Natale mi ricorda che tu non ci sei

Della baraonda dei giorni delle Feste salvo quelle piccole, stupide e incantevoli cose che facevamo io, te e la mamma. Dimmi te come fa a piacermi questo giorno, se non ci sei più te

Io non è che ci sia mai andata matta per il Natale. Finito l’entusiasmo di quando sei bambina, il Natale negli anni post infanzia è diventata quella ricorrenza un po’ scomoda e di facciata durante la quale si dovevano vedere quei parenti che durante l’anno non si sapeva neppure che esistessero. Giro di telefonate, visite, sorrisi di circostanza, come uno sciroppo dal sapore sgradevole da buttare giù.

Poi con l’età adulta ci ho fatto un po’ pace. Sai cosa sono iniziate a piacermi? Quelle piccole, stupide e incantevoli cose che facevamo io, te e la mamma. Come accendere quel vecchissimo giradischi Anni Settanta la mattina del 25. Andare dai nostri vicini e ubriacarci a suon di aperitivi prima di pranzo. E ancora prima aprire, la sera della vigilia di Natale, i regali trash della cugina della mamma che ci facevano tanto ridere.

Del Natale mi piaceva decidere il menù insieme. Un anno hai voluto fare degli antipasti assurdi che avevi visto alla Prova del Cuoco, che «La Clerici non la sopporto anche se piace alla mamma. Però qualche ricetta buona ogni tanto la propone». Poi mi piacevano i battibecchi su cosa cucinare la sera del 24, che tu a un certo punto hai iniziato a impuntarti con pesce, perché «Giù da noi si usa così», e io mi arrabbiavo perché volevo il brodo di carne coi tortellini, che abbiamo sempre fatto quello anche quando c’era la nonna che più giù di lei non c’era nessuno (con “giù” intendo del Sud Italia, se non si fosse capito). Poi qualche volta cedevo io, e qualche volta toccava cedere a te.

Te eri così, un testone. Un “terrone maledetto“, come diceva il nostro Lino Banfi. Che non te ne fregava gran che dei regali, però a tavola quel giorno si doveva mangiare come a un pranzo di nozze “di giù”. E c’erano anni che eravamo così in tanti che dovevamo decidere bene i posti a sedere, proprio come ai matrimoni. Allora mettevamo qualcuno di sordo o molto tollerante vicino alla zia logorroica.

Te ne sei andato qualche settimana dopo Natale. E a me queste luci ricordano che tu non ci sei.
Dimmi te come fa a piacermi il Natale, adesso.

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Natale mi ricorda che tu non ci sei