Vaccino anti-Covid nelle farmacie: come funzionerà e i dubbi dei medici

Nelle prossime settimane anche i farmacisti potranno somministrare il vaccino per il Covid: qual è il piano e perché i medici sono dubbiosi

Il nuovo decreto “Sostegni” approvato pochi giorni fa dal governo prevede, tra le altre cose, l’implementazione del nuovo piano vaccinale con il coinvolgimento di altre categorie che potranno sommininstrare il vaccino contro Covid-19.

Nelle prossime settimane, dunque, ai medici già impegnati negli ospedali e negli hub appositamente creati si aggiungeranno farmacisti, odontoiatri, infermieri fuori dall’orario di lavoro e pediatri di libera scelta.

Per quanto riguarda in particolare la possibilità di ricevere il vaccino nelle farmacie, si tratta di un provvedimento in via sperimentale, che presuppone la frequentazione di un corso di formazione di 16 ore già predisposto dall’Istituto Superiore di Sanità.

In questo modo si cerca di dare un sostegno e una spinta ulteriore alla campagna vaccinale, rallentata dalla carenza di personale medico e in alcuni casi anche dalla scarsa organizzazione territoriale. Nei prossimi giorni è prevista la definizione di un protocollo operativo che vedrà coinvolti i sindacati di categoria e l’ordine professionale per specificare gli aspetti relativi alle misure di sicurezza e ai requisiti strutturali dei locali in cui andranno conservati e somministrati i vaccini.

Vaccini nelle farmacie, come funzionerà

Nel testo del decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale si legge infatti che “è consentita, in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini contro il SARS-CoV-2 nelle farmacie aperte al pubblico da parte dei farmacisti, opportunamente formati con le modalità di cui al comma 465, anche con specifico riferimento alla disciplina del consenso informato che gli stessi provvedono ad acquisire direttamente, subordinatamente alla stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. (…) I farmacisti sono tenuti a trasmettere, senza ritardo e con modalità telematiche sicure, i dati relativi alle vaccinazioni effettuate alla regione o alla provincia autonoma di riferimento”.

L’obiettivo è quello di arrivare ad almeno 400mila dosi giornaliere effettuate: non tutte le farmacie italiane potranno aderire alla campagna, ma solo alcune, come già avvenuto per quelle che hanno deciso di offrire i tamponi antigenici rapidi e i test sierologici. Non ci si potrà recare in farmacia e fare la coda: esattamente come avviene ora per gli ospedali e gli hub, bisognerà aspettare di essere contattati dalle autorità sanitarie o prenotarsi in base alla propria fascia d’età. Sarà poi il sistema a indicare come sede vaccinale la farmacia più vicina alla propria residenza.

Il parere delle associazioni di categoria

“È doveroso farlo – spiegava nei giorni scorsi all’Agi Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani nonché vicepresidente della Camera dei deputati – perché dobbiamo vaccinare il più possibile, più rapidamente possibile. Sarà ovviamente su base volontaria, ma ci aspettiamo un’alta adesione”. La scelta del governo in fondo sarebbe in linea con quella degli altri Paesi europei, come Francia, Irlanda, Regno Unito e Portogallo, dove i farmacisti sono già impegnati nella vaccinazione.

“Siamo pronti a definire un protocollo di carattere operativo per un’efficace campagna di vaccinazione in farmacia, forti anche della nostra esperienza positiva riportata con i test antigenici – diceva invece Marco Cossolo, presidente di Federfarma – in questo modo la rete delle oltre 19mila farmacie italiane potrà dare il proprio contributo al raggiungimento dell’obbiettivo di vaccinare il maggiore numero di persone possibili e nel minor tempo possibile”.

Già lo scorso ottobre 7.500 farmacisti hanno volontariamente svolto corsi di formazione per la somministrazione dei vaccini e oggi ce ne sono 5.174 abilitati, mentre altri 2.800 stanno ultimando l’aggiornamento.

I dubbi dei medici

Il decreto ha cancellato una disposizione della precedente legge che prevedeva l’obbligo della presenza diretta di un medico per la vaccinazione nelle farmacie. Ed è su questo aspetto che sono stati sollevati dei dubbi da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: “La giusta esigenza di accelerare e ampliare la campagna di vaccinazione non può andare a discapito della sicurezza“.

Il presidente Filippo Anelli ha sottolineato: “Comprendiamo e condividiamo la necessità da parte del Governo di aumentare i punti di somministrazione dei vaccini, nel momento in cui finalmente dovessimo disporne in quantità sufficienti – afferma il Presidente, Filippo Anelli -. In questo senso, e per la sola durata della fase emergenziale, può essere prevista la somministrazione dei vaccini anti-Covid nelle farmacie. Somministrazione che andrebbe anzi estesa alle parafarmacie, in particolare quelle presenti nei centri commerciali, ove affluisce un gran numero di cittadini. Imprescindibile resta, però, il tema della sicurezza. Il vaccino è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie, solo previa prescrizione del medico, ossia dopo la valutazione anamnestica e clinica. Sempre cioè sotto la supervisione, in presenza, di un medico, che possa raccogliere il consenso informato, valutare lo stato di salute del paziente e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali”.

Secondo la FNOMCeO, con la chiamata a raccolta “a infoltire l’esercito dei medici dipendenti e dei colleghi arruolati come vaccinatori sono arrivati ora 164800 tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, odontoiatri, medici specializzandi, medici volontari”, che potrebbero quindi affiancare i farmacisti e intervenire in caso di necessità.

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