Zona rossa, dove torna e cosa è vietato fare

Cambiano ancora le fasce di colore, mentre quasi tutta Italia resta zona gialla, tornano alcune zone rosse mirate

Nuovi cambiamenti sono in arrivo per le fasce di colore in alcune zone d’Italia, preoccupate dall’aumento dei contagi degli ultimi giorni. A differenza di quanto accaduto finora, però, le misure potrebbero interessare non intere Regioni, ma aree mirate.

Resta da capire, inoltre, quali saranno le regole per le zone gialle, arancioni e rosse a partire dal 16 febbraio. L’ultimo Dpcm firmato dal dimissionario premier Conte il 14 gennaio, infatti, rimarrà in vigore fino al 15 febbraio.

Per il momento, l’unico ad aver annunciato il ritorno in zona rossa è l’Alto Adige. La provincia autonoma di Bolzano, come dichiarato dalla giunta capeggiata da Arno Kompatscher, ha deciso infatti di blindarsi e ha dichiarato un lockdown di tre settimane, con misure rigidissime per contrastare la diffusione del Covid19 e delle sue varianti, dopo che la mappa Ue dell’Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha valutato il territorio come “rosso scuro”. Significa che la zona è considerata a forte andamento dei contagi, con il superamento quotidiano della soglia dei 500 casi ogni 100mila abitanti.

Una crescita del fattore di rischio confermata anche dal rapporto della Fondazione Gimbe, che – secondo quanto riportato da Repubblica – avrebbe misurato un incremento dei casi pari al 10,1 per cento.

La zona rossa rinforzata in Alto Adige

Le misure annunciate dalla provincia autonoma di Bolzano sono ancora più rigide rispetto a quelle previste per la zona rossa nel Dpcm del 14 gennaio e rappresentano un ritorno a un lockdown simile a quello che ha coinvolto l’Italia intera in primavera.

In generale, saranno vietati tutti gli spostamenti dal proprio Comune di residenza, se non per gli ormai consueti motivi di lavoro, salute o di urgente necessità. Bar e ristoranti continueranno a rimanere chiusi e, a differenza di quanto accaduto finora nelle zone rosse, chiuderanno anche le strutture ricettive dell’ambito turistico. Serrande abbassate anche per i negozi, a esclusione di quelli che vendono beni di prima necessità, mentre rimangono aperte le aziende produttive e artigianali, a condizione che vengano testati regolarmente i propri dipendenti.

Rimangono aperti i servizi di assistenza alla prima infanzia e le scuole elementari (ma solo fino al 9 febbraio) mentre torneranno alla didattica a distanza gli studenti delle scuole medie e superiori per il 100 per cento delle ore di lezione. Gli alunni delle elementari passeranno alla didattica a distanza solo dal 10 al 13 febbraio, cioè finché non inizieranno le vacanze di Carnevale.

Dopo la settimana di stop delle lezioni già prevista per Carnevale, infatti, i ragazzi e le ragazze delle scuole elementari e medie potranno tornare in aula, mentre quelli delle superiori dovranno aspettare ancora una settimana e quindi non rientreranno prima di marzo.

Restano valide, poi, le norme attualmente in vigore su tutto il territorio nazionale per quanto riguarda la limitazione dei contatti sociali nei luoghi pubblici e privati, comprese le abitazioni, nonché quelle riguardanti igiene e distanziamento sociale. In alcuni ambiti considerati particolarmente a rischio, sarà inoltre obbligatorio indossare la mascherina Ffp2.

Quali sono le altre aree che rischiano la zona rossa

Il nuovo monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, che prende in considerazione il periodo compreso tra il 25 e il 31 gennaio, sancirà i possibili cambiamenti di colore di alcune Regioni o specifiche aree.

A rischiare il passaggio dalla zona arancione alla zona rossa è l’Umbria, il cui Rt si aggira intorno all’1, con un rapporto tra positivi e casi testati pari al 23,6 per cento nella settimana tra il 27 gennaio e il 2 febbraio. Numeri che lasciano intendere un peggioramento della situazione, che potrebbe richiedere dunque l’emanazione di misure più rigide.

Sotto osservazione poi la Provincia di Chieti, in Abruzzo, dove potrebbe essere istituita una zona rossa ad hoc e limitata solo a quel territorio.

Le regole della zona rossa

Secondo il Dpcm del 14 gennaio, firmato dall’ormai dimissionario Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,  che avrà validità fino al 15 febbraio, in zona rossa bisogna osservare tutta una serie di limitazioni.

Prima di tutto: chiudono le scuole dal secondo anno di scuola media in su. Potranno svolgersi in presenza le lezioni nelle scuole dell’infanzia, delle elementari e del primo anno delle medie. Dal secondo anno delle medie le attività scolastiche si svolgeranno esclusivamente a distanza. Si potranno svolgere in presenza solo le lezioni che prevedono l’uso di laboratori o i casi in cui sia necessario mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

I ristoranti restano chiusi: i servizi di ristorazione rimangono chiusi per il consumo al tavolo o in loco, ma possono effettuare consegne a domicilio e asporto. Bar e attività di vendita di bevande possono sfruttare l’asporto solo fino alle 18.

Restano chiuse palestre, piscine, centri estetici e centri benessere, ma possono rimanere aperti barbieri e parrucchieri (considerati servizi alla persona essenziali). Inoltre, è consentita l’attività motoria e sportiva svolta individualmente e all’aperto, ma nel rispetto delle consuete misure legate al distanziamento sociale.

Quanto ai negozi, restano aperte solo le attività commerciali considerate essenziali e contenute negli allegati 23 e 24 al Dpcm. Centri commerciali e attività che non rientrano tra quelle indispensabili, rimangono chiusi.

Restano aperti i parchi, i giardini pubblici e le aree gioco che “rappresentano una risorsa disponibile di grande importanza per tutti (…), per realizzare esperienze all’aria aperta e orientate sia alla scoperta dell’ambiente, sia alla realizzazione di attività di gioco col supporto di attrezzature poste ad arredo dello spazio stesso”, come si legge nel Dpcm.

Gli spostamenti non sono consentiti se non per i consueti motivi di lavoro o necessità. Resta, però consentita la visita ad amici e parenti, anche se “lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, nell’ambito del territorio comunale, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le 5 e le 22, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi”. Vale a dire che sarà possibile accogliere due ospiti adulti fuori dal proprio nucleo convivente, una volta al giorno.

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