La mancanza di emozioni autentiche, quelle legate al piacere, è la vera crisi del secolo

Una società senza sesso è una società destinata a morire. E la colpa non è solo dell'emergenza sanitaria in corso

Il sesso e le emozioni legate al piacere e all’intimità ci tengono in vita. Per quanto è innegabile la nostra propensione all’amore e ai sentimenti più nobili, non possiamo negare quanto, la forza dell’energia sessuale, sia il motore portante della nostra esistenza. Ed è chiaro che, il riferimento nello specifico, non è assoggettato alla mera pornografia quanto alla bellezza di una sessualità pura e autentica, che soddisfa di gran lunga il corpo e la mente delle persone.

Una premessa, questa, doverosa per introdurre quella che è la crisi del secolo, acuita imprescindibilmente dall’arrivo del Coronavirus e dell’emergenza sanitaria. Il distanziamento sociale, l’impossibilità di vivere nuovi rapporti e di percepire quelle emozioni legate al piacere apre degli scenari tutt’altro che incoraggianti.

Nell’interessante libro di Franco Arminio, La cura dello sguardo, l’autore parla della mancanza di desiderio come un virus che serpeggia in quella che possiamo definire la crisi sessuale del secolo. Una situazione, questa, che se vogliamo può essere anche più grande e sconcertante della crisi economica che stiamo vivendo.

L’importanza dell’intimità

L’importanza dei rapporti intimi è appurata e riconosciuta universalmente, e si rivela fondamentale anche per combattere i virus. Forse, gli anziani sono più esposti proprio perché a un certo punto in loro si esaurisce il desiderio, e con esso la protezione e la speranza. E in molti, allora, rinunciano al sesso “per colpa” del Covid, senza rendersi conto che forse l’abbandono del piacere era iniziato anni prima.

Ma come dargli torto? Viviamo in una società consumistica dove la poetica capitalistica ci confonde e ci inonda di distrazioni. Se non possiamo baciare, toccare o fare l’amore non importa, perché troveremo sempre qualcos’altro da fare e da comprare.

Così le storie d’amore sono sempre più rare e alla mercé delle persone troviamo assenze e vuoti che non si possono colmare neanche più con le avventure fugaci di una notte, destinate a consumarsi più per dovere, che per piacere.

Non è solo una questione di emergenza sanitaria

Un interessante articolo del New York Post di qualche tempo fa, firmato da Karol Markowicz, descrive un Paese alle prese con una siccità sessuale prolungata. Eppure, a guardare i cittadini d’America, così come quelli del mondo occidentale, prima dell’emergenza sanitaria, viene da chiedersi perché scegliamo di non perseguire i sentimenti legati al piacere.

Molti dei tabù sul sesso, la maggior parte dei quali legati al mondo femminile, sono stati scardinati: per i giovani, così come per gli adulti, non è così difficile trovare delle persone con le quali trascorrere il tempo. Le tantissime dating app che si sono diffuse negli ultimi anni, poi, hanno annullato ogni distanza. Conoscersi è semplicissimo, anche se si è dall’altra parte della città.

E allora come mai questa crisi è sempre più dilagante? Forse basta guardarsi intorno un po’ più attentamente: abbiamo le serie tv, gli smartphone di ultima generazione e tante, tantissime altre fonti di ispirazioni che ci permettono di ottenere la nostra dose di dopamina senza stress.

Esattamente, quella sostanza chimica rilasciata dal cervello, e complice del nostro umore, è collegata tanto all’intimità e alle nostre relazioni, quanto alla società capitalistica che abbiamo costruito. Ma una società senza sesso è una società morente, destinata a l’infelicità.

Secondo numerose ricerche legate al benessere psicofisico delle persone, per essere felici occorre avere delle relazioni stimolanti e soddisfacenti. Tuttavia, secondo i ricercatori della George Mason University, il ruolo del sesso, correlato al grado di felicità, è troppo spesso trascurato.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Emotion, è stato condotto su un campione di 152 partecipanti, e ha rivelato che chi ha più rapporti sessuali tende a essere più felice, sereno e soddisfatto. Non solo il giorno dopo il rapporto, questo benessere diffuso si perpetua anche nei giorni successivi. È emerso anche che, queste persone, hanno più pensieri positivi e danno maggiore importanza alla propria vita.

Un altro studio condotto da Todd Kashdan ha confermato che i rapporti sessuali possono essere un vero e proprio antidoto contro lo stress e l’insicurezza. Sembra infatti che, una vita sessualmente attiva e soddisfacente, possa aumentare i nostri livelli di autostima.

E potremmo continuare a riportare testimonianze di numerosi studi scientifici, ma tutti restituirebbero lo stesso risultato: l’intimità e le emozioni legate al piacere sono la cura naturale contro la solitudine e l’isolamento sociale.

La situazione in Italia

In Italia, nell’ultimo periodo, l’attenzione si è spostata su questo argomento a causa della mancanta interazione tra le persone a seguito dell’emergenza sanitaria. Un recente studio condotto da Durex in collaborazione con la sessuologa Sonia De Balzo, il dottor Massimo Galli dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, il dottor Alberto Venturini, psicoterapeuta cognitivo dell’Ospedale Galliera di Genova, e la dottoressa Alessandra Scarabello, ha dimostrato che solo il 23% degli italiani ha mantenuto un livello di attività sessuale simile a quello pre Covid.

La ricerca è stata condotta su un campione di 500 persone tra i 16 e i 55 anni. Al contrario di quanto si pensi, lo scenario è cambiato per tutti, anche per le coppie e i conviventi. In generale è stato registrato un calo dell’attività e del desiderio molto importante: l’83% delle persone coinvolte ha perso la libido.

L’ansia e la paura del contagio, così come la presenza dei bambini in casa e le limitazioni negli spostamenti hanno contribuito alla mancanza di momenti intimi tra le coppie. Lo scenario che si sta aprendo, però, è destinato a creare degli effetti psico sessuali a lungo termine. I single sono stati sicuramente i più colpiti dalla pandemia, è in loro che è stato rilevato il più drastico calo dell’attività sessuale, seguiti poi dai partner non conviventi causa del lockdown nazionale e per le restrizioni degli spostamenti tra città e regioni

Ma il problema è davvero della pandemia? Secondo il Rapporto Coop del 2017, negli ultimi 15 anni si è registrato un calo dell’attività sessuale del 10%. In particolare, nella fascia degli italiani ancora sessualmente attivi, il 9% percento si ritaglierebbe momenti di intimità poche, pochissime volte l’anno. Da quel rapporto è emerso che tra i 35 e i 40 anni, solo 3 coppie su 10 hanno più di un rapporto a settimana. E nel 20-25% dei matrimoni il sesso non si fa mai.

Eppure l’abbiamo già detto, una società che sessualmente inattiva è destinata a morire. Ecco perché con la mancanza dei sentimenti legati al piacere siamo entrati nella vera crisi del secolo.

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