Gratificazioni: perché ne siamo schiavi anche se fanno male

La ricerca della gratificazione immediata rispetto al perseguimento di un obiettivo futuro è un istinto naturale nell'uomo che patisce la fugacità e l'incertezza della vita

La locuzione preferenza temporale è un concetto economico che si riferisce all’importanza che diamo ai risultati futuri e agli esiti presenti. Vediamo alcuni motivi per cui le persone si preoccupano meno di una conseguenza futura rispetto ad una gratificazione instantanea e cerchiamo di capire come mai questo sia spesso un errore. Dal punto di vista evolutivo, l’istinto dell’uomo è quello di volere subito il premio a portata di mano e questo istinto rimane inalterato ancora oggi. L’evoluzione ha, infatti, dotato gli esseri umani e gli animali di un forte desiderio di ricompense immediate.

Nella preistoria la disponibilità del cibo era incerta e, come gli animali, gli esseri umani si abituarono a sopravvivere e a riprodursi facendo conto solo sulla ricompensa immediata e a non focalizzarsi minimamente su un obiettivo futuro più grande. Allo stesso modo, è proprio la breve durata e l’incertezza della vita ad influenzare la nostra preferenza temporale: si preferisce una gratificazione istantanea per paura che le cattive condizioni di salute o la mancanza di resistenza future causino frustrazioni ed insoddisfazioni. Sono soprattutto le persone impulsive a non tollerare un ritardo nell’appagamento di un desiderio; lo stesso problema lo vivono coloro che soffrono di stress emotivo.

Giovani ed anziani hanno una diversa percezione delle gratificazioni. I primi tendono ad essere più impulsivi, ma crescendo cambiano le prospettive temporali e cominciano maggiormente a riflettere sul futuro a lungo termine. Resistere davanti ad una ricompensa diretta per privilegiare un premio futuro richiede però una grande capacità di immaginare l’avvenire. Avere una visione chiara del futuro è un bel segno di maturità per i giovani e l’istruzione dovrebbe aiutarli a comprendere il valore del rinvio piuttosto che il consumo immediato a tutti i costi.

La tendenza ad aspettare ha a che fare anche con le capacità cognitive. La pianificazione coinvolge il cervello esecutivo, legato all’intelligenza attraverso la funzione della corteccia prefrontale. I bambini dotati di un’intelligenza superiore sono in grado di non focalizzare l’attenzione sulle proprietà affettive connesse alle ricompense. Questo spiega perché gli individui con un grado di intelligenza inferiore sono più inclini a patire difficoltà finanziarie e a non risparmiare. D’altronde la povertà e la pressione corrente possono accecare una persona rispetto alle esigenze del futuro e, quindi, portarla a dedicare una maggiore attenzione al presente.

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