Guida all’uso della psicologia

La chiarezza psichica e mentale è una condizione auspicabile per tutti. Anche se purtroppo nella vita di una persona sono molti i momenti e le situazioni che possono generare stati di maggiore confusione e malessere e proprio in questi momenti l’individuo può non avere la forza di reagire autonomamente.

Quello che si manifesta come un "male interno" o un disturbo fisico dall’origine indefinita, ha bisogno dell’intervento di chi sa capire e sostenere, per intraprendere un percorso terapeutico modellato sulla persona.

La Dottoressa Barbara Cuneo svolge il lavoro di psicoterapeuta, in studio con pazienti privati. E’ consulente in un Comune dell’hinterland milanese presso i servizi sociali, dove si occupa di: adozione e affidamento di minori, disagi di minori nelle situazioni di più difficile degrado.

Quando ci si rende conto di aver bisogno dello psicologo?
Ci si rende conto di averne bisogno quando si ha un disagio, un malessere che non si riesce a spiegare. Ovviamente dipende dal sintomo: in caso di disturbi fisici ad esempio mal di testa, gastrite e debolezza, ci si rivolge prima al medico di base e si fanno ricerche di tipo diagnostico, una volta escluse le cause fisiche, allora si ricerca l’origine del male altrove e in particolare ci si rivolge allo psicologo. Nel caso di disturbi come stress, difficoltà sessuali o sul lavoro, disagi esistenziale e sensazioni di inadeguatezza, sorge prima il bisogno di una consulenza psicologica. Mediamente la gente arriva dallo psicologo con idee abbastanza vaghe, dicendo di essere insicuri, di aver bisogno di qualcuno, di non essere più autonomi e indipendenti…

Nel momento in cui si richiede una psicoterapia, o si ha avuto il suggerimento da parte di qualcuno (il medico, i familiari, le riviste, la televisione), oppure è difficile che si arrivi da soli allo studio dello psicologo, soprattutto se non si ha già un orientamento alla psicologia. Succede che le persone vengano a fare dei colloqui, sulla scia delle terapie alla Woody Allen, all’idea però che il lavoro sia impegnativo e lungo rinunciano presto.

Familiari e amici possono essere d’aiuto a chi ha bisogno di cure?
Arrivano dallo psicologo persone vicine, familiari, magari preoccupati da comportamenti strani nella persona in difficoltà. Penso al caso di una ragazzina anoressica: è chiaro che c’è una preoccupazione dei genitori o di chi è vicino, mentre non c’è una accettazione in prima battuta della ragazza stessa. In questi casi i familiari si attivano prendendo la ragazza di peso o contattando in via preliminare lo specialista.

L’aiuto dei familiari serve, nel senso che ci sono delle patologie che coinvolgono le persone che ci stanno intorno (la famiglia ad esempio), premesso che ciascuno deve andare in prima persona a farsi curare, ma è indubbio che se le persone più prossime si curano a loro volta, può avvenire il cambiamento. Oppure se il tessuto intorno diventa più sano, anche la situazione del soggetto, del capro espiatorio, si sgonfia. Questo capita soprattutto con gli adolescenti, dove i genitori, disorientati e messi in discussione in prima persona, decidono di rivolgersi allo psicologo per avere un aiuto. Poi non sempre ci stanno, quando capiscono che il loro coinvolgimento è più di quello che sarebbero disponibili a dare, si allontananano. Resta il fatto che se la persona che sta male non è disponibile, è difficile curarla in modo indiretto, attraverso familiari, parenti e amici.

Se si ha bisogno di aiuto, a chi bisogna rivolgersi? Al consultorio, al medico di base…
I percorsi sono diversi: uno parte dal medico di base, nel caso di medici con una cultura un po’ psicologica, che possano indirizzare il paziente alla psicoterapia. Un secondo percorso, che personalmete mi sento di privilegiare, è il canale fondato sul passaparola, fondato sulla fiducia che si può avere nel terapeuta che ha aiutato l’amico, il parente. Ognuno di noi difronte a un percorso difficile e delicato, come quello dell’analisi psicologica, si deve tutelare andando in un posto sicuro, dove sia più o meno garantito il buon risultato, che vuol dire non necessariamente guarire. Perché in questo lavro si può discutere a lungo sul concetto di guarigione. Dove almeno si possano trovare delle risposte al malessere che si prova, e dove si trovi accoglienza. Il rapporto di fiducia è fondamentale. Ci sono anche dei medici di base sensibili, che hanno tutta una rete di indicazioni da dare, non sempre però è così.

