Quando ho capito che non potevo piacere a tutti

Così ho capito che l'unico giudizio che contava davvero era il mio. E ho smesso di cercare l'approvazione degli altri

Potrei giustificare il fatto di non piacere a tutti incolpando gli altri e i loro gusti terribili, un’ironia che mi dissocerebbe da tutte le paranoie che mi hanno sempre contraddistinto, ma la verità è che ammetto che accettare questa cosa non è stato affatto facile.

Perché sono un animale sociale, perché il parere degli altri ha sempre contato molto per me e fin da bambina mi sono dovuta preoccupare di comportarmi come le persone si aspettavano che io facessi.

Un protocollo forse rigido, ma che mi ha insegnato le buone maniere, l’educazione l’arte del dialogo e della socializzazione, ma che non mi ha reso immune dal giudizio della gente. E pensare che ho sempre invidiato chi andava avanti a testa alta, contro tutto e tutti, fregandosene del parere delle persone, portando avanti idee e atteggiamenti che se pur discutibili meritavano attenzione. No, io questo proprio non ero capace a farlo.

Sapevo bene che “non si può piacere a tutti”, eppure quel cliché comune, ma così veritiero e inconfutabile, sembrava la cosa più lontana dalle emozioni e della delusione che provavo ogni volta che scoprivo di non andare a genio a qualcuno. Una realtà, questa, difficile da digerire per chi si è sempre premurato di comportarsi bene e di apparire in un determinato modo davanti alle altre persone.

Ma non accettandola mi sono un po’ calata nei panni di Don Chisciotte e delle sue battaglie contro i mulini a vento, iniziando una spasmodica e sofferta ricerca dell’approvazione all’unanimità delle persone che non arriverà mai, perché ci sarà sempre qualcuno che non mi comprenderà, o che semplicemente non mi accetterà per quello che sono.

La ricerca dell’apprezzamento degli altri mi ha condotto in un circolo vizioso che mi ha fatto mettere in dubbio ogni cosa, prima fra tutte la mia persona. Poi ho capito, che tutto questo bisogno di sentirmi accettata nascondeva la paura del rifiuto, comprendendo, finalmente, che l’unica valutazione davvero importante era quella nei confronti di me stessa.

Sì, l’essenziale è accettare me stessa, perché è di me che dovrò prendermi cura tutta la vita. Non sarò più la schiava di una trappola mentale, né tantomeno quella di qualcuno che non mi accetta per chi sono. Non fingerò più di essere chi non sono per piacere o compiacere gli altri perché ora lo so, non ho bisogno dell’approvazione del mondo per essere felice.

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Quando ho capito che non potevo piacere a tutti