L’antica leggenda zen dello stagno ci insegna cosa si nasconde dietro la rabbia

Così la rabbia indossò i panni ella tristezza

Molte volte utilizziamo favole moderne o storie antiche dimenticate per provare a spiegare i sentimenti e le emozioni ai più piccoli. Ma ammettiamolo, alcuni meccanismi del cuore sono estranei anche a noi, perché quando si parla di sensazioni percepite e di emozioni, nulla sembra riuscire a spiegare quello tsunami che abbiamo dentro, nel bene e nel male.

Così ecco che abbiamo scelto una storia, una di quelle che non è stata trasformata in un cartone della Disney e che forse non appartiene neanche al nostro immaginario collettivo, ma che è stata tramandata da generazione in generazione nel mondo orientale.

Stiamo parlando de Lo stagno, un’antica leggenda zen che narra la storia della tristezza e della rabbia. In un tempo molto lontano esisteva un giardino incantato all’interno del quale vizi e virtù convivevano in armonia, tutti tranne la tristezza e la rabbia che, al contrario, non riuscivano a godere di quella meravigliosa e idilliaca atmosfera che apparteneva a quel paradiso.

La rabbia e la tristezza erano due inquilini davvero difficili da gestire e andavano d’accordo rispettivamente solo con l’invidia, il risentimento e la gelosia, e con la pigrizia, il conformismo e la sfiducia. Insomma, un gruppetto davvero da evitare che non riusciva a godere del sole neanche nelle giornate più splendenti.

Mentre gli altri evitavano questi strani inquilini, la rabbia e la tristezza si ritrovavano spesso a trascorrere del tempo insieme, soprattutto nelle paludi buie e tra le foreste incontaminate. Un giorno, quasi per caso, vennero a sapere di un tesoro nascosto all’interno di uno stagno presente nel giardino.

La rabbia, che reagiva sempre senza pensare, sfidò la tristezza per trovare quel tesoro. La seconda, nonostante convinta di perdere, accettò la gara e in men che non si dica le due iniziarono a scavare nel terreno. Nessuna delle due trovò mai quel tesoro, al contrario fanghi e detriti ormai le ricoprivano.

Così decisero di farsi un bagno nello stagno togliendosi i vestiti e tra i sentimenti rabbiosi di una e la sfiducia totale dell’altra si levarono via il fango trasformando l’acqua cristallina dello stagno in torbida e scura. La rabbia, indispettita da tutto ciò, uscì di fretta e furia prendendo gli abiti della tristezza e andò via.

Rimasta sola e senza abiti, la tristezza scelse di indossare i vestiti della rabbia, del resto a lei non importava. La leggenda narra che da quel giorno, la rabbia indossa gli abiti della tristezza e la tristezza quelli della rabbia. Così, guardandoli, gli abitanti di quel luogo meraviglioso capirono che la rabbia è solo un travestimento della tristezza e che la tristezza, ogni tanto, si traveste di rabbia.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

L’antica leggenda zen dello stagno ci insegna cosa si nasconde d...