Vaccino anti Covid-19: quello che c’è da sapere su calendario, priorità e rischi

Il ministero della Salute e l'AIFA hanno pubblicato le risposte alle domande più comuni sul piano di vaccinazione: ecco le più importanti

Il tanto atteso vaccino contro il Covid-19 è finalmente arrivato. Il 27 dicembre le prime fiale del farmaco sviluppato da Pfizer-BioNTech e autorizzato dalla Commissione europea su raccomandazione dell’EMA, l’Agenzia europea del farmaco, sono state distribuite nei Paesi dell’Unione europea, Italia compresa, per quella che il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri ha definito una giornata “simbolica”.

Ora che il vaccino è arrivato, però, sono tante le domande che la gente si pone sui tempi e i modi con cui verrà gestito il piano vaccinale. Cerchiamo di fare chiarezza grazie alle informazioni pubblicate sul sito del Ministero della Salute e su quello dell’AIFA.

CATEGORIE PRIORITARIE

Chi farà per primo il vaccino?

Nella fase iniziale, che durerà circa tre mesi, le categorie di persone che sono state identificate come prioritarie per la vaccinazione sono: operatori sanitari e sociosanitari, cioè coloro che hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da Covid-19 e di trasmetterla a loro volta; i residenti e personale dei presidi residenziali per anziani (le cosiddette RSA), che sono tra le persone più colpite dal Covid-19 per via dell’età elevata, delle patologie pregresse e della necessità di assistenza anche solo per alimentarsi (cosa che mette a rischio anche il personale che li accudisce); persone di età avanzata, perché “considerata l’elevata probabilità di sviluppare una malattia grave e il conseguente ricorso a ricoveri in terapia intensiva o sub-intensiva, questo gruppo di popolazione rappresenta una priorità per la vaccinazione”.

Faccio parte delle categorie considerate prioritarie. Come faccio ad accedere alla vaccinazione?

Nella prima fase, le persone che rientrano tra le categorie prioritarie non dovranno registrarsi o prenotarsi, ma “saranno contattate con chiamata attiva”.
Nella circolare del 24 dicembre, “Raccomandazioni per l’organizzazione della campagna vaccinale contro SARS-CoV-2/COVID-19 e procedure di vaccinazione”, si legge che “si rende necessaria l’organizzazione delle attività vaccinali in centri vaccinali supplementari rispetto a quelli già presenti per le attività vaccinali di routine”. Questi vengono individuati e suddivisi in: Punti Vaccinali Ospedalieri, riservati alla somministrazione della vaccinazione agli operatori sanitari e sociosanitari delle strutture sanitarie; Punti Vaccinali Territoriali, per gli operatori sanitari che svolgono attività extra-ospedaliera (per esempio i medici di base); Punti Vaccinali in Strutture Residenziali, che consentirà la somministrazione del vaccino all’interno delle stesse RSA.
I Punti Vaccinali di Popolazione, che saranno utilizzati nelle fasi successive della campagna vaccinale, non sono al momento compresi, considerato che il resto della popolazione potrà sottoporsi al vaccino in un secondo momento (sono quelli di cui si è parlato nei giorni scorsi che dovrebbero avere la forma di grosse primule e che dovrebbero essere allestiti nelle piazze delle città).

Sono un immunodepresso. Posso fare il vaccino e quando?

A proposito delle persone con immunodeficienza o che sono sottoposte a trattamenti con farmaci immunomodulanti, il ministero della Salute fa sapere che ci sono dati limitati. Tuttavia, “sebbene tali soggetti possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non sussistono particolari problemi di sicurezza”. Inoltre, secondo quanto stabilito nel Piano strategico queste categorie di persone “dovranno essere vaccinate nelle prime fasi, in quanto maggiormente suscettibili di ammalarsi di COVID-19”.

I bambini possono fare il vaccino?

Il vaccino attualmente in circolazione, quello prodotto da Pfizer BioNTech e approvato dall’EMA, non è attualmente raccomandato per i bambini al di sotto dei 16 anni, che quindi non rientreranno nelle prime fasi del piano di vaccinazione. “L’Agenzia europea, così come le altre agenzie internazionali, attendono ulteriori studi per poter autorizzare la vaccinazione sulla popolazione pediatrica”, si legge sul portale del ministero della Salute.

