Perché gli innamorati si danno nomignoli imbarazzanti

Soprannomi sdolcinati e da diabete? Non negate, lo sappiamo che anche voi ne avete uno

“Orsetto”, “gattina”, “micino”, “cucciolo”, sono solo alcuni dei più comuni nomignoli che si scambiano gli innamorati nell’intimità e non solo, alcune coppie, infatti, utilizzano questi vezzeggiativi anche in occasione delle uscite pubbliche, davanti ad amici e familiari, sbattendo in faccia a tutti i loro appellativi imbarazzanti. Altro che cieco, a volte sarebbe meglio se l’amore fosse sordo.

Che poi, in fondo, l’amore romantico ci piace, e gli uomini teneri pure, una vera rarità in questo immenso mare magnum di egoisti e persone che scappano davanti alla prima richiesta di impegno. Però diciamolo, c’è un limite a tutto, e il vocabolario dell’amore non sembra tenere conto di questo, ecco che quindi si riempie di appellativi sdolcinati, soprannomi da diabete e nomignoli imbarazzanti.

E anche se in questo momento alzate le mani e fate finta che la cosa non vi riguarda, noi, in realtà, lo sappiamo che in fondo ne avete uno anche voi.

Sono nomi sciocchi ammettiamolo, alcuni davvero improbabili e fantasiosi, altri ancora, i più comuni, provengono direttamente dal vocabolario del mondo degli animali domestici, e che dire dei soprannomi di verdure o quelli generici del cibo? Da pasticcino a patatina, ce n’è per tutti i gusti.

Eppure tutte ne abbiamo avuti e dati, almeno una volta nella vita. Anche se facciamo finta che la cosa ci inorridisce o ci imbarazza, in realtà piace anche a noi, e il perché è presto detto.

Il nomignolo è da sempre considerato una forma di tenerezza, la prima a scegliere un appellativo per noi, infatti, è stata la nostra mamma, ancor prima che nascessimo. “Puntino” o “fagiolino” sono i nomi più comuni dati per parlare del bambino quando ancora non si conosce il sesso, dopo la nascita invece, le mamme diventano un vero pozzo di creatività, ed ecco che tra coccole e attenzioni, scelgono per noi gli appellativi più disparati.

Siamo cresciute così, sentendoci amate e protette, anche grazie a quei “sciocchi” soprannomi, non stupisce che questa cosa ritorni anche in età adulta. Quello che quindi apparentemente ci fa inorridire è, in fin dei conti, qualcosa che ci pace e che ci emoziona, che ci fa sentire amate e che, nel rapporto, diventa un linguaggio speciale che riguarda solo noi il nostro partner.

Gli appellativi, mantengono ed evocano intimità e dimostrano una buona intesa affettiva di coppia. E non solo, più sono improbabili, e incomprensibili alle orecchie degli altri, più aumenta la complicità tra i partner.

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