La ricetta della felicità: esiste un interruttore del buonumore

Il nostro cervello continua a stupirci. Un italiano ha infatti scoperto la presenza di un interruttore per la felicità

Esiste davvero un interruttore del buon umore nel nostro cervello? Sembra proprio di sì e un italiano ha scoperto come attivarlo.

Il nostro cervello potrebbe avere un interruttore per il buonumore, una sorta di bottone da attivare per scatenare un benefico effetto felicità. È quanto emerso dalla ricerca di uno scienziato italiano, Graziano Pinna, dell’Università dell’Illinois, a Chicago. La scoperta di un recettore, PPAR-alfa, è stata resa nota sulla rivista di settore Biological Psychiatry.

Lo studio è stato condotto su dei topolini affetti da disturbo da stress post traumatico, evidenziando come l’interruttore possa essere attivato anche grazie all’azione di farmaci regolarmente in uso clinico. Ciò che oggi viene sfruttato per ridurre il colesterolo nel sangue, i fibrati, può avere ben altro utilizzo.

Una scoperta dal grande valore per quanto concerne le applicazioni terapeutiche per disturbi dell’umore. Pinna ammette d’aver effettuato la scoperta quasi per caso, rilevando come PPAR-alfa stimoli la produzione di allopregnanolone, un “tranquillante endogeno” coinvolto nella depressione. Lo scienziato italiano ha dunque appurato come l’attivazione del ricettore comporti una riduzione dei livelli di ansia e paura nelle zone del cervello che le controllano.

Lo studio ha analizzato anche gli effetti di alcuni farmaci generalmente utilizzati per contrastare il colesterolo, come ad esempio il fenofibrato. Questi riescono a provocare l’attivazione del ricettore del buonumore, riuscendo ad avere la meglio su quelli che sono i generali tratti e comportamenti ansiosi e relativi a un generale stato di paura. Anche in questo caso lo studio ha evidenziato la risposta sui topi effetti da PTSD (disturbo da stress post traumatico). Gli effetti terapeutici infatti non si osservano sui soggetti privi di recettore PPAR-alfa.

Ciò conferma come i fibrati riescano davvero nell’attivazione dell’interruttore del buonumore. Questa ricerca potrebbe avere potenzialmente degli effetti incredibilmente positivi nei trattamenti per ansia, depressione e PTSD. Al tempo stesso i potrà lavorare per riuscire a individuare nuove molecole da sfruttare come biomarcatori. Questi potranno essere sfruttati nella diagnosi di malattie dell’umore. In questo modo sarà possibile prevedere possibili ricadute. Uno studio dal grande valore scientifico, che evidenzia ancora una volta le grandi potenzialità dei ricercatori italiani, apprezzati nel mondo. La speranza è che questo possa essere il primo passo verso la delicata e complessa lotta contro la depressione.

La ricetta della felicità: esiste un interruttore del buonumore