Mangiarsi le unghie: il significato attribuito dalla psicologia

Il disturbo di mangiarsi le unghie è legato alla psicologia dell'individuo. Solitamente si manifesta a seguito di ansia e stress nel periodo adolescenziale

Mangiarsi le unghie o onicofagia, un disturbo molto comune tra la popolazione e classificato in ambito psichiatrico come disturbo compulsivo. Secondo la quarta revisione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, l’onicofagia è un disturbo per il quale il soggetto che ne soffre, è incapace di trattenere il gesto di mangiarsi le unghie e di provare, in seguito, piacere e sollievo, ma allo stesso tempo senso di colpa, per ciò che ha appena fatto. Disturbi simili a quello dell’onicofagia sono la cleptomania, la piromania e la tricotillomania (in questo caso l’individuo si tira peli o capelli fino a strapparseli). In accordo, invece, con la International Classification of Diseases, l’atto di mangiarsi le unghie è classificato come un disturbo afferente alla sfera emotiva, che solitamente si sviluppa in età adolescenziale.

Di norma, il problema si manifesta in modo più evidente quando il soggetto è sottoposto a forti stress. Solitamente non si ha neanche la percezione di ripetere compulsivamente il gesto di portarsi le mani alla bocca e mordere le unghie (o nei casi più gravi addirittura le cuticole). Questo disturbo tende a svilupparsi tra l’età infantile e quella adolescenziale: in particolare si pensa che circa 1/3 dei bambini fra i 7 e i 10 anni rosicchi le unghie mentre fra gli adolescenti la quota sale a circa il 50%.

Ma perché alcuni individui sono colpiti da onicofagia? Secondo Freud, il fatto di mangiarsi le unghie viene ricondotto alla fissazione orale. La bocca è la parte del corpo attraverso la quale il bimbo entra il contatto con la propria madre, attaccandosi al seno. Pertanto, il fatto di portare alla bocca le mani e mangiare le unghie richiama la fase dell’allattamento sembra avere lo stesso effetto calmante. Altri autori invece ritengono che l’onicofagia sia legata a disturbi di tipo psicologico, quali eccessive aspettative dell’ambiente familiare, difficoltà a gestire l’ansia o problematiche legate a lavoro, studio o famiglia.

Se per molti l’onicofagia è un disturbo di poco conto (anche se non è comunque ottimale in termine di igiene), per i casi più conclamati spesso è necessario ricorrere a un trattamento psicologico. Bisogna però poi considerare che in molti casi si tratta di una cattiva abitudine nata in periodi di stress, e poi portata avanti anche se le cause primarie sono scomparse.

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