Perchè parlare dei cani in termini umani

Parlare dei cani in termini umani non è un errore, aiuta a capire meglio queste creature incredibili

Lauretana Satta

Lauretana Satta Dog blogger

I cani sono cani. Basta trattarli come persone. Basta confonderli con i bambini‘.

Seguono applausi e commenti tipo ‘Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno. I cani sono cani e devono essere trattati da cani‘.

Tra le tante cose che si sentono sui cani questa è una di quelle che mi da più fastidio.

Se ci si ferma all’apparenza, dire che i cani sono cani è dire il nulla. Già avrebbe più contenuto dire che con il termine cane è comunemente nota la specie a cui Linneo diede il nome di Canis familiaris ma lo sfoggio di erudizione sfonda la barriera del ridicolo ed è inutile.

Qual è il problema allora?

Il problema è che non è nulla quello che c’è dietro frasi come ‘i cani sono cani e devono essere trattati da cani’.

Quello che c’è dietro frasi così sono persone che non sanno (o, per motivi oscuri, non vogliono riconoscere) chi sono veramente i cani.

Ignorare la natura dei cani porta con sè ignorarne le esigenze e trattarli in modo inadeguato e il risultato è non farli vivere bene. E’ una cosa grave.

Quello che sfugge a chi sentenzia che i cani sono cani e devono essere trattati da cani è che i cani sono esseri viventi, con sentimenti, emozioni, stati d’animo, capacità cognitive rilevanti ed importanti esigenze emotive, fisiche e sociali che li rende molto simili agli umani e hanno un rapporto con gli umani comparabile a quello tra genitori e figli.

Trattarli veramente da cani vuol dire trattarli con cura, attenzione, e rispetto per la loro natura e per le loro esigenze, nulla di diverso da come si trattano – o, forse meglio, si dovrebbero trattare – le persone e nel rispetto del legame che hanno con gli umani.

L’errore che fa chi dice i cani sono cani e devono essere trattati da cani è credere e voler far credere che cura, rispetto e soddisfazione delle esigenze dei cani equivalga ad antropomorfizzarli. Non è così.

Conoscere e rispettare la natura e le esigenze dei cani è trattarli da persone ma non equivale a dire che i cani sono umani.

I cani hanno la loro natura e le loro esigenze, certe uguali a quelle degli umani (ad esempio beneficiare dall’essere confortati quando hanno paura o essere protetti quando fa freddo); altre sono le stesse degli umani ma in forma canina (ad esempio l’esigenza di essere stimolati mentalmente – ne hanno bisogno entrambe le specie ma quello che stimola la mente dei cani e quello che stimola la mente degli umani è diverso); e altre ancora sono proprio canine (ad esempio, per i cani l’olfatto è il senso principale, per gli umani no oppure la solitudine che per loro è innaturale e imporgliela estesamente è una forma di maltrattamento).

Posto che usare termini umani per descrivere i cani non equivale ad antropomorfizzarli, il grande etologo e biologo dell’evoluzione Mark Bekoff spiega che farlo ci permette di comprenderli meglio.

Un esempio dovrebbe chiarire il punto:

Dire che tra le emozioni che provano i cani c’è la tristezza non equivale a dire che i cani sono tristi nello stesso modo degli umani – potrebbero esserlo come no. Vuol dire riconoscere che i cani provano una emozione per noi comprensibile in termini di tristezza e saperlo ci mette in condizione di interagire correttamente con loro.

L’alternativa – ignorare e/o negare che i cani abbiano l’emozione ‘perchè la tristezza è umana e i cani sono cani’ vuol dire ignorare anche tutto ciò che ad essa è associato, vuol dire non rispettare e non soddisfare le esigenze emotive e sociali associate a tale emozione ed equivale a non trattare bene i cani.

La verità è che maltrattare i cani è facilissimo, e il primo passo verso il maltrattamento è ignorare/negare la loro natura e le loro esigenze, anche quelle da ‘persona’.

Lauretana Satta

Lauretana Satta Dog blogger Dal caos nasce una stella danzante, diceva Nietsche. Per Lauretana il caos è stata la relazione con Oban, cane complicato, e la stella danzante è la vita insieme ora dopo tanto lavoro insieme. Dall’esperienza con Oban è nato il sito Dogdeliver, pensato per raccontare la straordinarietà dei cani e della loro relazione con gli umani.

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