Bullismo contro il professore a Lucca

Il segnale di una più generale perdita di autorevolezza degli insegnanti

Dott. Massimo Vidmar

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta

Gli studenti nelle scuole italiane, si rivoltano contro gli insegnanti. L’evento di Lucca è eclatante, perché c’è un video che colpisce la nostra attenzione, ci fa indignare e spaventare. Sull’onda di questo fatto, probabilmente verranno alla luce della cronaca altri video, altri episodi che sono però solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che da anni affligge la scuola italiana: la perdita di autorevolezza degli insegnanti nei confronti degli studenti.

Io non voglio indignarmi, né preoccuparmi. La mia professione mi chiede di non giudicare, di non attribuire colpe, ma cercare di analizzare il problema. Quello che vedo è un duplice disagio: il disagio dei ragazzi che non trova il giusto contenimento e supporto da parte degli adulti e il disagio degli insegnanti, che davanti alle difficoltà e le conflittualità che vivono con i loro studenti si sentono impreparati e non aiutati.

La scuola del ventunesimo secolo non è punitiva, è più disposta ad accogliere (e spesso a lasciar correre). L’essere meno autoritaria e punitiva di per sé non è un male, ma si è passati in poco tempo da uno stile in cui l’insegnante godeva di rispetto (talvolta incutendo timore), ad uno stile più morbido, che nel voler tendere all’autorevolezza e all’accoglienza, scade in una modalità troppo permissiva che non raggiunge gli obiettivi educativi e i bisogni dei ragazzi.

Il disagio degli studenti

Gli adolescenti, crescendo imparano gradualmente a gestire l’emotività. Quando non ci riescono esprimono questo disagio attraverso l’azione, in modo aggressivo. Per quanto sia difficile da comprendere, spesso l’atto aggressivo di un adolescente nei confronti di un adulto (che sia genitore o insegnante) è anche una richiesta di aiuto. Spetta infatti a noi adulti aiutare i ragazzi a gestire l’emotività. E non possiamo farci trovare impreparati.

Quello che è accaduto nella scuola di Lucca è il risultato finale di un percorso che, probabilmente, si è sviluppato in molto tempo. Prima di arrivare a quel punto, ci sono stati segnali che non sono stati colti, o, se sono stati colti, non c’era il tempo di affrontarli: gli insegnanti sono presi da obblighi burocratici, compiti da correggere, programmi didattici da rispettare. A volte dimenticano il compito più arduo, ma fondamentale: costruire un rapporto di fiducia con i propri alunni.

Sicuramente non tutte le scuole e le classi hanno problematiche difficili, o un’atmosfera accesa e rabbiosa. Quando però la situazione è questa, a mio avviso, la preoccupazioni sul rendimento dovrebbero venir messe in secondo piano rispetto a quella della relazione insegnante – alunno. Anche quando la relazione problematica con la classe non riguarda tutti gli insegnati, ma solo alcuni.

Il disagio degli insegnanti

Tornando a riflettere sullo stile educativo, è sicuramente molto più difficile guadagnare rispetto passando dalla durezza alla morbidezza. Il compito è ancor più arduo se non si hanno nel proprio bagaglio, conoscenze e strumenti adeguati. Molti insegnanti sono impreparati nella gestione dell’emotività dei ragazzi.

Nella mia esperienza di psicologo, ho visto negli anni aumentare in modo esponenziale interventi e progetti extra-curricolari nella scuola, con l’obiettivo di prevenire la dispersione scolastica, migliorare i rapporti all’interno della classe, prevenire il bullismo, etc.

Attività queste dirette agli studenti. Rari, quasi inesistenti, invece, progetti formativi rivolti agli insegnanti, per permettere loro di sviluppare le adeguate competenze nella gestione delle dinamiche in classe. Misure di queste tipo, ridurrebbero di molto le difficoltà degli insegnanti nel relazionarsi con gli studenti.

Alleanza insegnanti-genitori

Un ulteriore elemento che complica la situazione è la poca alleanza e collaborazione tra insegnati e genitori. Questi ultimi sono sempre meno presenti nelle attività della scuola. Maggiore è lo scambio e la collaborazione che si crea tra genitori e insegnanti, maggiore sono le possibilità che la loro azione di supporto e guida verso i ragazzi possa essere efficace.
Questo ruolo di guida avviene anche attraverso segnali di stop, divieti e punizioni, alle quali sembra gli adolescenti non siano più abituati. Tant’è che quando vengono applicati, non vengono tollerati e, a volte, provocano razioni incontrollate nei ragazzi.
I NO vanno espressi con gradualità e coerenza. Se utilizzati come misura di emergenza, una tantum, non vengono compresi dai ragazzi e, soprattutto, non rispettati.

Dott. Massimo Vidmar Psicologo, Psicoterapeuta Esperto nella Valutazione e Gestione dello Stress, in Tecniche di Rilassamento, Mindfulness PMP e Energetic Breathing. Mi occupo inoltre di disturbi d'Ansia e Demenze Senili. Conduco training per lo sviluppo dell’Autostima e del proprio Potenziale"

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