Mi piego ma non mi spezzo: come la resilienza mi aiuta ad affrontare la vita

Così ho capito che nessun urto poteva rompermi e ho ricominciato a brillare, come non avevo fatto mai

Nella vita mi hanno insegnato a essere buona, giusta e educata, a rispettare il prossimo e a fare della gentilezza un vero modo di vivere. Mi hanno insegnato ad allacciarmi le scarpe da sola, a tenere sempre in ordine i capelli e a vestirmi bene perché l’abito fa il monaco.

Mi hanno detto che se fossi stata perfetta, il mondo che mi circondava lo sarebbe stato altrettanto. Ci ho creduto ma avrei voluto non farlo, mai. Nessuno mi ha detto che la vita non fa sconti e che i regali più belli e inaspettati arrivano solo dopo i momenti peggiori. Nessuno mi ha insegnato a non rompermi dopo il primo urto, così ecco che, quando la bolla di vetro nella quale vivevo ha fatto la prima crepa, io mi sono completamente distrutta.

Nonostante fossi lì ad aspettare che qualcosa cambiasse, che tutte quelle delusioni e i traumi del passato e del presente smettessero di esistere alla prima parolina magica pronunciata, l’unica a cambiare ero io. Non ero più la bambina perfetta di un tempo, non ero neanche una donna forte e coraggiosa. Non ero niente.

Nessuno mi aveva detto che le persone potevano essere spietate, agire solo per cattiveria ed egoismo, mettere in piedi dei piani e delle vere strategie per il loro tornaconto personale per poi gettarti via alla stregua di un rifiuto qualsiasi solo perché non gli servivi più. E tutte quelle favole, quelle storie che mi raccontavano da bambina nelle quali io proiettavo il mio futuro, si era trasformate nel peggior incubo, dal quale non riuscivo più a uscire.

Io ero stanca di soffrire, stanca di vivere, al punto tale di aver pensato che non fossi fatta per questo mondo, troppo fragile e sensibile per sopportare il peso dell’egoismo e del cinismo. E quanto ho desiderato di essere come loro, come quelle persone che hanno distrutto la bolla di vetro nella quale vivevo.

Così, esattamente come quelle principesse che adoravo quando ero solo una bambina, ho costruito un mio castello, con alti muri e porte spesse per proteggermi da tutto quello che mi circondava. Per proteggermi dal mondo e da quelle persone che mi avevano tradito e ferito senza pietà.

Ma più la permanenza in quella roccaforte si allungava, più sentivo di spegnermi, e di non avere più nessuna ragione per continuare ad alzarmi ogni giorno. Poi, stanca di tutte quelle tenebre, un giorno che doveva essere uguale a tutti gli altri ho deciso di cambiare la mia vita: sono scesa in campo e mentre lo facevo mi sono accorta che le mie ferite stavano brillando.

E allora ho capito che nulla può rompersi per sempre e anche dalle crepe più profonde può nascere qualcosa di inspiegabilmente meraviglioso. Che risanare le ferite non era compito di una formula magica, ma che era solo mia la responsabilità di tornare a essere felice.

Ho scelto di non rinunciare a me stessa, di non diventare come loro, ma di rafforzarmi ogni giorno sempre di più. Ho fatto mia la parola resilienza, quella che indica la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Così ho abbandonato il mio castello e i suoi angoli bui per andare incontro al mondo. Mi sono trasformata in oro e ho iniziato a brillare, con la consapevolezza che più niente e nessuno potrà più oscurarmi.

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