Vogliamo essere eroine ma siamo attratte dagli antieroi: perché?

In un mondo dove i fallimenti sono all'ordine del giorno, loro ci ricordano che la perfezione non esiste e che il dolore può cambiarci per sempre

C’erano una volta le eroine, quelle della nostra infanzia, le stesse alle quali volevamo somigliare a tutti i costi. È a loro che ci siamo ispirate a ogni Carnevale e Halloween quando la mamma ci chiedeva da cosa volessimo travestirci ed è ancora di loro che parlavamo quando ci chiedevano chi saremmo state da grandi.

Perché tutte volevamo essere le eroine coraggiose e imbattibili delle storie che ci raccontavano. Ma poi siamo cresciute e abbiamo scoperto che la bontà e l’autenticità del nostro cuore non sarebbero state l’antidoto alle delusioni, ai tradimenti e al dolore provocati da tutte quelle relazioni sbagliate e dai rapporti di amicizia finiti male.

Ci siamo scontrate con la cattiveria della gente, con la meschinità dei colleghi e con l’egoismo di tanti, troppi uomini. Così abbiamo smesso di voler somigliare a quelle eroine che ci hanno accompagnato per tutta l’infanzia, ma qualcun altro ha destato il nostro interesse.

Mentre, infatti, abbiamo smesso di esaltare gli eroi, abbiamo subìto il fascino di quelli che sono definiti, per antonomasia, gli antieroi. Tutti quei personaggi la cui morale è discutibile, se non addirittura condannabile, così come lo sono le loro azioni e le loro scelte.

Eppure, crescendo, quel profilo psicologico così labile ci ha affascinato al punto tale da aver iniziato a fare il tifo proprio per quelle persone poco virtuose. E i nostri eterni salvatori, quelli che ci ispiravano, che fine hanno fatto?

Forse abbiamo smesso di credere in loro perché ci siamo sentite più vicine a quei personaggi imperfetti, gli stessi che hanno sbagliato e fallito, gli antieroi, per l’appunto. Forse perché anche noi, come loro, abbiamo vissuto dei traumi e delle delusioni così grandi da avere il cuore colmo di dolore.
Come Joker, che rientra tra i cattivi, ma ha il gene dell’antieroe. Lui che ha un passato così terribile e si ritrova a dipingere un sorriso su quel volto segnato dalla perenne tristezza.

Si tratta di figure che emergono dal trauma con tutta la difficoltà del caso, personaggi che hanno avuto perdite, che sono state tradite, che hanno sofferto al punto tale da essersi create un personale sistema di valori che risulta contorto e perverso, ma che è più comprensibile che mai.

Secondo l’antropologo Lévi-Strauss, nessun mito, figura archetipa o leggendaria è casuale, ma tutte hanno sempre una loro rappresentazione nel mondo reale. Ed è in questa affermazione che possiamo spiegare quella sorta di empatia nei confronti degli antieroi.

Ne siamo attratte perché ci identifichiamo in loro, in quelle persone infelici e disperate che lottano contro un sistema che ha fallito e che forse, in qualche modo, ha colpito anche noi.

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Vogliamo essere eroine ma siamo attratte dagli antieroi: perché?