Come l’isolamento ci ha aiutato a riconoscere le false amicizie

Non di sole uscite, feste e aperitivi è fatta l'amicizia. Ma anche di presenza, di videochiamate e di messaggi, di condivisione. Anche a distanza

L’inizio dell’emergenza sanitaria ha segnato un cambiamento profondo delle nostre abitudini di vita. Se è vero che, da una parte, abbiamo rinunciato a molto, è vero anche che l’isolamento ci ha permesso di aprire la nostra mente a nuove opportunità, ma ci ha anche aiutato a vedere la vita da altre prospettive.

Anche la visione stessa dei rapporti che abbiamo intessuto negli anni è cambiata. Chi è rimasto davvero durante l’isolamento da pandemia nonostante la lontananza fisica? Tirare le somme di chi è rimasto e di chi invece, ora che gli apertivi e le cene sono saltate, non si è fatto più sentire, può aiutarci a scremare le false amicizie.

Ma non solo, può aiutarci anche a fare un’autoanalisi rispetto a quello che sentiamo noi: chi davvero ci manca e di chi abbiamo bisogno? Rispondere a queste domande ci permette di riconoscere le vere amicizie e distinguerle, invece, da quei rapporti che non ci facevano stare bene.

Comprenderlo, in questo momento storico, risulta abbastanza semplice. Il primo dato di fatto è la presenza o meno di un’amica nella nostra vita durante il periodo di quarantena. Se da parte di questa persona è arrivato solo qualche messaggio sterile e nessun invito a condividere i pensieri, positivi o negativi, allora avete già la risposta: non era una vera amicizia. Perché è facile sentirsi solo per condividere momenti goliardici tra apertivi e serate in discoteca, ma è con la presenza e con l’interessamento degli stati d’animo che una persona può davvero dimostrarci il suo affetto.

Anche se non è possibile vedersi, l’amicizia è basata sulla condivisione. Se una persona che credevamo amica ha poca voglia di ritagliarsi dei momenti di condivisione, che sia attraverso messaggi, chiamate o videochiamate, probabilmente non è così interessata a noi.

Al contrario, invece, potremmo stupirci di ritrovare al nostro fianco persone che pensavamo essere uscite definitivamente dalla nostra vita. Certo, la possibilità che quel contatto sia avvenuto solo per solitudine, è plausibile. Tuttavia potrebbe essere un modo interessante per comprendere se è il caso, o no, di instaurare un rapporto che, per un motivo o per un altro, era andato perduto.

Per il resto, invece, cerchiamo di concentrarci sulle persone che abbiamo al nostro fianco. Su quelle che, nonostante le distanze e i mancati abbracci, non hanno mai rinunciato a ritagliarsi del tempo per sapere come stavamo, per ascoltare i nostri stati d’animo, quelli belli e quelli brutti. Tutti gli altri, invece, possiamo lasciarli andare. Non abbiamo bisogno di loro.

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