La distanza giusta tra le persone: le misure giuste

Da un minimo di 45 centimetri a un massimo di 360: ecco le distanze corrette a seconda delle relazioni che si hanno

C‘è chi pensa che il mondo si divida in guardie e ladri: ma a ben guardare le persone si potrebbero catalogare con discreto successo in base alla quantità di spazio personale che sono disposti a concedere agli altri. Ci sono i tipi “touchy“, i “tattili”, quelli che devono per forza mettere le mani addosso al loro interlocutore, non fosse altro che per togliere un capello dalla giacca o aggiustare il bavero, quelli sempre pronti a somministrare abbracci, quelli che senza il contatto si lascerebbero morire.

Poi ci sono i tipi “stai lontano da me“, in varie gradazioni: quelli che concedono all’altro di avvicinarsi fisicamente solo dopo lunga conoscenza e frequentazione, quelli che preferiscono fingere di non vedervi pur di non essere costretti al saluto alla francese (coi tre baci sulle guance), quelli che semplicemente non gradiscono. Questo non significa necessariamente che nell’intimità non siano persone affettuose o passionali : semplicemente trovano assurdo andare in giro per il mondo toccando e facendosi toccare da chiunque allunghi la mano. Non è facile, essere dei tipi “stai lontano da me”. Da bambine subire buffetti e sbaciucchiamenti di parenti alla lontana e vicine di casa, quando si è ragazzine la fase mano-nella-mano con la migliore amica, per non parlare della vita sociale da post adolescente e da giovane donna: tutto pacche sulla spalla, e baci, e abbracci. Per non parlare di un momento intimo come la gravidanza: più una donna è del tipo “mantieni le distanze”, più troverà sulla sua strada persone convinte del potere taumaturgico della sua pancia.

E dire che il mondo è sempre più “touchy”, ma non per questo è più affettuoso, anzi: più facile stringere bonariamente un braccio, che fare un complimento di cuore; più comodo dare un abbraccio consolatorio, che ascoltare per ore qualcuno oppresso dai guai. Insomma, toccare sembra essere diventato un lasciapassare a buon mercato di confidenza, di benevolenza, di simpatia. Nonostante le distanze, non solo figurate in questo caso, i due generi potrebbero comunque continuare a convivere bene se non fosse che spesso non si riconoscono a vicenda. E se il “tattile” tocca lo “stai lontano da me” al primo incontro, resta davvero poco da recuperare. Peccato, perché le coppie miste sono numerose e spesso funzionano benissimo: l’importante è che imparino a conoscere e a rispettare le esigenze l’uno dell’altra piano piano, senza fretta. Alla fine quella che trovano, più che l’equilibrio, è una terza via.

Descritto per la prima volta nel 1958 dall’antropologo statunitense Edward T. Hall, lo spazio personale è una “bolla emozionale” che circonda ciascun individuo di una società che si ispira al non-contatto. La distanza minima è quella che va dai 45 ai 75 centimetri, sufficienti per allungare un po’ il braccio e toccare l’altro: è quella che si usa con le persone considerate intime. Poi c’è lo “step” dai 75 ai 120 cm, utilizzato con le persone che conosciamo abbastanza. La distanza “sociale” è invece quella tra 120 e i 210 centimetri, che si riserva egli incontri di lavoro e alle conoscenze occasionali. Per i rapporti formali, invece, si resta a 210-360 centimetri. Infine la “distanza pubblica” (da 360 centimetri in poi) l’individuo può fuggire o cercare di difendersi se subisce una minaccia.

Al di là di queste classificazioni, non sempre attuabili nella vita quotidiana (difficile mantenersi a una distanza formale o pubblica nelle città affollate, pensate soltanto all’estrema vicinanza con gli estranei a un concerto, o in un vagone della metropolitana all’ora di punta), le dimensioni della nostra “bolla emozionale” sono personalissime e dipendono dal carattere, dall’educazione, dalle esperienze passate.

 

La distanza giusta tra le persone: le misure giuste