La perenne sensazione di aver perso qualcosa

Ho ceduto alla convinzione che per andare avanti devi per forza rinunciare a determinate cose. Le stesse che poi cerchi disperatamente quando l'assenza si sostituisce alla presenza

Vivo sempre con la perenne sensazione di aver perso qualcosa. E non mi riferisco solo alle chiavi dell’auto o a quelle di casa, e neanche a quel libro preferito che sembra essere sparito tra gli scatoloni dell’ennesimo trasloco, ma a qualcosa che ho smarrito più volte lungo la strada e che non vedo più, neanche voltandomi indietro.

Perché il caos e il disordine dei giorni, accompagnati da quella perenne e angosciante frenesia che riguarda me, e che riguarda tutti, ha fatto sì che trovassi il modo di vivere la mia vita circondata da cose ingombranti e luccicanti, ma altrettanto futili, che sono difficili da lasciare andare. E quelle, come un terreno fangoso, hanno inghiottito tutto il resto.

Così quando mi volto a guardare tutta la strada percorsa, che intanto si palesa come un fitto e intrigato sentiero di luci e ombre, io quelle cose che sento di aver perso non le vedo più. A volte provo a cercarle, immergendo le mie mani in quel terreno umido, senza riuscirci.

E allora faccio finta di dimenticare e mi viene facile considerando che le giornate scorrono veloci, scivolano via dalle mani trasformandosi in settimane, mesi e anni. Ma quelle cose, che sento di aver perso tra i ricordi di una vita passata, ogni tanto si presentano.

Lo fanno sotto forma di sogni mal scanditi che sopravvivono al risveglio con una fortissima sensazione di nostalgia condita con un pizzico di angoscia. È il ricordo di tutte le cose che ho lasciato indietro, quelle che davo per scontate. Occasioni di ordinaria quotidianità che, più passa il tempo, e meno si ripresentano.

Come quel pranzo domenicale di famiglia che pensavo ormai fosse obsoleto, o quell’aperitivo con le amiche di sempre che poteva essere rimandato. Perché tanto c’era tempo, pensavo, mentre proprio quel tempo che pensavo di avere sotto controllo sfuggiva al mio potere.

Ho perso le occasioni di tenere strette a me le cose più importanti, più semplici e apparentemente banali, le stesse che conservano le grandi meraviglie del mondo e quella felicità che in maniera ossessiva inseguiamo senza mai raggiungerla davvero. Perché tra noi e lei si interpongono tutta una serie di cose scintillanti e favolose che ci sembrano importanti. E che invece non lo sono.

Ho perso le occasioni giuste per inseguire quelle sbagliate. E ho perso ancora quando piuttosto che imparare dai fallimenti inevitabili ci sono rimasta dentro, a sguazzare in quel fango in cui neanche il sole si rifletteva più, ma che sembrava così confortante rispetto al mondo che continuava ad andare avanti lì fuori.

Ho perso il momento esatto per dire alle persone cosa provavo davvero. Per dire ti voglio bene, ti amo, mi manchi e non lasciarmi. Perché pensavo che ne avrei avuto un altro e un altro ancora, mentre il lavoro, la carriera e quel posto nel mondo che volevo acquisire nella società erano diventati una calamita. O forse una calamità.

Ho perso il controllo su tutti quei valori che mi tenevano uniti agli altri, quei punti di riferimento che ti fanno sentire parte di qualcosa di meraviglioso. E che non ti fanno mai sentire sola, anche quando sola lo sei. Quei punti cardinali che ti permettono di ritrovare la strada in qualsiasi parte del mondo.

E senza di quelli è facile perdersi, e farlo ancora, fino a cedere alla convinzione che per andare avanti devi per forza rinunciare a determinate cose. Le stesse che poi cerchi disperatamente quando l’assenza si sostituisce alla presenza.