SOMMINISTRAZIONE DEL VACCINO

Il vaccino è obbligatorio?

Il Governo ha più volte reso noto che non ha intenzione di rendere obbligatoria la vaccinazione, anche se ha fatto sapere che nel corso della campagna sarà valutato il tasso di adesione dei cittadini. L’obiettivo è quello di raggiungere l’immunità di gregge che potrà essere raggiunto con l’80% di popolazione vaccinata.

“Noi già dall’1 aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza.  Al momento comunque non è intenzione del Governo disporre l’obbligatorietà della vaccinazione, anche se nel corso della campagna sarà valutato il tasso di adesione dei cittadini.

Quante dosi serviranno a rendermi immune?

Sia per il vaccino prodotto da Pfizer BioNTech, l’unico attualmente approvato dall’EMA e già in circolazione, sia per altri vaccini in fase di approvazione, sono previste al momento due dosi a distanza di qualche settimana in base al tipo di vaccino. Anche per la seconda somministrazione le persone si procederà a chiamata.

Se dovessi manifestare delle reazioni avverse, a chi dovrei rivolgermi?

La segnalazione di una qualsiasi reazione alla somministrazione del vaccino può essere fatta al proprio medico di famiglia o alla ASL di appartenenza, così come per tutte le altre reazioni avverse a qualunque farmaco.
Inoltre, chiunque può segnalare in prima persona una reazione avversa da vaccino utilizzando i moduli pubblicati sul sito AIFA. La stessa Agenzia, poi, “promuoverà l’avvio di alcuni studi indipendenti post-autorizzativi sui vaccini COVID-19”.

CALENDARIO DELLE VACCINAZIONI

Com’è strutturato il calendario delle vaccinazioni?

Al momento il Piano per le vaccinazioni prevede quattro fasi: una prima fase, quella di questo primo trimestre, dedicata – come già detto – a operatori sanitari e socio-sanitari, al personale e agli ospiti dei presidi residenziali per anziani e agli anziani over 80; la seconda fase sarà rivolta a uomini e donne di età compresa tra i 60 e i 79 anni e alle persone con almeno una comorbidità cronica. In primavera ed estate presumibilmente toccherà a insegnanti e personale scolastico, e alle altre categorie di popolazione appartenenti ai servizi essenziali come Forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità. Nel quarto trimestre dovrebbero essere sottoposti al vaccino tutti gli altri. Si tratta di un processo in crescendo: “i vaccini – dicono dal ministero della Salute – saranno offerti a tutta la popolazione, secondo un ordine di priorità, che tiene conto del rischio di malattia, dei tipi di vaccino e della loro disponibilità.

Ho già contratto il Covid-19. Posso fare il vaccino e – se sì – quando?

Come si legge sul sito dell’AIFA, “la vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da COVID-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a COVID-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria”. Chi ha già avuto il coronavirus potrà quindi vaccinarsi, ma solo dopo le persone considerate più a rischio.

Sono una donna in gravidanza, ho diritto a fare il vaccino prima degli altri? Ci sono rischi?

“I dati sull’uso del vaccino durante la gravidanza sono tuttora molto limitati, ma studi di laboratorio su modelli animali non hanno mostrato effetti dannosi in gravidanza”, sostiene l’Agenzia del Farmaco. “Il vaccino non è controindicato e non esclude le donne in gravidanza dalla vaccinazione, perché la gravidanza, soprattutto se combinata con altri fattori di rischio come il diabete, le malattie cardiovascolari e l’obesità, potrebbe renderle maggiormente a rischio di COVID-19 grave. L’Istituto Superiore di Sanità ha in atto un sistema di sorveglianza sulle donne gravide in rapporto a COVID-19 che potrebbe offrire ulteriori utili informazioni. Sebbene non ci siano studi sull’allattamento al seno, sulla base della plausibilità biologica non è previsto alcun rischio che impedisca di continuare l’allattamento al seno. In generale, l’uso del vaccino durante la gravidanza e l’allattamento dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi”, conclude l’AIFA.

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