Le “violenze invisibili” a danno delle donne

Stupri, maltrattamenti e femminicidi riempiono le pagine dei giornali. Ma le donne sono vittime anche di abusi "sotterranei" che spesso degenerano. Ecco come riconoscerli e difendersi

Quando parliamo di violenza sulle donne in genere ci riferiamo a stupri o percosse. Esistono, però, altre forme di abuso, quelle “invisibili”, che non vanno sottovalutate e spesso sono un preludio alla violenza fisica. Piccoli o grandi gesti quotidiani che condizionano il gentil sesso. La donna viene colpita nella sua psiche, nella sua autostima, nella sua anima.

Tra le pareti di casa, capita che l’uomo, per prevalere in una discussione, sbatta la porta, rompa un piatto, urli a distanza ravvicinata e insulti. Sono tutti atteggiamenti intimidatori che provocano disagio nella persona che li subisce e che non vanno tollerati perché rappresentano una violenza indiretta.

Un altro “schema” molto diffuso è rappresentato dall’isolamento. Far sentire in colpa la propria compagna perché ha una vita sociale, vietarle la libertà di coltivare qualsiasi amicizia con persone di sesso maschile. O, più banalmente, di trascorrere un pomeriggio con la madre o di uscire per un aperitivo con le amiche. L’uomo tenta di azzerare tutti i rapporti, creando un rapporto di dipendenza in cui la sua vittima è incapace di dirgli di no per paura.

Per la stessa dinamica, la donna non ha il coraggio di indossare quell’abito che tanto le piace perché il compagno lo trova “troppo sexy”, anche se in realtà non lo è poi così tanto. E anche se ama fare sport, rinuncia alla palestra perché lui “non si fida di chi la frequenta”.

Tutti questi comportamenti vengono giustificati con le scuse più disparate: un periodo troppo stressante a lavoro, un trauma subito da piccoli, una mancanza genitoriale. Ma non esistono motivi validi per “lasciar correre”. Perché un uomo che ci ama, in primis, ci rispetta. Quando non accade, occorre troncare la relazione.

Anche fuori dalle mura di casa, una donna non è immune dalle “violenze invisibili” e sopporta – quasi come fosse una tassa da pagare – commenti sessisti e apprezzamenti volgari sul suo aspetto. Quante volte una ragazza mentre cammina viene importunata da un uomo al volante? E quante volte mentre si muove tra la folla in discoteca viene toccata da uno sconosciuto contro la sua volontà?

Nell’era digitale, poi, la situazione non è tanto diversa: sui social network basta essere un minimo popolare per raccogliere i cosiddetti haters, che trascorrono il loro tempo ad augurare la morte o lo stupro oppure riempiono di oscenità le bacheche altrui.

Quest’arroganza diffusa, questo malcostume, questo maschilismo vanno combattuti. E bisogna farlo quando si è in tempo, prima che le cose degenerino del tutto.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Le “violenze invisibili” a danno delle donne