L’Argentina approva la legge sull’aborto, perché è una svolta epocale

Il Senato ha approvato il disegno di legge che rende legale l’interruzione volontaria di gravidanza: una vera svolta per l’Argentina

Da oggi anche in Argentina esiste una legge sull’aborto che rende legale l’interruzione volontaria di gravidanza (entro certi limiti): una svolta epocale per il paese, in cui le pressioni in senso contrario sono sempre state particolarmente forti e che vedeva interrompere l’iter parlamentare nel passaggio del disegno tra le due camere.

La legge era passata infatti alla Camera già nel 2018, ma era stata bloccata dal no del Senato in seconda lettura. Questa volta il disegno di legge è stato approvato definitivamente, con 38 voti favorevoli, 29 contrari e un astenuto. A favorire il via libera alcune modifiche al testo originario e il sostegno esplicito del partito di governo.

Fino a oggi in Argentina l’aborto volontario era consentito solo in caso di stupro o se la salute della donna era considerata in pericolo, ma il governo del presidente Alberto Fernández aveva fatto del progetto di legge uno dei capisaldi del suo programma.

Da decenni i collettivi femministi chiedevano una legge che tutelasse le donne e il loro diritto di scelta riguardo alla prosecuzione o meno della gravidanza e circa 15 anni fa era persino nata la Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, movimento che puntava alla depenalizzazione e alla legalizzazione dell’aborto, il cui simbolo sono i fazzoletti verdi che oggi si vedono sventolare nelle città argentine (i cosiddetti pañuelos) e che negli anni aveva presentato al Congresso argentino ben otto proposte, tutte respinte. Questi collettivi avevano accolto in modo favorevole il progetto di legge, ma oggi hanno storto il naso di fronte alle modifiche con il quale è stato approvato (prima fra tutte l’inserimento dell’obiezione di coscienza).

Il “progetto dei 1000 giorni – come è stato chiamato – rafforza le cure integrali della donna durante la gestazione e dei suoi figli durante i primi anni di vita”, aveva detto il presidente Fernández.

Questo perché il disegno sull’interruzione volontaria di gravidanza, che in spagnolo viene abbreviato con l’acronimo IVE, presentato a metà novembre, prevede di pari passo l’approvazione di una legge anche sull’assistenza sanitaria e la cura delle donne che – al contrario – decidano di portare avanti la gravidanza.
Non solo: nel disegno di legge approvato, che segue una delle proposte della Campaña, l’aborto viene inserito all’interno del PMO – programma medico obbligatorio – equiparandolo a una prestazione medica di base, dunque essenziale e gratuita.

Il provvedimento approvato dopo ben 12 ore di dibattito prevede che ogni gestante possa abortire entro la 14esima settimana, dopo aver sottoscritto il consenso e indica un limite di dieci giorni tra la richiesta e l’accesso al servizio. Un arco temporale che mira a tutelare le donne e il loro diritto a una scelta consapevole e libera da pressioni di ogni sorta e che i movimenti femministi chiedevano fosse fissato a cinque giorni (invece dei dieci approvati).

Altra novità è l’inserimento della possibilità di obiezione di coscienza, inserita nel testo durante l’esame in commissione insieme ad altre modifiche operate per agevolare l’approvazione del disegno di legge. Secondo i movimenti femministi l’obiezione sarebbe “una porta verso il mancato rispetto della legge e un ostacolo all’accesso, come attualmente avviene (…) nei paesi in cui l’aborto è consentito dalle legislazioni, generando ritardi, maltrattamenti, morbilità, mortalità materna e trasferimento del carico di lavoro a chi ne garantisce il diritto lavorando coscienziosamente”. Di fatto, è prevista la possibilità di obiezione di coscienza individuale e di struttura, cosa che consentirà alle cliniche private, spesso religiose, di non eseguire l’intervento. Tuttavia, ci sarà comunque l’obbligo di garantire il servizio attraverso il trasferimento in una struttura pubblica disponibile, facendosi carico di procedure e costi associati al trasferimento.

La nuova legge rappresenta dunque una svolta epocale per l’Argentina, paese conservatore e in cui la Chiesa ha una forte influenza: nelle settimane antecedenti l’approvazione alla Camera si erano tenute diverse manifestazioni di protesta contro il diritto all’aborto che avevano ricevuto il sostegno della Conferenza episcopale locale, la quale sosteneva che “per la prima volta, in Argentina e in democrazia, potrebbe essere varata una legge che include la morte di una persona per salvarne un’altra”.

In America Latina solo Uruguay, Cuba, Guyana e lo Stato di Città del Messico si erano già dotati di una legge che rendesse legale l’interruzione volontaria di gravidanza. Altri paesi, come Nicaragua, Repubblica Dominicana e Salvador continuano a vietare l’aborto in ogni caso (anche in seguito a uno stupro) e il semplice sospetto di aver interrotto volontariamente una gravidanza è punito con una condanna fino a 30 anni di carcere.

In Argentina, prima della nuova legge approvata questa mattina, l’ILE – Interrupción Legal del Embarazo, interruzione legale di gravidanza – era stata inserita nel 2015 dopo una sentenza sull’aborto per stupro della Corte Suprema del 2012 e prevedeva che si potesse abortire solo in caso, appunto, di stupro o se la gravidanza mettesse a rischio la vita della donna.

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