Quando sono stata costretta a tornare a casa dai genitori

Me lo ricordo come fosse ieri quando ho dovuto ammettere a me stessa che avevo fallito e sono tornata tra le braccia di mamma e papà

Ci sono sensazioni che non si possono spiegare, ma solo vivere, come quelle che i nostri sensi ci regalano quando sentiamo il più inebriante dei profumi o quando ascoltiamo canzoni che ci suscitano emozioni e sentimenti. Ce ne sono alcune che però, nessuna di noi vorrebbe mai provare.

E io l’ho fatto, ho assaggiato il fallimento con quel suo sapore amaro, duro e crudo nella mia bocca per poi sentirlo scender giù e avvolgere il cuore e l’anima con quel colore scuro paragonabile solo alla pece. È successo quando, a trent’anni compiuti e inoltrati, qualcuno mi ha rubato il mio bagaglio pieno di sogni e speranze, strappandolo con violenza dalle mani senza che io potessi difendermi.

Il nulla. Ecco cosa mi era rimasto insieme a qualche paia di scarpe e qualche vestito che ormai non contavano più niente. Ed è buffo sapete? Perché fino a poco tempo prima mi affannavo nei giorni e rincorrevo le ore alla ricerca del successo, dei soldi, di una vita agiata che non mi facesse mai mancare niente. Fino a quel momento, gli oggetti che arredavamo la mia casa e che riempivano la mia vita erano il segno del mio successo e di tutto quello che avevo realizzato fino a quel momento. E di colpo, non sono significati più niente perché erano ben altre le cose che contavano e che ormai avevo perso.

Così ho recuperato quella valigia, ormai riempita solo di piccoli e invisibili frantumi di una vita che non era più la mia, per metterci dentro le poche cose adatte alla sopravvivenza e tornare a vivere dai miei genitori. Sì, l’ho fatto: sono tornata da mamma e papà, dopo anni di autonomia e indipendenza ho chiesto, di nuovo, aiuto ai miei genitori.

Ho fallito e sono tornata in quella casa piena di ricordi d’infanzia, la stessa che ho voluto lasciare un tempo per affermare la mia posizione sociale e la mia indipendenza economica e personale. E loro mi hanno accolta, con la premura e l’affetto che solo i genitori sanno dare, riservandomi un posto speciale per poter curare le ferite dell’anima e del corpo.

Eppure, nonostante quell’atto d’amore, io sentivo di aver fallito, di essere tornata indietro, di aver perso tutte le opportunità che per una vita intera ho cercato di costruire. E mi vergognavo di quello che potevano pensare le persone, gli amici e i conoscenti, proprio loro che stavano proseguendo quella vita che desideravano e che stavano raggiungendo gli obiettivi.

Io non potevo più farlo. Il mondo che conoscevo mi era stato portato via e con lui tutta l’ambizione, l’energia e la forza che mi aveva contraddistinta. Eppure in quel periodo fatto di emozioni e sentimenti carenti, ho approfittato dell’amorevole presenza di una famiglia che non mi ha mai abbandonata per prendermi una pausa da tutto e da tutti.

È stato in quel momento che ho compreso che quello che era il fallimento più grande della mia vita, altro non era che un’opportunità per ricominciare. Avevo paura, e anche tanta, ma ho fatto il punto della situazione partendo proprio dagli affetti e dalle piccole cose che recano felicità e che per troppo tempo avevo trascurato.

Sono loro che mi hanno rigenerato, che mi hanno dato la forza di affrontare di nuovo la vita contando solo su me stessa, senza pensare più a quello che gli altri si aspettavano da me. Ho recuperato le mie energie e sono tornata a vivere. E ora non ho più paura di fallire, perché so che quando accadrà, e succederà ancora, le opportunità che si apriranno saranno ancora più grandiose delle precedenti.

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Quando sono stata costretta a tornare a casa dai genitori