Non è solo una sensazione: la fatigue da smart working esiste davvero

Se ti senti stanca, insoddisfatta e di cattivo umore la colpa è del lavoro da remoto e di quella sensazione di non staccare mai

C’è chi lo ama e chi lo odia, chi lo preferisce al lavoro in ufficio e chi invece non vede l’ora di tornare a condividere gli spazi professionali con capi e colleghi. Quello che è certo è che lo smart working ha cambiato per sempre il nostro modo di lavorare.

E se da una parte, alcuni studi hanno rivelato che il lavoro da remoto può essere funzionale per la famiglia, e che beneficia persino le abitudini dei bambini, dall’altra sempre più persone accusano stress e un senso di insoddisfazione da non sottovalutare. Gli esperti la chiamano smart working fatigue, ne avete mai sentito parlare?

Le conseguenze, neanche a dirlo, influiscono sulla qualità del lavoro e della vita, palesandosi attraverso degli sbalzi di umore, una tensione fisica piuttosto fastidiosa, la mal tolleranza nei confronti di quello che succede intorno a noi e una diminuzione della concentrazione.

Secondo i dati raccolti dalla società Gartner, infatti, quella sensazione di vivere giornate lavorative infinite è reale. Sembra proprio che con il lavoro da remoto le ore che trascorriamo davanti al pc sono aumentate di due o tre ore, e con loro anche lo stress.

Lavorando da casa non si ha mai la percezione di staccare veramente, perché nella maggior parte dei casi questo non avviene. Preferiamo trattenerci al laptop per terminare una scadenza o non interrompere un progetto perché all’apparenza farlo non ci pesa. Del resto siamo già a casa e non dobbiamo preoccuparci del traffico o del tempo di percorrenza da/e per l’ufficio. Ma così facendo ci ritroviamo a lavorare di più, e anche male.

Male perché a tutto questo si aggiungono le inevitabili interferenze familiari. La presenza di un compagno in smart working, piuttosto che quella dei bambini quando non sono a scuola. Tutto questo elimina definitivamente i confini tra il lavoro e lo spazio personale che spesso viene anche invaso dai continui meeting e dalle call su Zoom fatte durante la giornata.

La situazione, come appare evidente, è più complessa che mai. Quello che sappiamo con certezza, però, è che la fatica da smart working esiste, e non deve essere sottovalutata anche se amiamo il lavoro che svolgiamo e abbiamo degli obiettivi da raggiungere. In questo senso è chiaro che è necessaria una regolamentazione del lavoro da remoto, con tanto di orari e di spazi separati da quelli personali.

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Non è solo una sensazione: la fatigue da smart working esiste davvero