Chi è Vincenza Sicari, la maratoneta che lotta per non morire

Campionessa azzurra e grande atleta, Vincenza Sicari da tre anni non si muove più e ora lotta per non morire

La storia di Vincenza Sicari ha dell’incredibile e in queste ore ha scatenato indignazione, curiosità e commenti da tutta Italia. L’ex maratoneta sta lottando per non morire, piegata da una malattia che non ha ancora un nome e dai medici dell’ospedale Sant’Andrea, convinti che debba lasciare la struttura e che il suo sia un problema psichiatrico. Per capire bene cosa sta succedendo bisogna tornare indietro di tre anni, quando Vincenza ha iniziato a non riuscire più a muovere le sue gambe, le stesse con cui macinava chilometri e batteva record. Oggi è paralizzata dal tronco in giù e ha girato tutta l’Italia per scoprire cosa sia la patologia che l’ha colpita. Sino ad ora nessuno è riuscito a darle una risposta definitiva, nemmeno i tanti luminari che l’hanno visitata.

E lei, che nel 2008 aveva rappresentato il nostro paese alle Olimpiadi di Pechino, non si dà pace. La documentazione e le analisi svolte sino ad oggi fanno sospettare che si tratti di una malattia degenerativa neuromuscolare, ma gli esperti del Sant’Andrea, l’ospedale di Roma in cui è ricoverata, sono convinti che soffra della sindrome di Munchausen. Si tratta di una patologia psichiatrica, conosciuta anche con il nome di “dipendenza da ospedale”, che spinge le persone a fingersi malate per attirare l’attenzione.

Per questo motivo il nosocomio le ha presentato i documenti per le dimissioni: “L’obiettività neurologica risulta incongrua con i sintomi – si legge nei fogli redatti dall’ospedale -. Le numerose indagini eseguite non hanno evidenziato alterazioni che abbiano una nota relazione causale con i sintomi presentati”. Lei però continua a sostenere di essere malata e combatte perché qualcuno trovi una soluzione al suo problema. “Voglio che mi dicano cosa ho – ha spiegato l’atleta -, troppo facile dichiararmi psichiatrica, troppo semplice chiudere la pratica sostenendo che la malattia me la sono costruita io nel mio cervello. Mi prendono per pazza ma io non sono affatto pazza – ha concluso la maratoneta -. Sto morendo lentamente ma mi batterò fino alla fine perché è un mio diritto essere curata”.

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