Non sei il giudizio che ti danno gli altri. E la bocciatura non è la fine del mondo

Si dice che Albert Einstein non fosse bravo in matematica, eppure è diventato il più importante fisico del XX secolo. Raccontatela ai giovani la sua storia. Spiegate loro che da un fallimento nascondo grandi occasioni

I fallimenti fanno parte della vita, la nostra, da sempre. Da quando abbiamo cominciato a camminare, o almeno ci abbiamo provato, e con il supporto di mamma e papà tentavamo con tutte le forze che avevamo nel nostro esile corpicino di metterci in piedi, come sapevamo fare. Ma non sapevamo ancora farlo e allora cadevamo. Tra le braccia dei nostri genitori o a terra, provocandoci lividi e bernoccoli che facevano male. Ma a quei tempi, la voglia di riuscirci era così forte che niente e nessuno ci avrebbe fermati.

Crescendo abbiamo capito che il senso della vita era un po’ questo: cadere, farsi male e rialzarsi. Abbiamo però perso anche un po’ di quella forza e di quella tenacia che ci contraddistingueva quando eravamo piccoli. Forse a causa dei giudizi e delle convenzioni, forse perché la paura di non essere all’altezza (ma poi all’altezza di chi?) ci ha fatto vergognare dei nostri stessi fallimenti. E allora abbiamo iniziato ad avere paura.

E abbiamo avuto paura anche della bocciatura, chi più e chi meno, perché anche quella, volendo, poteva trasformarsi nello stigma sociale di un fallimento, forse il primo e il più grande. Così come i voti a scuola o gli esami non passati all’università. Ma non siamo dei supereroi infallibili ai quali viene chiesto di non sbagliare, o di non cadere mai. Ma qualcuno ne è ancora fermamente convinto, purtroppo.

Per questo abbiamo il diritto e il dovere di insegnare alle nuove generazioni che essere bocciati a scuola non è un giudizio insindacabile su ciò che si è. E anche se fosse, nessuno al mondo può permettersi di entrare nei panni degli altri, perché non saranno mai i suoi.

In un momento storico in cui tutte le certezze dei giovani sembrano crollare, tra mancanza di emozioni autentiche e ossessione di apparire più che di essere, loro si ritrovano a dover fare i conti anche con la scuola. E con la paura di essere bocciati.

E va bene preoccuparsi dei voti e dell’andamento scolastico, a patto che lo si faccia con la consapevolezza che quello è solo l’inizio di una grande avventura che li porterà a realizzare tutti i loro sogni. E pazienza se questo sogno subisce un rallentamento con la bocciatura, si fa sempre in tempo a recuperare, a migliorare.

Perché è vero, essere bocciati significa inevitabilmente che si è sbagliato qualcosa, o forse che non lo si è fatto bene. O forse, ancora, che non si aveva la maturità giusta, la consapevolezza di prendere quell’impegno scolastico con più attenzione. Ma questo non vuol dire essere buoni o cattivi, giusti o sbagliati. Vuol dire solo che c’è un’altra opportunità per fare meglio.

Si dice che il grandissimo fisico Albert Einstein non fosse bravo in matematica, eppure è diventato il più importante fisico del XX secolo. Raccontatela ai giovani d’oggi la sua storia, narratela ai vostri figli. Dite loro che probabilmente è vero che una bocciatura è un piccolo fallimento, ma è soprattutto un’occasione per migliorarsi, per crescere ed evolvere. Per diventare grandi.

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