Decluttering: siamo davvero capaci di dire addio agli oggetti del cuore?

Fare ordine non serve se non siamo capaci di lavorare su noi stesse e lasciare andare via il superfluo

Sono passati diversi anni, ormai, da quando Marie Kondo approdava su Netflix con una serie di motivanti lezioni su come trasformare la casa e renderla essenziale. A quella docu-serie sono seguiti libri e guide sul decluttering, quella pratica che alleggerisce l’ambiente dove viviamo attraverso l’eliminazione del superfluo.

Perché meno è meglio, ormai lo abbiamo imparato. Fare spazio e ottimizzare la casa che abitiamo ci permette di rendere lo spazio funzionale e su misura, ma soprattutto di stare meglio con noi stessi. Ma è davvero così per tutti?

Certo, uno spazio soffocante e caotico probabilmente restituisce uno scenario tutt’altro che rilassante. E, come abbiamo più volte specificato, la nostra casa dovrebbe un tempio, all’interno del quale rigenerarci, trovare forze ed energie per affrontare il mondo esterno. Eppure ci sono degli oggetti che sono dei veri e proprio pezzi di vita, dai quali è davvero difficile separarci. È successo anche a voi?

Nonostante le buone intenzioni, la maggior parte delle persone che si convince a fare decluttering a un certo punto di blocca, eppure a guardare quelle lezioni, e a leggere manuali sul decluttering, sembra tutto così facile! Perché la possibilità di muoverci e pensare liberamente affascina tutti, ma poi dobbiamo inevitabilmente fare i conti con l’emotività che ci lega a quegli oggetti.

Creare, conservare e accumulare non è solo una questione di disordine, quella al massimo può essere una conseguenza. Il comportamento che ci porta a conservare cose, in realtà, è radicato in maniera profonda dentro di noi e riguarda principalmente la sfera psicologica.

Prima quindi di riorganizzare lo spazio e cambiare la qualità del nostro modo di vivere, occorre modificare la relazione che abbiamo con gli oggetti, utilizzati come strumenti emotivi per proteggerci da altri malesseri. Donald Altman autore di Il magico potere del riordino emotivo, afferma che il fatto di possedere così tante cose, non davvero utili al nostro benessere, ci fanno sentire capaci di padroneggiare la nostra vita.

Secondo l’antropologa Natasha Dow, con l’accumulazione si attiva in noi la sensazione di vivere in una zona che pare confortevole e sicura e che ci allontana da tutte le preoccupazioni quotidiane, i dolori fisici, l’ansia per il denaro e per il tempo che fugge.

Dovremmo quindi spostare la nostra attenzione su altro, e non sugli oggetti, per sentirci appagati. Quindi sì, ci si può davvero liberare di quelle cose che consideriamo “del cuore”, ma solo se facciamo un lavoro su noi stesse. A quel punto, allora, potremmo creare un ambiente sereno, fuori e dentro.

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