Vaccini in azienda: le regole per la somministrazione

I vaccini si potranno somministrare anche in azienda: le regole e come funzionerà

I vaccini contro il Coronavirus si potranno fare anche in azienda. Dopo un lungo confronto fra sindacati, governo e imprese si è finalmente giunti a un accordo e sono state fissate le regole per la somministrazione. Un passo avanti nella campagna di vaccinazione nazionale, per potenziare la battaglia contro il Covid-19 per cui sono già in atto misure di contrasto e di sicurezza.

Come funzionerà? L’adesione ai vaccini in azienda sarà su base volontaria da parte sia dei lavoratori che delle imprese stesse. Non è stato stabilito dunque un obbligo di vaccinazione come accaduto per gli operatori sanitari. Le aziende, senza distinzione di grandezza o numero di dipendenti, si potranno candidare, mentre i vaccini verranno offerti ai dipendenti a prescindere dalla tipologia di contratto. Le imprese che hanno a disposizione un medico autorizzato dovranno allestire dei centri vaccinali all’interno delle proprie strutture. In alternativa potranno appoggiarsi a strutture sanitarie private oppure dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail).

I costi delle forniture di vaccini saranno a carico dello Stato, così come i dispositivi di somministrazione (aghi e siringhe), il materiale informativo e quello per la registrazione. Saranno invece a carico delle imprese i medici, gli infermieri e il personale preposto alla vaccinazione. Se la vaccinazione avverrà durante l’orario di lavoro, il tempo impiegato per la procedura sarà considerato come tempo per l’attività produttiva. Ciò significa che i lavoratori non saranno tenuti a recuperarlo e non verrà in nessun modo detratto dalla retribuzione.

Inoltre è stato firmato l’aggiornamento del protocollo con le regole anti-contagio per il contrasto e contenimento del Covid-19 che devono rispettare i dipendenti e i datori di lavoro. Fra le novità più rilevanti c’è l’inserimento di una regola che impone di sospendere le attività in caso di mancata attuazione del protocollo, sino a quando le condizioni di sicurezza non vengono ripristinate. Sono state poi specificate le norme per il reinserimento al lavoro dopo essere risultati positivi al Coronavirus.

Il dipendente potrà essere riammesso dopo aver effettuato un tampone antigenico o molecolare, risultando negativo, venti giorni dopo aver scoperto la positività. Il protocollo infine sollecita le imprese a favorire lo smart working per tutte quelle attività che si possono svolgere presso il proprio domicilio.

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