Ignoranza Motivata: non nasciamo ignoranti, ma impariamo ad esserlo

Essere ignoranti non significa non sapere ma scegliere di non informarsi o di non affrontare determinate problematiche consapevolmente

La parola ignoranza deriva dal verbo greco gnorizein (conoscere) a cui è stato aggiunta la negazione in, significa quindi “non conoscere”. Ha una accezione in un certo senso passiva, perché implica una condizione inevitabile legata al non sapere qualcosa e l’idea che in qualche modo sia inevitabile. Si parla, invece, più propriamente di ignoranza motivata, per sottolineare che noi stessi decidiamo di rimanere in quella condizione.

Attualmente abbiamo la possibilità di informarci, di reperire nozioni e di confrontarci con posizioni diverse dalla nostra con molta facilità, grazie a internet e ai numerosi canali di divulgazione. Addirittura ci basta accendere lo smartphone, fare una ricerca su Google per trovare le informazioni che ci servono (anche se è sempre meglio affidarsi a professionisti soprattutto in determinati settori) .

Per questo si parla di ignoranza motivata o consapevole, sempre più spesso viene preferita ad un approfondimento delle tematiche, perché meno faticosa sia dal punto di vista dell’impegno e del tempo necessario, sia per le implicazioni psicologiche che questo comporta.

Fin da piccoli abbiamo una capacità di apprendere nuove informazioni e una curiosità quasi illimitata, perché in questo modo cresciamo e maturiamo, ma con il tempo diventa più comodo  rimanere sempre di più all’interno della nostra comfort zone.

L’ignoranza è una scelta consapevole, decidiamo di non fare un passo in più per capire più a fondo una determinata tematica o di non occuparci di determinate problematiche, sperando che prima o poi spariscano da sole.
Questo atteggiamento capita anche nella vita di tutti i giorni e colpisce chiunque, anche se in maniera diversa. Accade, ad esempio alle le persone che si sentono male, ma nonostante questo non vogliono andare dal dottore, sperando che non sia niente di grave e che prima o poi passerà. Capita anche a chi rimane ancorato alle sue convinzioni, negando anche l’evidenza pur di non doverle cambiare.

Approfondire, documentarsi porta a scoprire nuovi elementi che potrebbero mettere in discussione la visione del mondo portata avanti fino a quel momento, producendo quella che viene chiamata una dissonanza cognitiva tra quello che credevamo fosse giusto e i nuovi elementi a nostra disposizione.
Ad esempio, una persona che ha sempre ritenuto di essere a favore della pena di morte e inizia a documentarsi, può scoprire degli elementi che mettono in discussione il suo modo di pensare, visto che molto spesso la realtà non è o bianca o nera, ma presenta molte sfaccettature.

Leggere, documentarsi e approfondire richiede uno sforzo che non tutti sono disposti a compiere, con il rischio di dover ridiscutere le proprie convinzioni, cosa che richiede una elasticità psicologica non indifferente, visto che va a toccare la nostra idea di noi stessi.

Per combattere questo atteggiamento di ignoranza motivata si può partire anche da piccoli atteggiamenti, come non far finta di non vedere i problemi che ci circondano e affrontarli fin da subito, ma anche individuare alcune tematiche che ci piacerebbe approfondire e ritagliarci del tempo per farlo. In questo modo, scegliamo di combattere la nostra ignoranza e assumiamo un atteggiamento più aperto e consapevole che ci predispone ad affrontare la realtà in maniera diversa.

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