Ci sono anche i consultori, ma non sempre danno un servizio adeguato, per un problema spesso di organico, non di cattiva volontà. E’ difficile andare in un consultorio e pensare di fare una terapia lunga. Normalmente fanno terapia breve, perché non possono garantire l’assistenza per alcuni anni e la continuità del referente. Il limite della stuttura pubblica. Quindi sul discorso di terapia c’è questo limite, mentre i consultori funzionano bene sul discorso della diagnosi e del supporto farmacologico. Come primo canale potrebbe servire per un orientamento, difficile però che indichino nomi di privati.

Oggi ci sono anche molti psichiatri che hanno una formazione psicoanalitica, psichiatri che fanno terapie. Come ci sono quelli che usano soluzioni solo farmacologiche, ma forse sono una minoranza, o meglio sono una maggioranza gli psichiatri che considerano le terapie per alleviare una serie di sintomatologie. Ci può essere una collaborazione tra le figure professionali, soprattutto nei casi di pazienti più gravi; con pazienti meno gravi, può servire un monitoraggio farmacologico per intervenire anche nelle emergenze. Considerato che un massiccio uso di farmaci impedisce di fare una buona psicoterapia, non avere una copertura farmacologica, in certe situazioni, non permette di fare la terapia.

Se un paziente è grave, nel senso che ha un disturbo di tipo psichiatrico, forse è auspicabile un contatto con il servizio territoriale che può garantire una copertura ad ampio raggio: c’è lo psichiatra, lo psicologo, l’educatore, l’aterlier…

Cos’è l’atelier?
Sono dei centri diurni dove fare laboratori espressivi, di musica, d’arte… Con certi pazienti che magari non lavorano, dove c’è una struttura familiare carente o assente, serve avere un supporto sul territorio che possa governare questi aspetti. Di fatto nella pratica privata, capita che ci si relazioni tra colleghi sempre nell’ambito privato.

In cosa consistono i diversi incontri?
Generalmente i colloqui sono gli incontri preliminari, una persona viene con un’idea più o meno precisa, più o meno vaga, e chiede una consulenza; si fanno dei colloqui dove si cerca di conoscersi reciprocamente, si vede se c’è feeling tra paziente e terapeuta, se si riesce ad instaurare fiducia.

Le sedute sono quelle che presuppongono un lavoro in corso, all’interno del progetto terapeutico. Si è già in terapia.

Premesso che la psicanalisi classica, nata con Fredu, esiste ancora, nella realtà ha dovuto adeguarsi ai cambiamenti che ci sono stati, ha assunto una nuova forma che si usa chiamare psicoterapia, che è caratterizzata da una frequenza minore di incontri. Poi ci può essere una psicoterapia di sostegno: il paziente viene con una frequenza blanda, una volta alla settimana o ogni quindici giorni, e viene sostenuto su dei nuclei che considera come problematici (difficoltà con i figli, con la moglie, sul lavoro…); lo psicologo lo sostiene senza andare a toccare troppo le motivazioni, le radici che lo portano al malessere o che lo portano a un certo tipo di comportamento. Se si vanno a toccare dei nuclei più profondi si parla di psicoterapia di tipo espressivo. E’ necessaria in questo caso una frequenza maggiore (più volte alla settimana), perché serve un sostegno più grande dove può esserci il disorientamento e lo spavento.

