Ritorno a scuola, Green Pass e didattica in presenza: come si riparte

A poche settimane dall'inizio della scuola ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere su come avranno luogo le lezioni e sulle regole da seguire: cosa sappiamo finora

Mancano poche settimane all’inizio del nuovo anno scolastico. Nella maggior parte delle Regioni si tornerà in aula dal 13 settembre (giorno più, giorno meno), ma sono ancora tante le questioni irrisolte e il tempo per definire le modalità di rientro per consentire agli studenti di ricominciare a frequentare la scuola (e le università) in sicurezza è sempre più ridotto.

Quali sono le regole per ripartire? Al momento sembra certo che le lezioni riprenderanno in presenza, uno dei punti più dibattuti degli ultimi mesi, specie dopo i risultati delle prove INVALSI che hanno rilevato un sensibile peggioramento nell’apprendimento di alcune materie da parte degli studenti.

Altro argomento che fa discutere è il Green Pass, reso obbligatorio per tutto il personale scolastico (insegnanti e personale ATA). È questo infatti il presupposto fondamentale per consentire che l’attività didattica sia svolta in presenza tenendo sotto controllo l’andamento dei contagi. In base al decreto legge del 6 agosto, per coloro che ne saranno sprovvisti non sarà consentito l’accesso alle strutture e l’assenza sarà considerata ingiustificata: dopo cinque giorni di assenza l’insegnante (o il personale ATA) verrà sospeso, senza retribuzione.

Oltre al Green Pass obbligatorio, per far ricominciare le lezioni in presenza dovranno essere adottate alcune misure minime di sicurezza: innanzitutto sarà obbligatorio per studenti e insegnanti indossare sempre la mascherina (a eccezione dei bambini di età inferiore ai sei anni, degli studenti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, e di chi è impegnato in attività sportive); si raccomanda poi, quando è possibile, di mantenere un distanziamento fisico di almeno 1 metro, ma non è obbligatorio; e infine non potranno accedere alle scuole studenti e insegnanti con sintomatologie respiratorie o con temperatura corporea superiore ai 37,5°C.

Queste le regole certe. Ma, come già detto, restano diversi punti in sospeso sui quali non c’è troppa chiarezza.

Prima di tutto non è ancora chiaro chi e come dovrebbe controllare che il personale scolastico abbia fatto il vaccino o il tampone (e dunque abbia ottenuto il Green Pass).

Nel protocollo firmato il 14 agosto dal Ministero dell’Istruzione e i sindacati si dice che le scuole utilizzeranno le risorse stanziate nel decreto sostegni bis anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico.

Secondo una prima interpretazione, questo vorrebbe dire che i tamponi sarebbero gratuiti per tutto il personale scolastico non vaccinato (anche gli insegnanti contrari ai vaccini, per esempio). Ma in una nota esplicativa pubblicata successivamente dal Ministero dell’Istruzione si dice che le risorse per effettuare i tamponi diagnostici sono destinate solo “al personale scolastico fragile, dunque esentato dalla vaccinazione”.

Resta poi da sciogliere il nodo sui trasporti, che se non potenziati rendono vano qualsiasi sforzo degli istituti per far rispettare le regole. Le modifiche delle flotte preposte al trasporto pubblico non basterebbero, infatti, a garantire viaggi in sicurezza. Ci vorrebbero più mezzi e un orario intensificato per garantire il corretto spostamento di alunni e docenti.

Nelle prossime settimane si dovrebbero chiarire gli ultimi punti, ma il tempo stringe e un’organizzazione ottimale sembra sempre più difficile.

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