Vaccino: dosi, terzo richiamo e durata della protezione. Domande e risposte

Ora che la campagna vaccinale procede a gonfie vele, si parla già della possibilità di dover fare un ulteriore richiamo: le risposte a tutti i dubbi

La campagna vaccinale in Italia è ormai entrata nel vivo e procede a vele spiegate con la soglia di somministrazione che da settimane è ormai sopra le 500mila al giorno e i 13 milioni di italiani vaccinati. Mantenendo questa rotta, il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo prevede che entro settembre saranno coperte dal vaccino circa 54 milioni di persone, pari all’80% della popolazione. Rispetto allo scorso dicembre, quando si è dato il via alle prime dosi, sono cambiate alcune cose, non solo perché più si va avanti più diminuiscono i numeri dei contagi e si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel, ma anche perché nel frattempo sono stati introdotti altri tipi di vaccini e, soprattutto, sono subentrate delle varianti di Covid-19 che hanno portato un po’ di scompiglio e creato confusione nei cittadini.

Cerchiamo di fare chiarezza rispondendo alle domande più comuni con l’aiuto delle informazioni rese disponibili dall’Istituto Superiore di Sanità e dallo stesso Figliuolo.

Tipi di vaccini e come funzionano

Che differenze ci sono tra i vaccini?

I vaccini attualmente autorizzati in Italia sono quattro: Pfizer, Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson. I primi due vengono definiti “vaccini a Rna”, gli altri due invece “vaccini a vettore virale”. Sia Pfizer, che Moderna e Astrazeneca hanno prodotto dei vaccini che necessitano la somministrazione di due dosi per garantire la massima efficacia. Per Johnson & Johnson, invece, ne basta una.

Come funzionano i vari vaccini?

Come si legge sul sito dell’ISS, “Di solito nella vaccinazione viene iniettato il virus (o il batterio) ‘indebolito’, oppure una parte di esso. Il sistema immunitario riconosce l’’intruso’ e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra quello ‘vero’”. Questo, in soldoni, il meccanismo su cui si basano i vaccini prodotti da Astrazeneca e Johnson & Johnson.

“Nel caso dei vaccini a Rna invece si inietta l’’istruzione’ per produrre una particolare proteina, detta proteina ‘spike’, che è quella che il virus utilizza per ‘attaccarsi’ alle cellule. La cellula produce quindi da sola la proteina ‘estranea’, che una volta riconosciuta fa attivare la produzione degli anticorpi”.

In base a quali criteri viene stabilito quale vaccino si deve fare? Perché non è possibile scegliere?

La somministrazione del tipo di vaccino varia a seconda di fattori come l’età ed eventuali patologie. In linea generale, il vaccino di AstraZeneca è indicato per tutte le persone di età superiore ai 18 anni, anche se, da aprile, il Ministero della Salute ha deciso che verrà somministrato in “via preferenziale” a persone sopra i 60 anni di età, dal momento che questa fascia anagrafica è quella in cui il rischio di un evento trombotico avverso – già bassissimo – risulta minore. Ai pazienti considerati vulnerabili si preferisce somministrare i vaccini prodotti da Pfizer e Moderna, considerata la presunta maggiore efficacia dei vaccini a mRNA.

Durata della protezione

Dopo quanto sono protetto una volta vaccinato?

L’Istituto Superiore di Sanità spiega che “l’efficacia riscontrata dagli studi clinici si riferisce ad alcuni giorni dopo la seconda dose. Il massimo della protezione si ha, quindi, dopo questo periodo. Sebbene, secondo i primi dati riscontrati dalla campagna in corso, anche dopo la prima dose è verosimile che ci sia una certa protezione dal virus, questa non è immediata dopo l’inoculazione del vaccino, ma si sviluppa progressivamente dopo almeno 7-14 giorni dall’iniezione. La seconda dose del vaccino, effettuata ad alcune settimane dalla prima, ha il compito di rinforzarla e renderla più prolungata”.

Quanto dura la protezione data dai vaccini?

La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché fino ad ora il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma, stando a quanto si legge sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco, “le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus suggeriscono che dovrebbe essere dialmeno 9-12 mesi”. Gli studi di Fase 3 sono iniziati 8-9 mesi fa e da questi emerge che le persone vaccinate sono ancora protette. Nel Regno Unito e in Israele, dove le vaccinazioni sono iniziate a dicembre, la protezione data dalle prime vaccinazioni è ancora valida.

Necessità di richiami

Sarà necessario fare un terzo richiamo (secondo per chi ha fatto Johnson&Johnson)?

Al momento, come detto, la convinzione della maggior parte degli scienziati è che l’immunità abbia una durata di circa 9-12 mesi e, quindi, è probabile che a breve si comincerà a organizzare i richiami per la terza dose per coloro che hanno fatto i vaccini di Moderna, Astrazeneca o Pfizer e della seconda dose per chi ha ricevuto quello di Johnson & Johnson.

Roberto Speranza, ministro della Salute, ha dichiarato nella trasmissione Che tempo che fa che “sarà molto probabile dover fare una terza dose di vaccino, un richiamo che sarà probabilmente modificato per coprire le varianti del coronavirus. Bisognerà dunque passare da una fase straordinaria a una fase ordinaria e penso che questa nuova ordinarietà possa essere affidata alla nostra straordinaria rete di medici di medicina generale”. Anche il Commissario Figliuolo ha dichiarato recentemente che è necessario “organizzarci per i richiami”.

Con che tipo di vaccino sarà fatta la terza dose?

Come spiegato sul Corriere della Sera, i richiami vaccinali possono essere di due tipi: omologhi, cioè contro lo stesso micro-organismo (come con il tetano, che si fa ogni 10 anni), o eterologhi, come nel caso dell’influenza per cui ogni anno il vaccino va riformulato per contrastare un ceppo virale diverso. Il richiamo omologo è quello che si farà quando dovesse affievolirsi la risposta immunitaria al punto da esporre alla re-infezione contro le stesse varianti che circolano oggi. Il richiamo eterologo è quello che verrebbe fatto contro nuove possibili varianti del SARS-CoV-2 che non venissero più neutralizzate efficacemente dagli attuali vaccini.

Varianti Covid e vaccini

Gli attuali vaccini sono efficaci contro le varianti?

L’AIFA sottolinea che “Con una certa frequenza questovirus va incontro a mutazioni”. Tuttavia, “la risposta immunitaria indotta dal vaccino protegge contro la maggior parte di queste varianti anche se, verso alcune di queste, l’efficacia della protezione può essere più bassa”. La campagna vaccinale dovrà dunque seguire l’evoluzione delle varianti e adattarsi ad essa. La scelta di quale vaccino somministrare per un’eventuale terza dose dipenderà dalle agenzie regolatorie e dai dati che si avranno a disposizione.

Ad ogni modo, il Commissario per l’emergenza Figliuolo ha dichiarato che “abbiamo già aderito di massima ad alcuni accordi per un numero congruo di vaccini per il 2022“.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Vaccino: dosi, terzo richiamo e durata della protezione. Domande e ris...