Smartphone e minigonne: la scuola dice basta. E i genitori che fanno?

Cellulari in classe e gomme da masticare appiccicate sotto i banchi: alcuni istituti dicono basta e invocano più educazione e rispetto

Non è solo una questione di forma, assicurano i dirigenti scolastici, ma di educazione e rispetto. E così nelle scuole italiane sempre più spesso fioccano limiti e divieti per quanto riguarda sia il dress code che il comportamento degli studenti.

L’utilizzo di smartphone e tablet, ad esempio, è stato vietato, salvo nelle occasioni in cui vengono usati come supporto didattico. L’insegnante è addirittura autorizzato a “sequestrare” i device per tutta la durata (ma non oltre) dell’orario scolastico. Stesso discorso per quelle che vengono chiamate complessivamente “fonti di distrazione“… comprese gomma da masticare e figurine. Vietato, anzi vietatissimo, il fumo a scuola, anche nelle zone all’aperto.

Anche le effusioni sono state bandite dagli istituti. Non si parla ovviamente di un abbraccio tra amici, ma i comportamenti “hot” di cui sempre più spesso sono protagonisti i giovanissimi: dai baci appassionati alle palpatine in pubblico.

Come sempre, a creare grande dibattito sono i divieti legati al look. In una scuola superiore di Milano, il preside ha inviato una circolare alle famiglie dei ragazzi, ricordando l’obbligo di non indossare shorts, canottiere, bermuda e, più in generale, un abbigliamento più adatto alla spiaggia che alla classe. Negli anni sono stati vietati a scuola i pantaloni a vita bassa, i sandali, le minigonne, i top trasparenti o troppo corti e i jeans strappati. Bandito anche make up eccessivo, acconciature appariscenti e cappellini da rapper durante le lezioni.

I dirigenti scolastici chiedono a gran voce l’aiuto delle famiglie per far rispettare le regole. “Il regolamento d’istituto è chiaro — spiega il preside del Gentileschi di Milano a Skuola.net — ma è molto difficile farlo rispettare. Ci si chiede perché i genitori non intervengano, quando vedono i figli uscire così di casa.” E racconta l’episodio di una ragazzina con il pantaloni esageratamente strappati: la scuola ha dovuto chiedere al padre di portargliene un altro paio. Basterebbe che le famiglie insegnassero ai ragazzi il rispetto per i luoghi e le occasioni. Come è stato fatto notare in un liceo di Roma: “A scuola una minigonna non è elegante. In discoteca, magari, sì”. Purtroppo si sa, l’esempio viene dall’alto e comportamenti inadeguati dei figli sono spesso frutto di modelli non appropriati trasmessi dai genitori. Una situazione che, purtroppo, rischia di rendere poco efficace qualsiasi divieto venga imposto agli studenti dagli istituti scolastici.

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