I miei difetti non mi piacciono. E non mi sentirò in colpa per questo

Eppure quel movimento che doveva far dimenticare l'ossessione dei chili di corpo e dei difetti, si è trasformato esso stesso in un'ossessione: quello di piacersi a ogni costo

Più di dieci anni fa Adele Laurie Blue Adkins, conosciuta semplicemente come Adele, veniva criticata perché grassa. Oggi le persone continuano a parlare del suo peso e a giudicarla, dato che la cantante ha perso più di 30 kg. Il capo d’accusa è quello di essersi omologata, aver tradito la causa.

Perché se da una parte l’accettazione del proprio corpo, dei chili in più e degli altri difetti fisici, è cresciuta al punto tale da diventare un movimento, dall’altra la non accettazione di questi – e la voglia di cambiare e migliorare – è malvista dai circoli femministi. A tutto questo si aggiungono le parole delle influencer, le immagini e le pubblicità di un femminismo fintamente universale che promuovono la body positive. Eppure quel movimento che doveva far dimenticare l’ossessione dei chili di corpo e dei difetti, si è trasformato esso stesso in un’ossessione: quello di piacersi a ogni costo.

La verità è che del movimento body positive, non c’è più niente di positivo. Intendiamoci, va bene non essere ossessionati dalla bellezza, né tanto meno dalla perfezione. Eppure, cosa c’è di sbagliato nella scelta di curare il proprio aspetto per sentirsi meglio con se stesse e sì, anche più belle? Perché questa scelta dovrebbe far sentire in colpa le altre?

Il messaggio di accettare il proprio corpo e smettere di soffrire è bellissimo, se solo si limitasse a educare la società intera alla diversità, che non passa solo per il peso, ma giudicare le persone e metterle costantemente sotto pressione solo perché vogliono migliorare è sbagliato.

Non è vero che tutte dobbiamo considerare le imperfezioni come qualcosa di speciale e unico, non è vero che non è nostro il diritto di desiderare di dimagrire, di avere un naso meno storto o un contorno occhi più luminoso. Non possiamo essere considerate frivole o leggere solo perché per sentirci bene con noi stesse siamo a dieta, ricorriamo ai trattamenti estetici o alla luce pulsata.

Ashley Graham è bellissima, eppure le sue foto non mi fanno sentire bene con quei chili di troppo adagiati sui fianchi. Sophia Hadjipanteli ha scelto di valorizzare il suo viso con quelle sopracciglia che ricordano Frida Khalo. Eppure non mi sentirò in colpa per essermi iscritta in palestra o per aver scelto di andare dall’estetista per dare alle sopracciglia una forma in grado di valorizzare il mio viso.

E non sono meno femminista solo perché mi rado le ascelle, faccio sport e sono stata dal chirurgo. Quelle sono scelte personali e individuali che ho fatto per sentirmi meglio con me stessa, per guardarmi allo specchio ed essere soddisfatta di chi sono, fuori e dentro. E so di non essere la sola.

Davvero, non capisco perché la volontà di migliorare il mio aspetto estetico, è meno dignitosa di tutti i cambiamenti che riguardano la cultura, l’etica o la moralità. I miei difetti non mi piacciono, e non mi sentirò in colpa per questo.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

I miei difetti non mi piacciono. E non mi sentirò in colpa per questo