Cani: il mito del padrone capobranco

In tanti credono ancora che gli umani devono imporsi sui cani per essere riconosciuti come capobranco

Esseri umani e cani vivono l’uno accanto all’altro da millenni, si sono addirittura evoluti insieme, hanno una relazione che non ha pari al mondo, non ci sono dubbi su chi è chi. Eppure sul rapporto tra uomo e cane ci sono ancora tante credenze popolari, che possono portare a rapportarsi in modo errato con il proprio animale.

Una di queste è il culto del padrone capobranco e i suoi numerosi adepti. L’assunto di base è che i cani sono animali di branco che passano la vita pianificando e combattendo per dominare sugli altri (ossia gli umani con cui vivono), gli umani quindi devono dominare i cani e imporsi su di loro come capobranco. Ma è veramente così?

I cani sono animali sociali

Spesso la parola “branco” viene utilizzata con la sua connotazione negativa. I cani sono animali sociali (come gli umani) e tante delle loro straordinarie capacità, di cui gli umani beneficiano in modo incalcolabile, derivano dal loro essere tali. Non c’è nulla di negativo nell’essere un animale sociale.

Quanti sceglierebbero di portarsi in casa uno o più animali tecnicamente capaci di ucciderti e si metterebbero in una situazione per cui devono lottare costantemente per sottometterlo a rischio della loro stessa sopravvivenza? Si può pensare che lo facciano le centinaia di milioni di persone – tra cui anziani, famiglie con bambini, single, coppie, persone non vedenti, malati di diabete, associazioni di pet therapy, ospedali, case di riposo, associazioni di soccorso – che hanno uno o più cani per motivi che vanno dalla compagnia al soccorso all’aiuto per vivere in modo più autonomo?

Centinaia di migliaia di persone non hanno nemmeno la condizione fisica per sostenere una lotta di potere costante con il cane e nonostante questo non sono loro sottomessi. Le considerazioni di questo tipo lasciano però il tempo che trovano: per avere risposte fondate bisogna rivolgersi alla scienza.

I cani non sono animali dominanti

Gli studi sulla natura dei cani, la loro evoluzione e la loro relazione con gli umani, seppur relativamente recenti sono tanti, sono importanti e sono da ovunque nel mondo. Cosa ci dicono i più grandi esperti di etologia, biologia evolutiva, psicologia, veterinaria, benessere animale e con loro i migliori rieducatori ed educatori cinofili?

I cani sanno che gli umani non sono cani e le dinamiche che ci sono tra cani non sono necessariamente le stesse che ci sono tra cani e umani. Tra cani esiste una forma di gerarchia, “che non è interscambiabile con la dominanza; la stabilità nel gruppo è mantenuta dalla deferenza e non da comportamenti agonistici e la dominanza non descrive la relazione tra individui, è un termine relativo stabilito dal valore delle risorse per ciascun individuo” (Social Behavior of Dogs, By Gary M. Landsberg BSc, DVM, MRCVS, DACVB, DECAWBM e Sagi Denenberg DVM, DACVB, Dip. ECAWBM (Behaviour), MACVSc (Behaviour).

In altre parole, dire che “i cani sono dominanti” è etologicamente sbagliato.

La struttura sociale dei cani è simile a quella dell’uomo

Un’altra cosa che affermano gli esperti è che la struttura sociale dei cani è simile a quella degli umani, con i genitori che proteggono, educano e guidano i figli che li seguono. È scientificamente provato che la relazione che si stabilisce tra cani e umani è comparabile a quella tra figli e genitori: i cani non vogliono dominare né il mondo né gli umani e, anzi, hanno bisogno degli umani per sentirsi sicuri ed essere sereni. Detto ciò relazionarsi con loro in modo antagonistico per dominarli e sottometterli non ha né fondamento né scuse.

La filosofia di chi pensa che i cani debbano essere dominati e sottomessi è che i risultati si ottengono usando la coercizione. Punizioni, violenza fisica e verbale, strumenti fisici che fanno male sono i mezzi a cui si ricorre per piegare il cane al proprio volere. C’è un termine che definisce questi metodi: maltrattamento.

La coercizione non serve a nulla

È scientificamente provato che la coercizione inibisce e genera paura e insicurezza, impedisce che si sviluppi una relazione di fiducia tra cane e umano, limita la capacità di apprendimento del cane, non educa, confonde, non corregge.

Secondo i sostenitori, il metodo funziona. Ma si tratta di veri e propri maltrattamenti e l’apparente successo nasconde il rischio, grave e reale, che il cane ad un certo punto si stufi di subire abusi e decida di difendersi. Se poi alcuni cani possono resistere agli abusi della coercizione, altri ne sono distrutti.

Perché prendere un cane, un animale con carattere, personalità, ricco di sentimenti, emozioni e stati d’animo, che ha un potenziale di relazione con gli umani che va oltre lo straordinario, per annichilirlo?

Il concetto di padrone capobranco è superato

Il concetto di padrone capobranco che con la coercizione (fisica e/o mentale) si impone sul cane e lo sottomette al suo volere è vecchio e superato, va contro la natura del cane, viola la relazione tra cane e umano ed è anche non etica e amorale.

Detto questo, perché è tanto popolare? La risposta è semplice: è facile e attraente. Abusare di chi è debole e dipendente è facile, non serve nessuna capacità e i cani sono un obiettivo perfetto: dipendono totalmente dagli umani, hanno una straordinaria capacità di adattamento per cui possono anche abituarsi ad essere maltrattati. E ancora, se decidono di difendersi sono trattati con ancora più violenza e se non cedono nemmeno a quella, vengono abbandonati.

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Cani: il mito del padrone capobranco