Esistono quattro tipi di felicità. Ma solo uno ti appartiene

La felicità si trova nelle piccole cose, in quelle semplici e autentiche, ma sta anche nei sogni straordinari e nelle esperienze. Ecco come trovare la nostra

Cos’è davvero la felicità? Una domanda, questa, che invade la nostra mente, che insiste e persiste nella nostra quotidianità. Trovare una risposta è pressoché impossibile, ed ecco spiegata quella ricerca continua e quasi ossessiva che scandisce le nostre giornate.

E a poco servono tutti gli insegnamenti e i consigli che arrivano dai lifestyle guru e dagli esperti di ottimismo, perché lo abbiamo capito a nostre spese che la positività tossica imposta a tutti i costi può diventare un’arma a doppio taglio, che più che avvicinarci alla meta ci allontana da essa.

Ma c’è un’altra cosa che dobbiamo considerare quando iniziamo quel viaggio apparentemente infinito alla ricerca della felicità, ed è il fatto di prendere consapevolezza che questo stato d’animo non può essere universale e soprattutto non si palesa nello stesso modo.

Questo ce lo dimostra anche il World Happiness report al quale ogni anno guardiamo con una certa curiosità. Sappiamo con certezza che alcuni Paesi, più di altri, hanno fatto della felicità un vero e proprio stile di vita da imitare. E questo è il caso dei territori del nord, e in particolare la Finlandia, che detengono il primato. Abbiamo cercato, con gli anni, di fare un po’ nostre quelle abitudini, a partire dall’hygge per continuare con i bagni nella foresta, per esempio.

Ma la felicità è davvero universale? O assume diversi significati in base alla popolazione, alla cultura e a un determinato luogo? Un interessante articolo redatto da Arthur C. Brooks, scienziato sociale e docente della Harvard Business School, per The Atlantic, ha scandagliato il concetto di felicità applicato a diverse persone nel mondo. Ha sottolineato, infatti, che se per i danesi la felicità sta nell’armonia interiore data da un’atmosfera calda e accogliente, per gli americani questa coincide con il soddisfacimento degli obiettivi professionali.

Questo ci fa comprendere quando sia variabile ed effimero il concetto di felicità. Sempre Arthur C. Brooks ha evidenziato quattro tipi di felicità che possiamo ottenere in base agli obiettivi di vita che abbiamo, e che quindi si allontanano dalle credenze universali e uguali. Non si tratta, ovviamente, di una verità assoluta, ma di un buon punto di partenza per trovare la nostra.

Secondo lo scienziato esiste la felicità basata sulle relazioni interpersonali che riempiono la vita. Queste non sono trattate alla stregua di una dipendenza, ma di un senso di appartenenza che crea le comunità religiose, spirituale o di qualsiasi altro tipo.

Esiste un’altra felicità, invece, che prende in considerazione l’amore, come l’amicizia, e quindi tutti quei legami che ci fanno sentire parte di una famiglia. Questa appartiene, sicuramente, alle persone che considerano la casa quel luogo dove risiedono gli affetti.

C’è chi invece trova la felicità nell’inseguire i propri sogni, nel trasformare una passione in un lavoro, o nel fare semplicemente ciò che si ama. Ed è il caso di chi sceglie di realizzarsi sul lavoro o di ottimizza il tempo libero per tutte quelle attività gratificanti che si svolgono in solitaria o con altre persone.

Anche le esperienze possono essere il tramite per arrivare alla felicità. Dalle cose più semplici e genuine, come una passeggiata nella natura, fino a una serata trascorsa con gli amici a guardare un film. In questo caso, al centro di tutti, ci sono le sensazioni positive e le emozioni che proviamo quando viviamo determinati momenti.

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Esistono quattro tipi di felicità. Ma solo uno ti appartiene