Genitori che picchiano professori: un esempio tragico

Cosa sta succedendo nelle scuole? Da qualche tempo gli insegnanti sono vittime di aggressioni continue da parte dei genitori che rappresentano un cattivo esempio per tutti

Genitori che picchiano professori. Sembra una follia eppure è successo di nuovo. Questa volta è accaduto a Torino, dove un insegnante è stato aggredito da due persone con l’unica colpa di aver punito uno studente che era arrivato in ritardo. Qualche settimana prima lo stesso episodio era stato replicato in Sicilia, ad Avola, dove un docente aveva rimediato addirittura una costola rotta.

Cosa sta succedendo? Da qualche tempo la cronaca nazionale è caratterizzata da aggressioni che vedono protagonisti i genitori contro gli insegnanti. Si tratta di un esempio tragico e negativo, che sta preoccupando sempre di più le istituzioni e i professori.

Colpa di un sistema che, evidentemente, non funziona più, e di famiglie che non riescono – in molti casi – a svolgere il proprio ruolo educativo. La scuola infatti ha il compito di insegnare ai ragazzi a confrontarsi con il mondo (anche quello del lavoro), ad imparare nuove nozioni e a diventare soggetti attivi nella società, ma i genitori hanno l’obbligo di insegnare qualcosa che forse è anche più importante: la necessità di dire sempre grazie, per favore, di chiedere scusa e di rispettare gli altri.

Quando questo non accade – spiegano gli psicologi che stanno studiando il fenomeno – la famiglia smette di educare i bambini (e i ragazzi) per mancanza di voglia, per immaturità oppure semplicemente per paura e ignoranza. In questo caso la frustrazione rende le madri e i padri violenti e aggressivi.

Ed è così che l’insuccesso di un figlio, la punizione da parte dell’insegnante, la nota, vengono lette come un insuccesso degli stessi genitori, un affronto che non è possibile subire. In questa situazione gli insegnanti non sanno più come difendersi: considerati colpevoli del fallimento educativo degli alunni, esautorati e abbandonati, si ritrovano a dover affrontare da soli la rabbia delle famiglie.

Lo racconta anche Giuseppe Falsone, insegnante di Scienze di Treviso che ha scritto una lettera al Ministro dell’Istruzione dopo essere stato picchiato dal padre di un allievo che aveva sgridato.

“Vorrei dire a questi genitori – aveva raccontato a Vanity Fair – di non vivere i successi o gli insuccessi dei figli come i loro. Di mettersi spalla a spalla con la scuola per godere insieme dei buoni risultato e superare i problemi. Di capire che siamo dalla stessa parte e abbiamo gli stessi obiettivi”.

Genitori che picchiano professori: un esempio tragico