Tatangelo si spoglia contro il cancro al seno ma piovono le critiche

Anna testimonial per la campagna Nastro Rosa della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: immagine sessualizzata che non c'entra con la malattia

Una ragazza a torso nudo, con le braccia incrociate a coprirle in parte i seni. Sul bicipite un nastro rosa. E’ Anna Tatangelo, testimonial della Campagna Nastro Rosa organizzata dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che da 23 anni ogni ottobre ricorda l’importanza della prevenzione contro il cancro al seno. «La prevenzione deve diventare uno stile di vita – ha dichiarato Anna – tutte noi dobbiamo capire che basta poco: ritagliarsi del tempo con appuntamenti fissi, calendarizzati, per controllare la nostra salute e vivere meglio, e, soprattutto, non rischiare di accorgerci troppo tardi del male».

AUn messaggio sicuramente positivo, che però ha scatenato molte polemiche in rete. Non è piaciuta la scelta di una testimonial così sexy, che poco si sposa con un concetto importante come la prevenzione e una malattia come il cancro. «Tette strizzate e gli addominali tirati forse non erano proprio necessari alla causa, visto che si parla di cancro e non di tartaruga – ha scritto Selvaggia Lucarelli – Mi permetto solo di aggiungere un’altra cosa. Se hai le tette rifatte per ragioni puramente estetiche, forse non sei la persona più adatta a sostenere la causa e la sensibilità di donne che le tette se le sono dovute ricostruire perché asportate. Questo non vuol dire che chi è rifatta non possa partecipare alla causa o che abbia fatto qualcosa di male, ci mancherebbe, ma forse, per una ragione di buon gusto e opportunità, come testimonial è più adatta un’altra donna».

Riportiamo un commento di un utente Facebook che a nostro parere ben riassume la perplessità di tante e tanti:

La foto sballa tutto il messaggio. C’è sensualità, sessualità, desiderio. Per il pubblico femminile è un contatto freddo, distante, non empatico. Per quello maschile (che non è nel target) è il solito richiamo all’uccello

Le più indignate di tutte sono Le Amazzoni Furiose. E si sentono giustamente colpite perché sono un gruppo di blogger che hanno vissuto o vivono la malattia. Sulla loro blog è stata pubblicata una lettera aperta alla LILT e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendo di ritirare della campagna Nastro Rosa 2015: «La campagna punta ad offrire un’immagine sessualizzata e trivializzante della malattia, utilizzando in maniera pretestuosa l’invito a fare prevenzione». Anna Tatangelo si è detta “offesa e indignata” e la risposta delle Amazzoni Furiose non si è fatta attendere:

1«Gentile Anna Tatangelo, ci dispiace che si sia sentita offesa dalla nostra lettera e vorremmo farle sapere che noi davvero apprezziamo la sua generosità nel prestarsi gratuitamente a una campagna di sensibilizzazione. Il suo è un esempio fra i molti di donne che si prestano in buona fede a operazioni che le strumentalizzano per i loro fini. Nel suo caso è evidente che è stata scelta, oltre che per la bellezza, perché è considerata un simbolo per molte giovani che vivono in quelle aree della Campania dove il dolore provocato da tante morti e sofferenze ha fatto emergere una diffusa consapevolezza dei fattori di rischio ambientale del cancro: l’avvelenamento delle terre, delle acque, dell’aria. Per chi vive nella “Terra dei Fuochi” non c’è “stile di vita sano” che tenga, e sottolinearlo in una campagna di sedicente sensibilizzazione è un modo per porre ancora una volta in secondo piano le vere cause dell’aumento dell’incidenza di diverse forme di cancro e di quello che si configura come un vero e proprio biocidio. Ci sembra, dunque, che lei sia stata strumentalizzata due volte, e noi le chiediamo di lasciare la campagna LILT e di unirsi a noi nella denuncia. Saremo felici di averla dalla nostra parte».

Da parte sua la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha dichiarato: «La LILT ha chiesto alla Signora Anna Tatangelo di essere testimonial della campagna e le ha proposto di “mettersi a nudo” creando attenzione, esclusivamente, per dare forza ad un messaggio che intendeva far riflettere le donne messe davanti alle loro paure, ma che nell’abbraccio mettono la loro forza, la loro difesa contro un male che colpisce anche l’animo delle donne (e lo dimostra la loro reazione)».

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