho la lucida consapevolezza che lui fosse solo un truffatore. Eppure non passa un giorno in cui il mio pensiero non sia rivolto a lui e a quello che speravo potessimo diventare

Uscire allo scoperto e palesare le proprie debolezze non è facile. Non lo è perché sono grande abbastanza da capire di essere caduta in una trappola. Non lo è perché ammetterlo mi fa sentire sciocca, ingenua, vulnerabile. Ed è per questo che per tutto questo tempo ho scelto di tenere queste intense emozioni per me, di affrontare da sola i dubbi, il dolore e la sofferenza. Per la paura di essere giudicata e non compresa.

Perché li leggo anche io i commenti sui social network e ascolto le chiacchiere da bar. E quelle come me, quelle che cadono in questi giochi perversi, sono considerate delle povere ingenue. E come biasimarli gli altri, quelli che non ci sono caduti. In fondo sciocca io lo sono stata davvero. Ma purtroppo non sono l’unica e temo che non lo sarò ancora per molto tempo. Così ho deciso di parlarne, di parlarvi di quando anche io sono caduta nella trappola di una truffa affettiva.

È successo così, all’improvviso, che un solo messaggio su Facebook mi ha stravolto la vita. Quello è stato il lascia passare di un truffatore, di una persona con la quale avevo tante, troppe cose in comune. Così abbiamo iniziato a parlare scoprendo che condividevamo gli stessi interessi e le passioni, eravamo persino iscritti agli stessi gruppi di discussione sui social network. Del resto era lì che lui mi aveva trovata. Mi aveva scelta.

E no, se ve lo state chiedendo, la mia situazione sentimentale non è disastrosa come potrebbe pensare. So che nell’immaginario comune le donne e gli uomini vittime di truffe sentimentali sono considerati deboli, soli e abbandonati. Ma io non era nulla di tutto questo prima che nella mia vita entrasse lui. Al contrario, sono circondata da affetti, da figli, nipoti e amiche. Anche il mio lavoro mi riempie di soddisfazioni, giorno dopo giorno. Non ho un compagno da molto tempo, è vero, ma avere al mio fianco un uomo non era certo la mia priorità, o almeno così credevo prima di conoscere lui.

Così è successo che abbiamo iniziato a parlare, a scriverci. I giorni sono diventate settimane e poi mesi e quella conversazione virtuale è diventata più reale quando ci siamo scambiati i numeri di telefono. La sua voce era così confortante, calma e serena. Il suo buongiorno e la sua buonanotte sono diventati i punti di riferimento delle mie giornate, tutto questo in poche settimane.

A un certo punto ho avuto come l’impressione di volergli bene e questo mi ha confusa e non poco. Mi sono chiesta come fosse possibile affezionarsi a qualcuno senza averlo guardato negli occhi, senza averlo mai abbracciato o toccato. Eppure la sua presenza nella mia vita era così forte, così ingombrante. Ora taccava a me capire se questo mi piaceva oppure no.

E vi confesso che mi è piaciuto, e anche tanto. Insieme fantasticavamo su tutte quelle cose che potevamo fare, sui viaggi e le esperienza da condividere. Eravamo allineati su tutto e questo mi lasciava sbalordita. Del resto, con un matrimonio fallito alle spalle, avevo smesso da tempo di credere all’esistenza dell’altra metà della mela. Ma lui con le sue parole, le rassicurazioni e quella straordinaria propensione all’ascolto sembrava darmi torto.

Tutto era così estremamente reale, come reale doveva essere quel nostro primo incontro sul quale stavamo fantasticando da settimane. Così lo abbiamo fatto, abbiamo scelto la data e abbiamo contato insieme i giorni che ci separavano. Io ho anche prenotato la stanza dell’albergo più bello della mia città e insieme abbiamo fantasticato su tutte le cose che potevamo fare insieme durante quel weekend lungo.

Ma quei piani così entusiasmanti sono stati frantumati dalle sue lacrime. Proprio qualche giorno prima del suo arrivo una sua disperata telefonata mi mette al corrente di una situazione poco piacevole che riguarda suo figlio. ”È nei guai” – mi dice – “E non so come aiutarlo”. Il problema sono i soldi che non ha, che gli mancano per sistemare la situazione.

È stato in quel momento, per come mi sono sentita ascoltando quelle parole, che ho capito che i suoi problemi erano diventati anche i miei, perché lui si era insinuato nella mia vita e io non mi ero neanche resa conto di quanto. Ho scelto di aiutarlo, senza ulteriori domande, perché è quello che avrei fatto con qualsiasi altra persona a me cara. L’ho aiutato in silenzio, però, perché la paura di essere giudicata era tanta. Perché quel campanello d’allarme che suonava nella mia testa, e che mettevo a tacere, sarebbe stato avvertito da qualcun altro. E io non volevo essere fermata.

Ma da quel giorno, altri giorni sono passati e altre richieste sono arrivate. Le promesse di incontrarci, invece, non sono mai state mantenute. Ho provato a esporgli i miei dubbi e nel momento in cui l’ho fatto lui si è allontanato, si è offeso per quella mancata fiducia nei suoi confronti. Ma io non volevo perderlo, così gli ho promesso di fidarmi di nuovo.

Ho iniziato a raccontargli bugie per tenerlo ancora un po’ nella mia vita perché sapevo che avrei dovuto allontanarlo il prima possibile. Ne ho parlato con gli altri, con le mie amiche più care, affinché mi aiutassero a studiare tutte le sue mosse in un contesto più lucido e generale. E il disegno che queste mi restituivano era chiaro: si trattava di una truffa.

La denuncia ha confermato tutto. Quel nome e il cognome che lui mi aveva dato, le fotografie che mi aveva inviato, non erano nuove alla polizia. Per fortuna il danno economico non era stato così importante, ma il mio cuore, quello sì che era stato fatto a pezzi.

Perché lui mi aveva fatto vivere un sogno e poi mi ha abbandonata in un incubo reale. Si è insinuato nella mia vita con dolcezza e gentilezza con l’unico scopo di ingannarmi. E lo so che a raccontarlo risulto ingenua e sciocca. Ma vedete, lui era diverso, era semplicemente lui. Una persona in grado di capirmi, di comprendermi e di leggermi dentro e di ascoltarmi. E lo so che tutto questo era stato preconfezionato con il solo obiettivo di truffarmi. Ma per quanto sembrava reale è stato davvero bello.

E oggi nonostante questa storia sia stata chiusa e io abbia la lucida consapevolezza del fatto che lui era solo un truffatore, non passa un giorno in cui io non pensi a lui, in cui io non guardi lo smartphone in attesa di un messaggio o di una telefonata.