Psicoterapia breve è quella incentrata su un unico problema, se si è identificato quello, lo si risolve con focus mirati. Generalmente si dà un’indicazione di 15, 20 sedute. Poi in realtà uno si appassiona al tipo di lavoro e decide di proseguire anche per tre, quattro anni. Il rapporto con il paziente durante questi anni non deve diventare un’amicizia, passa sì attraverso stadi anche di conflitto, ma mantiene delle regole imprescindibili: continuità, impegno anche economico, stabilità e sicurezza.

Le terapie quali sono?
Intanto di terapie e anche di scuole ce ne sono tantissime. Oggi serve una scuola di specializzazione oltre alla laurea in medicina o psicologia. Ma queste scuole sono davvero molte e diversissime tra loro. Solo a Milano quelle riconosciute saranno una trentina.

Le scuole si raggrupano in grandi categorie, a livello macro: quelle con orientamento psicoanalitico (freudiane, junghiane…) sono quelle di cui abbiamo parlato finora. Poi ci sono scuole di pensiero come la scuola sistemica, dove la terapia è centrata sulla famiglia o su un nucleo più allargato. Normalmente ci sono due terapeuti uno con i pazienti e un altro, nascosto dall’altra parte di uno specchio, in genere si scambiano i ruoli e in altri casi presenziano entrambi. E ancora ci può essere una terapia di tipo cognitivo comportamentale, anziché andare a risolvere delle questioni d’origine, risolvono il problema funzionale. Banalizzando: non vanno ad analizzare perché uno si mangia le unghie ma cercano di trovare il modo per smettere di farlo. Risolvo il problema contingente.

Quali sono i problemi più comuni, per cui le persone si rivolgono allo psicologo?
Il problema più comune credo sia la depressione che però assume varie forme, in generale questo è il problema più comune di chi si rivolge allo psicologo, che poi copre tutta una serie di altri problemi. Poi arrivano persone insoddisfatte e stressate, a motivo dei ritmi, a cui non tutti riescono a star dietro. Si hanno così ripercussioni come l’insonnia, le disfunzioni sessuali, il tabagismo, tutte le forme di dipendenza nonché i problemi alimentari. Inoltre ci si rivolge anche allo psicologo in concomitanza con aventi traumatici, eventi tragici: separazione, cambio di lavoro, abbandono…

Si rivolgono allo psicologo anche coppie?
Le coppie si rivolgono se ci sono problemi comuni, e questi spesso riguardano la presenza di figli problematici.

E’ possibile che alcune categorie sociali come manager e impiegati, ma anche casalinghe e studenti siano sogetti a disturbi analoghi tra loro?
I disturbi sono tendenzialmente trasversali, si generalizza a torto.

Senza voler sminuire la serietà di alcuni disturbi, in quali casi si può intervenire in modo semplice?
Cambiare un po’ regime di vita; un consiglio da dare a livello di amicizia, può essere un aiuto superficiale, ma comunque far finta che il problema non ci sia non aiuta. Si può supportare con hobby, sport e altre attività ricreative, una soluzione strategica per coprire un disagio. Però non serve perché sotto rimane la difficoltà.

Un sintomo diventa preoccupante nella misura in cui diventa un ostacolo alla propria vita. Se il sintomo è leggero e meno grave si può intervenire con delle terapie "innovative", questa può essere una strategia per viver bene. Se si fa fatica a vivere allora forse c’è un motivo sufficiente per pensare di prendersi cura di se stessi affidandosi a qualcun altro. Sul fisico è più facile, quando è un problema di natura psicologica è più difficile andare a farsi curare.

Elena Ubertazzi

1. Ansia Nello stato d’ansia si attivano le stesse reazioni, a livello fisico e mentale, che si presentano nella situazione di "attacco e fuga" senza la necessaria presenza di un oggetto da cui fuggire. Aumenta la frequenza del battito cardiaco e del respiro, cresce la vigilanza e la tensione muscolare: in questa condizione fisica si reagisce nel modo peggiore possibile. L’ansia è una reazione normale se il pericolo è reale, e se la sua intensità è proporzionale all’entità del pericolo stesso. Nell’enciclopedia

2. Attacco di panico E’ una forma di angoscia, di paura incontrollabile e improvvisa. Ha una durata breve e intensa nella manifestazione, comporta senso di soffocamento, tremore, accelerazione del battito cardiaco e vertigine. Nell’enciclopedia

