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Terapia su misura per il tumore al seno

Ogni anno, in Italia, circa 53.000 donne si ammalano di tumore della mammella. Grazie allo screening e alla diagnosi precoce è possibile arrivare sempre più rapidamente a riconoscere il nemico.

Grazie soprattutto agli studi sulle caratteristiche delle cellule neoplastiche, l’oncologo riesce a programmare caso per caso il trattamento più indicato, sfruttando le diverse armi a disposizione. Le caratteristiche genetiche e molecolari delle cellule tumorali giocano infatti un ruolo importante nella messa a punto di un approccio “personalizzato”. In termini generali, infatti, i tumori possono essere responsivi agli ormoni, avere il recettore HER-2 positivo oppure risultare tripli-negativi, cioè non presentare punti d’attacco specifici della cellula su cui “mirare” la terapia. Tra le forme che più hanno fatto registrare progressi ci sono il 15-20% di tutti i casi di carcinoma mammario, che manifestano il sottotipo HER2-positivo aggressivo.  Grazie a questi progressi, oggi anche nelle forme più avanzate di tumore, che hanno già dato metastasi e sono positive per i recettori HER2, si possono studiare cure innovative. La conferma viene dalla Conferenza Internazionale sul Carcinoma Mammario di San Gallen, in Svizzera, che ha riunito i massimi esperti sulla patologia.

Cure mirate in ogni circostanza

Non tutti i tumori sono uguali. Né si possono considerare identiche le donne che si ammalano. Per questo oggi gli oncologi, in caso di tumore Her2-positivo ma non solo, debbono sempre scegliere il trattamento più indicato in base alla fase della malattia ed alla gravità del quadro, oltre che alle condizioni generali della donna. C’è però un obiettivo che appare fondamentale: arrivare a trattamenti che evitino il ricorso alla classica chemioterapia. Ed è su questo che si lavora per il futuro. “Nei tumori molto piccoli e nelle prime fasi di malattia, quindi in forme a basso rischio in caso di positività per recettori HER2 e ormonali, l’obiettivo è evitare di sottoporre la donna a chemioterapia, con trattamenti mirati in base ai recettori positivi – spiega Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. “Anche nella donna che ha un tumore avanzato che ha già dato metastasi, in termini generali, occorre puntare a ridurre il ricorso alla chemioterapia quando possibile: in particolare, mancano ancora studi in caso di malattia metastatica endocrino-responsiva ed HER2+ che possano assicurarci di poter evitare la chemioterapia. Infine, non va dimenticato che in alcuni casi si potrebbe pensare, in futuro, di sospendere il trattamento con farmaci che agiscono sui tumori HER2+. Anche su questo fronte gli studi dovranno offrirci indicazioni importanti”. La ricerca, insomma, va avanti. e, come segnalato nel congresso mondiale di San Gallen, sta portando risultati interessanti anche nelle forme di tumore metastatico, circa 7000 ogni anno in Italia, con speranze di guarigione e comunque di poter offrire risultati significativi grazie alla terapia, sotto l’aspetto del miglioramento della sopravvivenza libera da malattia per la donna.

Un “cavallo di Troia” per portare il farmaco nelle cellule

“Per le donne con neoplasia mammaria in fase metastatica, a mio parere, son due le novità più interessanti in questo momento: la disponibilità di trastuzumab-deruxtecan (DT) e quella di tucatinib, farmaco che ha mostrato di poter offrire vantaggi in termini di sopravvivenza” – riprende Curigliano. “Il primo farmaco in pratica opera con la strategia del “cavallo di Troia”, cioè ha un “trasportatore” che rilascia il principio attivo esattamente nelle cellule tumorali, evitando di diffondere il medicinale sulle altre cellule: grazie a questa strategia ha dimostrato di poter consentire un controllo della malattia”. Il farmaco è tecnicamente un anticorpo monoclonale coniugato anti-HER2 ed è indicato secondo le linee guida della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo che hanno ricevuto due o più precedenti regimi anti-HER2.  Secondo Fatima Cardoso della Breast Unit presso il Champalimaud Clinical Centre di Lisbona, “le linee guida sul carcinoma mammario avanzato sono state recentemente aggiornate; le raccomandazioni per il trattamento della malattia metastatica HER2-positiva ora includono nuovi agenti, (appunto trastuzumab deruxtecan e tucatinib), come opzioni aggiuntive nelle pazienti in progressione nonostante il trattamento”. Il tutto, ovviamente, per rispondere ad ogni donna in base al suo bisogno, con la speranza che la scienza, passo dopo passo, riuscirà a vincere la sfida al cancro.

 

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Terapia su misura per il tumore al seno