Scuola, perché il piano per l’estate rischia di naufragare

Il piano per l'estate doveva riportare a scuola anche a luglio e agosto studenti e docenti, ma sono in molti a non credere nel progetto.

La scuola d’estate sembra non convincere. Il progetto Piano Estate 2021, annunciato con entusiasmo dal Ministero della Pubblica Istruzione, pare non essere particolarmente gradito a chi poi di fatto dovrà trascorrere l’estate tra i banchi. A poche settimane dalla scadenza per aderire ai bandi, sono pochissimi, infatti, gli istituti che hanno presentato dei piani per ottenere parte dei 320 milioni di fondi europei. I progetti andrebbero presentati entro il 21 maggio, ma la maggior parte delle scuole sembra essere ancora in alto mare.

Come mai? Perché non è così facile organizzare tutto quello che sta attorno a un’iniziativa del genere, a cominciare da docenti e personale scolastico, spesso carente e non contrattualizzato. Insomma, tra il dire e il fare bisogna fare i conti con la burocrazia e la mancanza di entusiasmo proprio dei diretti interessati.

Nonostante il Ministero dell’Istruzione abbia sottolineato che non si tratterebbe di lezioni normali come durante il consueto anno scolastico, ma di semplici momenti di rinforzo della didattica e di occasioni per riprendere la socialità perduta con la didattica a distanza, studenti, docenti e presidi non sembrano essere particolarmente interessati.

Secondo un sondaggio realizzato da Orizzonte scuola, che in meno di 24 ore ha visto la partecipazione di oltre 5 mila persone, gli utenti che non intendono partecipare alle attività d’estate sono 3725, più del 71% degli intervenuti totali. Chi invece pensa di partecipare alle attività estive previste dal piano del Ministero è stato il 18% del totale.

Un altro sito che ha chiesto ai propri utenti di esprimere un parere è Skuola.net: tra i 6mila alunni di scuole medie e superiori raggiunti dal sondaggio, circa 3 su 4 non credono sia una buona idea prolungare ulteriormente un anno già di per sé molto delicato.

A complicare le cose, la poca chiarezza sulle tipologie di personale che possono essere coinvolte e sui parametri di retribuzione, informazioni fondamentali considerato che si parla di un progetto cui aderire su base volontaria. Il personale Ata, infatti, è fatto perlopiù da precari con contratti a termine non attivi nei mesi di luglio e agosto e gli insegnanti sono divisi: tra i precari sembra esserci maggiore disponibilità e il piano estate è visto come un’occasione per lavorare e acquisire eventuale punteggio; meno convinti i docenti di ruolo.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, ha incontrato il Ministro Bianchi e a margine ha fatto sapere: “Ho espresso apprezzamento per il fine etico-sociale sotteso dal Piano, soprattutto in chiave di tutela per quei soggetti che, presentando maggiori fragilità, hanno più risentito degli effetti negativi del periodo emergenziale. Non ho mancato di evidenziare al Ministro le criticità connesse alla realizzazione del Piano la cui organizzazione è affidata in primis ai dirigenti, impegnati intensamente e senza interruzione da oltre un anno”.

Uno dei nodi cruciali è legato alle tempistiche, ritenute troppo brevi, per aderire e organizzare i progetti. L’obiettivo era quello di agevolare e sfruttare i finanziamenti europei per rinforzare soprattutto le scuole del sud, ma proprio queste ultime sono quelle in cui la carenza di personale di segreteria è maggiore e dunque con le tempistiche così strette rischiano di rimanere escluse e di vedere il divario, anziché ridursi, aggravarsi.

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