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Generazione Alpha, un ritratto del nostro futuro

I bambini nati a partire dal 2010 in una ricerca di BNP Paribas Cardif

È la prima lettera dell’alfabeto greco quella che contraddistingue la generazione dei bambini nati a partire dal 2010, una lettera che allude a nuovi inizi e nuove speranze per il futuro. Infatti basta guardarli, questi figli dei millennials, per capire che sono ipertecnologici, ma anche attenti al destino del pianeta e portati a considerare le differenze come normali sfaccettature della società.

Oggi queste osservazioni sono sostenute dai numeri, quelli forniti dalla ricerca “Tecnologica, inclusiva e green: benvenuta Generazione Alpha!”,  commissionata da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia (Classifica ANIA 2019), e condotta da Friendz, Tech & Social company che ascolta le community digitali per ricavare small data e insights inediti, per conoscere di più i bambini nati dal 2010 in poi appartenenti a questa generazione.

Eccone i principali highlights:

L’anima “green” e inclusiva della generazione Alpha

Per il 54% dei bambini il pianeta sta “abbastanza male”, il 39% si preoccupa della raccolta differenziata e il 43% partecipa a molti progetti sul tema della sostenibilità a scuola.

I bambini della Generazione Alpha sono campioni dell’inclusione, con il 33% che ha amici di diverse etnie e il 44% che ha dei compagni di classe di origine straniera, con cui nella maggior parte dei casi è nata un’amicizia.

L’apertura mentale di questi bambini è testimoniata anche dalla bassissima percezione di differenze di genere: l’85% dei gruppi di amici sono formati in egual misura da bambini e bambine.

Alla richiesta fatta a tutti i bambini intervistati di associare alcuni mestieri e attività ad un genere (maschi, femmine o entrambi), l’opzione “entrambi” è prevalsa in maniera netta in quasi tutti i casi. Dal lavare i piatti a fare il Presidente del Consiglio, dal giocare a calcio al fare la spesa, fino a guidare l’autobus: per i bambini della Generazione Alpha non ci sono distinzioni, tutti possono fare tutto.

Uno scenario all’insegna della speranza dunque, come rimarcato dalle parole di Barbara Del Pio, Responsabile Editoriale di Italiaonline: “Vi capita spesso di vedere una bambina gettare un pezzo di carta a terra? A me no. E quante volte avete visto un bambino raccogliere un mozzicone di sigaretta in spiaggia? A me tante, tantissime. E ogni volta ho pensato che dietro quel gesto così spontaneo c’erano vita, amore, rispetto. Ma anche un monito – inconsapevole – per noi adulti. Dovremmo osservarli di più questi bambini, lasciarci trascinare dalla loro passione per il pianeta in cui vivono e per la natura che tanto amano. E dovremmo supportarli. Perché la qualità del loro futuro è nelle nostre mani. E ce lo stanno dicendo forte e chiaro”.

Il rapporto con la tecnologia: dai device ai social

L’età di accesso alla tecnologia si sta abbassando di anno in anno; tra i bambini che hanno adesso 10 anni solo il 7% ha iniziato a usarli prima dei 5 anni, mentre il 62% dei bambini che hanno 5 anni oggi ha già dimestichezza con la tecnologia.

In media utilizzano i dispositivi 107 minuti al giorno e conoscono i social, anche se solo il 10% è iscritto a un social. I più diffusi sono YouTube (63%) e TikTok (53%)

Su questo argomento abbiamo chiesto un’opinione a Federico Mereta, giornalista scientifico che collabora con noi su DiLei TakeCare: “La tecnologia è un grande stimolo all’immaginazione e alla fantasia, ma può anche comportare un mutamento delle abilità classiche di cui il bambino può avere bisogno: i piccoli si stanno abituando a ragionare in fretta e a veder mutare la situazione con un semplice tocco sul dispositivo, ma devono essere incoraggiati anche ad esercitare alcune capacità come la scrittura “manuale”, che continuano ad essere fondamentali”.

In collaborazione con BNP Paribas Cardif

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