3. Depressione In generale indica uno stato di tristezza e sfiducia in se stessi e negli altri. Nello specifico è una sindrome di sofferenza dell’individuo che manifesta distacco e disinteresse per il quotidiano, apatia, ossessioni non giustificate e anche pensieri di conclusioni estreme della propria vita. E’ presente un’alterazione delle normali attività: mangiare, dormire, uscire di casa… Nell’enciclopedia

4. Esaurimento Nel caso specifico si parla di esaurimento nervoso, una condizione di logoramento e perdita di energie a seguito di un disturbo mentale, psichico o anche fisico. L’esaurimento è riconducibile a stress e avviene in condizioni di debolezza e fragilità. Nell’enciclopedia

5. Fobia E’ una paura irrazionale e incontrollabile di animali, situazioni specifiche, oggetti e condizioni ambientali. Solo al pensiero dell’oggetto in questione la persona può provare ansia, finanche all’attacco di panico; soprattutto si indica un soggetto come fobico quando la paura non permette lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Ad esempio si è fobici verso spazi aperti e luoghi chiusi, insetti, uccelli, sangue e iniezioni… Esiste anche la fobia sociale quando si ha paura di interagire con altre persone in condizioni formali o informali. Nell’enciclopedia

6. Frustrazione E’ uno stato della depressione che capita nel mometo in cui non si realizza un bisogno o un obiettivo desiderato. Può è essere la conseguenza di una condizione personale, come l’età, oppure di una situazione ambientale, sociale o fisica. Nell’enciclopedia

7. Mania Disturbo tipico di chi ha un’idea fissa, caratterizzato da esaltazione ed euforia. Nell’enciclopedia

8. Ossessione Si presenta comunemente quando si ha un pensiero, per lo più assurdo o senza senso, fisso e ricorrente che prevale sugli altri. In caso di ansia o stress le ossessioni possono peggiorare e creare scompensi nelle attività quotidiane, in questo caso possono diventare patologiche. Nell’enciclopedia

9. Paranoia Disturbo tipico di chi ha idee deliranti di persecuzione, di aggressività, di grandeza e di sospetto. Nell’enciclopedia

10. Stress In questo caso è una condizione psichica, paragonabile a un sovraccarico emotivo e mentale che genera un logoramento. In genere è dovuto ad attività e impegni professionali e famigliari legati a situazioni difficili come malattie, traumi e tensioni sentimentali e finanziarie.  Nell’enciclopedia

Consulenza e sostegno psicologico
Seduta di consulenza e/o sostegno psicologico individuale:
da min ? 35 a max ? 115
Seduta di consulenza e/o sostegno psicologico alla coppia e alla famiglia:
da min ? 45 a max ? 165
Seduta di consulenza e/o sostegno al gruppo (max 12 partecipanti):
da min ? 15 a max ? 45

Psicologia clinica
Colloquio psicologico clinico individuale e osservazione clinica e comportamentale diretta o indiretta (per seduta). Include visita psicologica:
da min ? 35 a max ? 115
Colloquio psicologico clinico familiare o di coppia. Include mediazione familiare:
da min ? 40 a max ? 140
Supervisione psicodiagnostica e/o clinica di gruppo (per incontro e per partecipante):
da min ? 35 a max ? 75
Supervisione psicodiagnostica e/o clinica individuale (per incontro):
da min ? 45 a max ? 185

Diagnosi psicologica
Colloquio anamnestico e psicodiagnostico individuale:
da min ? 35 a max ? 115
Colloquio anamnestico e psicodiagnostico familiare o di coppia:
da min ? 40 a max ? 140

Psicoterapia
Psicoterapia individuale (per seduta):
da min ? 40 a max ? 140
Psicoterapia di coppia o familiare (per seduta):
da min ? 55 a max ? 185
Psicoterapia di gruppo (per seduta e per partecipante) (n. max 12 partecipanti per gruppo):
da min ? 20 a max ? 70

Guida all’uso della psicologia