Scuola: chi riapre e chi no Regione per Regione

Non tutte le regioni si sono adeguate al nuovo Dpcm, molte hanno scelto di proseguire con la didattica a distanza

Il 18 gennaio riprendono ufficialmente le attività didattiche in presenza, ma capire in quali regioni gli studenti possono tornare a scuola e in quali si proseguirà con le lezioni a distanza è un vero e proprio rebus. Non solo perché bisogna distinguere tra scuole superiori, elementari e medie e tra i colori delle varie aree del paese, ma anche perché alcune regioni hanno deciso di muoversi autonomamente, indipendentemente da quanto stabilito nell’ultimo Dpcm. Alcuni governatori hanno ulteriormente prorogato la didattica a distanza pur avendo il via libera dal governo per far tornare in aula gli studenti. Altri, invece, hanno disatteso le misure imposte da Palazzo Chigi votando provvedimenti in netto contrasto.

Intanto aumentano le proteste, specie da parte degli studenti delle zone rosse che chiedono di poter tornare a seguire le lezioni nelle scuole. A Milano alcuni ragazzi hanno occupato dei licei per chiedere di tornare in aula il più presto possibile. Dopo quelli del Manzoni anche i ragazzi del Tito Livio e del Severi Correnti, rispettivamente due licei classici e uno scientifico, hanno manifestato per far comprendere il loro disagio nel seguire le lezioni a distanza. Gli studenti, sfidando il freddo, hanno seguito le lezioni sui loro computer imbastendo delle aule improvvisate all’aperto nei cortili dei loro istituti. Ma in generale in tutta Italia serpeggia il malcontento per la situazione, con posizioni spesso opposte. Anche tra gli insegnanti c’è chi chiede di tornare in presenza, in condizioni di sicurezza, ma c’è anche chi ritiene che in alcune zone del paese, con il sovraffollamento delle classi, non sia possibile garantire il distanziamento e dunque preferirebbe rimanere a casa.

In questo mare di incertezza, cerchiamo di fare chiarezza, andando ad analizzare la situazione Regione per Regione.

 

Il rientro nelle scuole secondo il Dpcm

Nel Dpcm firmato venerdì 14 da Giuseppe Conte sono previste misure diverse a seconda delle zone di rischio. Nelle zone gialle e arancioni a partire da oggi riprendono le lezioni in presenza nelle scuole superiori almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento delle ore di lezione. Per asili, elementari e medie si prosegue con la didattica in presenza.

Nelle zone rosse, invece, tornano in classe solo i bambini e gli studenti delle scuole dell’infanzia, delle elementari e del primo anno delle medie. Il resto, quindi dal secondo anno delle medie e per tutte le superiori, avrebbe dovuto svolgere le lezioni esclusivamente a distanza, con la sola eccezione delle lezioni che prevedono l’uso di laboratori o i casi in cui sia necessario mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Usiamo il condizionale perché, come detto, ci sono alcune regioni che hanno deciso di muoversi autonomamente.

Il rientro a scuola in Trentino-Alto Adige

Il Trentino-Alto Adige essendo diviso nelle due province autonome di Trento e Bolzano è un caso anomalo. In Trentino, quindi nella parte meridionale della regione, rientra tra le zone gialle. Qui tutti gli studenti sono rientrati a scuola il 7 gennaio, con il limite del 50 per cento delle lezioni in presenza per i ragazzi delle superiori.
Diversa la questione in Alto Adige, che il governo aveva identificato come zona rossa. Qui gli studenti delle superiori dal secondo anno delle medie al quinto anno di superiori avrebbero dovuto procedere con la didattica a distanza, ma il Presidente Kompatscher ha deciso diversamente, stabilendo il rientro in presenza e autoproclamando l’Alto Adige zona gialla.

Il rientro a scuola in Valle d’Aosta

La Valle d’Aosta attualmente è zona arancione e, rispettando il Dpcm, ha consentito la ripresa delle lezioni in presenza al 50 per cento nelle scuole superiori. L’obiettivo è di passare presto al 75 per cento e puntare al 100 per cento delle ore.

Il rientro a scuola in Piemonte, Lazio, Emilia Romagna e Molise

Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna sono zone arancioni, mentre il Molise rientra tra le aree gialle. In tutte e quattro le regioni si riprende il 18 gennaio come da Dpcm, quindi in presenza. Per l’Emilia Romagna il limite imposto alla frequenza nelle scuole superiori è del 50 per cento, mentre per il Molise è stato concesso fino al 75 per cento.

Il rientro a scuola in Lombardia e Sicilia

La Lombardia e la Sicilia sono state dichiarate zone rosse. Ma mentre la Lombardia si è dichiarata poco convinta di questa decisione del governo, pur rispettandola, la Sicilia ha rincarato la dose. Il Governatore Nello Musumeci ha infatti stabilito che scuole superiori e seconde e terze medie rimarranno chiuse, come da Dpcm, ma ha stabilito che questo provvedimento sarà valido almeno fino al 31 gennaio.

Il rientro a scuola in Liguria

Pur essendo tra le regioni arancioni, la Liguria ha annunciato che proseguirà con la didattica a distanza almeno fino al 23 gennaio, puntando a un ritorno in aula secondo il Dpcm per il 25 gennaio.

Il rientro a scuola in Toscana e Abruzzo

Toscana e Abruzzo, entrambe zone gialle, hanno consentito la ripresa delle lezioni in presenza già dall’11 gennaio. In Abruzzo, in particolare, gli studenti hanno ripreso a seguire in aula il 50 per cento della didattica e potranno arrivare al 75 per cento dal 16 gennaio.

Il rientro a scuola in Umbria e Puglia

Entrambe le regioni, dichiarate zone arancioni, hanno deciso che si proseguirà con la didattica a distanza per le scuole superiori almeno fino al 23 gennaio. Tornano in presenza scuole dell’infanzia, elementari e medie.

Il rientro a scuola in Campania

La regione governata da Vincenzo De Luca è stata proclamata zona gialla, ma la giunta regionale ha consentito il ritorno in presenza solo per la scuola primaria (quindi fino alle elementari), rimandando il rientro in presenza di medie e superiori al 25 gennaio.

Il rientro a scuola in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Basilicata, Calabria e Sardegna

Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e Calabria rientrano tra le zone arancioni, mentre Basilicata e Sardegna fanno parte delle aree gialle. Tutte, però, hanno deciso di non seguire le indicazioni del Dpcm e di proseguire con la didattica a distanza nelle scuole superiori fino al 31 gennaio.

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